Kenya: Centro per lo Studio e la Risoluzione Pacifica dei Conflitti Africani

Pubblicato in I missionari dicono
I conflitti in Africa sono difficili a contarsi e, con frequenza, si cercano soluzioni bellicose che sfociano sempre in più gravi situazioni di difficoltà specialmente per i più poveri. A passi lenti, ma persistenti, si sta facendo strada la convinzione che la risoluzione dei conflitti deve essere fatta con metodi pacifici, escludendo l’uso della la forza e anche di una certa “diplomazia dell’ingiustizia”, dominata dai potenti che si curano solo dei propri interessi.

Questo orientamento, lentamente, si va diffondendo in tutto il mondo, ed è sostenuto dai movimenti pacifisti, che propugnano il dialogo e il perdono, anche se a volte sono osteggiati da frange di dubbiosi.

Il nostro Istituto in Colombia, tramite il P. Leonel Narváez, ha fondato il movimento ESPERE, che porta avanti il tema della pace basato sull’educazione al perdono e alla riconciliazione. La risoluzione dei conflitti è efficace e costruttiva solo quando il processo si muove sullo sfondo del perdono e della riconciliazione che diventano come ali che permettono un volo tutto diverso nello spazio della convivenza umana tra le persone e tra i paesi.

Queste idee si stanno facendo strada anche nell’ambito accademico universitario. Molte università hanno istituito centri di studio per la pace e per la soluzione pacifica delle controversie fra persone, tribali, nazionali, internazionali ed ora anche mondiali. In campo cattolico, uno dei primi centri di questo genere fu istituito nella Duquense University di Pittsburgh, retta dai Missionari dello Spirito Santo. Più di 20 anni fa il P. Bill Headly, che aveva lavorato diversi anni in Kenya, ed aveva sperimentato come le soluzioni imposte con le armi non durino, istituì il “Centro per la Pace e la Soluzione Pacifica delle Controversie”.

In Italia il Movimento di S. Egidio, tra i suoi scopi primari ha quello di contribuire alla soluzione pacifica delle controversie nazionali. Le Nazioni Unite sono titolari di un’università, chiamata “UN Peace”, che promuove a livello globale gli stessi scopi e le stesse soluzioni. L’Università di Nairobi, presto diventerà il centro continentale per la promozione della pace in Africa.

L’anno scorso ci fu una visita di esponenti della UN Peace a Nairobi. I visitatori cercavano una nazione e un’università che potesse esercitare questo ruolo pacifico nel Continente Africano. Fra tutte le possibilità viste, quella di Nairobi sembrò dare le migliori garanzie di riuscita. Infatti, secondo il sig. Mohamed Sahnoun, consigliere speciale del Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan in questo campo, “il Kenya è adatto a questo ruolo per la sua fama di promotore della pace”.

Il sig. Sahnoun fu impressionato dal livello di democrazia, pace e azione mediatrice del Kenya volti al raggiungimento di soluzioni pacifiche in varie nazioni africane. Per questo ha proposto il Kenya come nazione e l’Università di Nairobi come strumento per incrementare tale ruolo pacificatore della nazione. Ciò avverrà con la creazione di un centro di studi dedito alla risoluzione pacifica delle controversie nazionali e internazionali Africane, e con la preparazione di personale capace di esercitare questo ruolo specifico.

In un’intervista, rilasciata il 10 agosto, il sig. Sahnoun disse: “Sono certo che nel prossimo futuro, Nairobi diventerà uno dei centri più importanti per l’attività e la ricerca nel campo della pace e la sicurezza per tutta l’Africa, grazie a questa cooperazione con l’ONU”. Il consigliere di Kofi Annan fu felice di poter constatare la presenza di queste condizioni di democrazia e di pace, relative, eppure eccezionali nel contesto del Continente e pensò di stabilire subito a Nairobi una presenza significativa di UN Peace in relazione con le istituzioni accademiche della capitale.

E continuò affermando che “Nairobi ha acquisito una reputazione di centro speciale per la promozione della pace in Africa. Io ho esperienza personale di quanto affermo e posso testimoniare come il governo del Kenya, direttamente, o tramite l’IGAD, sia stato uno strumento efficace nell’aiutare a porre fine ai conflitti più difficili del Continente.
Negli ultimi 18 mesi il mondo è stato testimone della cessazione delle ostilità e dell’accordo di pace nel Sudan. Questo accordo ha segnato l’inizio della pace non solo per il sud del Sudan, ma ha favorito anche la formazione del governo federale temporaneo della Somalia….”. Il diplomatico dell’ONU concluse dicendo che “l’influenza del Kenya come forza di pace, risale alla soluzione del conflitto tra Frelimo e Renamo, che pose termine alla guerra civile in Mozambico; influenza che poi si estese ad altre situazioni simili nella regione dei Grandi Laghi dell’est africano”.

Per noi missionari, questo centro di studio e di attività per la risoluzione pacifica dei conflitti e delle diversità fra gruppi umani e nazioni, può offrire la possibilità di preparare qualche membro della Regione, specialmente quelli che vivono in situazioni di lotte tribali, a diventare agente di soluzioni pacifiche onde evitare spargimenti di sangue, lotte fratricide e l’approfondirsi dell’odio fra tribù, classi sociali e, a volte, anche fra gruppi religiosi.
Ultima modifica il Giovedì, 05 Febbraio 2015 20:29

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