Certamente, questa è la risposta di chi si lascia prendere dal Signore, di chi
è disposto ad accogliere Gesù nella propria esistenza quotidiana. Il Natale, tuttavia ai nostri tempi pone
il Cristiano di fronte a molte domande. Come si vive degnamente il Natale? che senso ha il Natale per ogni battezzato? Da
una parte, il Natale è il ricordo di un avvenimento storico in cui il Verbo si è fatto uomo
(l’incarnazione). Sappiamo con certezza che l’incarnazione è ancora oggi una forte realtà di
fede, che la Chiesa propone ogni anno a tutti i credenti, affinché Cristo nasca nuovamente nel cuore dei fedeli.
Il Natale, tuttavia, oggi sta perdendo il suo vero significato, quello di “essere in comunione con Dio”. Oggi, infatti viene strumentalizzato a fini consumistici ed egoistici. Viene ridotto a regali (shopping natalizio), viaggi, vacanza e momenti d’incontro con i familiari. Tutto è concentrato sull’aspetto umano e materiale. Certamente, la festa Natalizia deve essere preparata e vissuta, ma non soltanto esternamente.
Leggendo il Vangelo di Luca (2,7) “...diede alla luce...lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.” Credo che quella realtà di “rifiuto”, sia quotidiana, non soltanto non abbiamo il posto per Lui, ma spesso neanche il tempo! Perché l’Emanuele non ha posto per essere luce e vita nei nostri cuori, nelle nostre relazioni, nelle famiglie, nel lavoro?... Penso che la risposta sia molto semplice; siamo troppo occupati e preoccupati da mille cose superflue, tanto da rendere impossibile l’accoglienza interiore di Gesù, nonostante professiamo di essere cristiani!
Questa incapacità di essere disponibili verso di Lui, che è la Via, la Verità e la Vita, ci porta ad essere uomini incapaci di amare, di perdonare, di sorridere, di essere solidali con chi soffre o è nel bisogno. È vero quello che dice il salmo: “L’uomo nella prosperità non comprende”. L’uomo infatti, anela al bene e alla sua felicità temporanea, ma nel suo cuore vive fino all’angoscia il dramma del male.
Se veramente vogliamo festeggiare il Natale di Gesù, dobbiamo accettare il messaggio importantissimo che porta. Dobbiamo cogliere l’invito ad appartenere agli eletti, ai figli riconciliati con il Padre per mezzo del Figlio nato da Maria Vergine. Dunque, impegniamoci a vivere l’essenzialità del Natale, cioè il suo messaggio di amore, di pace, di perdono, di carità, di gioia. Facendo così, daremo al Natale del Signore il vero senso cristiano. La massima attenzione non sarà più il chiudersi in se stessi, preoccupandosi dello shopping natalizio o dei viaggi e delle vacanze, ma sarà l’impegno di una parte del nostro tempo alla preparazione spirituale.
Questo porterà ciascuno di noi a formare il proprio cuore in modo da poter accogliere Gesù, “il dono” che libera da ogni genere di schiavitù, che libera dalla realtà di egoismo e di morte che domina la nostra società.
Auguriamoci, dunque, un buon Natale di Gesù nei nostri cuori e nelle nostre famiglie. Con lui saremo pronti, pieni di coraggio e di zelo per ripartire con Cristo nell’anno che verrà.
Il Natale, tuttavia, oggi sta perdendo il suo vero significato, quello di “essere in comunione con Dio”. Oggi, infatti viene strumentalizzato a fini consumistici ed egoistici. Viene ridotto a regali (shopping natalizio), viaggi, vacanza e momenti d’incontro con i familiari. Tutto è concentrato sull’aspetto umano e materiale. Certamente, la festa Natalizia deve essere preparata e vissuta, ma non soltanto esternamente.
Leggendo il Vangelo di Luca (2,7) “...diede alla luce...lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.” Credo che quella realtà di “rifiuto”, sia quotidiana, non soltanto non abbiamo il posto per Lui, ma spesso neanche il tempo! Perché l’Emanuele non ha posto per essere luce e vita nei nostri cuori, nelle nostre relazioni, nelle famiglie, nel lavoro?... Penso che la risposta sia molto semplice; siamo troppo occupati e preoccupati da mille cose superflue, tanto da rendere impossibile l’accoglienza interiore di Gesù, nonostante professiamo di essere cristiani!
Questa incapacità di essere disponibili verso di Lui, che è la Via, la Verità e la Vita, ci porta ad essere uomini incapaci di amare, di perdonare, di sorridere, di essere solidali con chi soffre o è nel bisogno. È vero quello che dice il salmo: “L’uomo nella prosperità non comprende”. L’uomo infatti, anela al bene e alla sua felicità temporanea, ma nel suo cuore vive fino all’angoscia il dramma del male.
Se veramente vogliamo festeggiare il Natale di Gesù, dobbiamo accettare il messaggio importantissimo che porta. Dobbiamo cogliere l’invito ad appartenere agli eletti, ai figli riconciliati con il Padre per mezzo del Figlio nato da Maria Vergine. Dunque, impegniamoci a vivere l’essenzialità del Natale, cioè il suo messaggio di amore, di pace, di perdono, di carità, di gioia. Facendo così, daremo al Natale del Signore il vero senso cristiano. La massima attenzione non sarà più il chiudersi in se stessi, preoccupandosi dello shopping natalizio o dei viaggi e delle vacanze, ma sarà l’impegno di una parte del nostro tempo alla preparazione spirituale.
Questo porterà ciascuno di noi a formare il proprio cuore in modo da poter accogliere Gesù, “il dono” che libera da ogni genere di schiavitù, che libera dalla realtà di egoismo e di morte che domina la nostra società.
Auguriamoci, dunque, un buon Natale di Gesù nei nostri cuori e nelle nostre famiglie. Con lui saremo pronti, pieni di coraggio e di zelo per ripartire con Cristo nell’anno che verrà.






