Colombia: “Occhi che… non posso dimenticare!”

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Fotografie

Carissimi,

{mosimage} i giorni scorsi ero in visita pastorale in alcune veredas (villaggi) ed ho fatto un incontro che mi ha portato a riflettere e così desidero condividere con voi i miei pensieri. Ho chiesto: “Posso fare una foto?" Per ovvie ragioni non me l’hanno permesso, ma quella immagine è ben impressa nella mia mente. Oggi nella foresta Amazzonica Colombiana ho incontrato Yolanda, una ragazza di 22 anni, guerrigliera, armata di fucile, per difendere “el pueblo” (la gente).

Ho davanti a me il suo volto pulito, con i lineamenti che ricordano quelli degli antenati di questa terra, i suoi occhi neri e i lunghi capelli raccolti, che ricordano la sua femminilità, nascosta però dietro ad una tuta mimetica che non gli dà la libertà di esprimere il suo essere donna.


Quando si è chinata per abbracciare un bambino al posto del fucile, ho visto i suoi occhi brillare di gioia, quando si è avvicinata a me per ben due volte non sapevo se guardarla come donna o come un militare, come madre o come portatrice di morte.

Sapeva già il mio nome (io non glielo avevo detto!!!) e lo ha pronunciato anche bene: “padre Angelo”.
Sentivo che cercava qualcosa da me, una sicurezza… qualche parola. Io non sapevo cosa dirgli. Gli ho chiesto da dove veniva, e me l’ha detto. Gli ho chiesto da quanto tempo faceva parte di questo gruppo e mi ha risposto da poco. Alla mia domanda: “Perché hai scelto questa via?" non ha saputo rispondermi.

Dovevo proseguire il mio cammino e gli dispiaceva. La foto che non ho potuto scattare è rimasta nella mia mente in modo indelebile, ad alta definizione che non posso cancellare. E’ stampata nel mio cuore ed esprime la sofferenza di un popolo che sta combattendo una delle peggiori guerre… combatte contro se stesso.

“Quando finirà questa guerra?” chiedo, ad uno dei capi del gruppo. Mi risponde: “Fino a quando ci saranno ricchi e poveri”!! Quindi io concludo: “Mai!”.

Mi chiede se condivido in parte la loro causa.
Rispondo che: “Sono qui per stare con la gente di questo territorio, perché impari a pensare con la propria testa. Per questo è importante lo studio.
Se istruiamo le persone stiamo creando un “rivoluzionario” cioè persone che sanno scegliere e realizzare senza farsi ingannare".
Il guerrigliero mi dice: “Pensiamo allo stesso modo”.
Gli rispondo: “Sì! Ma voi la giustizia la fate con il fucile, noi con il Vangelo. Voi volete conquistare il mondo con la spada, noi con la croce”.

Ritornando alla missione ho avuto tempo per pensare, a questo dialogo di pace più volte osannato dalle due parti (governo-guerriglia ) che però non sembra avere un via d’uscita.
Ho pensato: “Cosa posso fare io in mezzo a questa guerra assurda?"
Come posso parlare di Gesù se ancora oggi è “scandalo” per certi pensatori, e “stoltezza” per i fondamentalisti di ogni genere.?

Sì!, sono qui per tutti, in modo particolare per quel terreno buono che vuole accogliere la Parola di Dio. E’ il Signore che semina, noi cerchiamo di irrigare e far crescere. I frutti si vedono perché il seme è buono è quello di Dio.”

Signore dacci ogni giorno il tuo pane per crescere e far crescere, per donare Te che sei Parola di Vita eterna. Con questo appello a Dio vi chiedo di pregare con me per questa terra colombiana, per la sua gente, per me e per tutti i missionari perché portiamo sempre con coraggio l’unica vera Consolazione, Gesù Cristo.

Vi ricordo caramente con affetto.
Ultima modifica il Giovedì, 05 Febbraio 2015 20:29
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