Italia: Vivere in stato di Missione

Pubblicato in I missionari dicono
{mosimage}Terminate le feste natalizie riappare con la sua quotidianità il tempo ordinario. Questa volta, però, abbiamo occasione di iniziarlo con un passo diverso. Dal 2 al 4 gennaio noi giovani che in Italia ci stiamo preparando a diventare Missionari della Consolata ci siamo incontrati a Roma, nel seminario teologico di Bravetta, per condividere alcune giornate sul tema: “Relazioni interpersonali in contesto pluriculturale, orientate alla sequela di Gesù e alla missione”.
Eh? Che roba è? Per quanto il titolo appaia spaventevolmente vasto, i due relatori, p. Franco Gioda imc, superiore della Regione Italia e sr. Francesca Bernacchia, delle suore Dorotee di Cemmo, hanno saputo aiutarci con saggezza a riflettere sul nostro vivere insieme, come giovani di provenienze, culture, caratteri molto diversi, uniti dal desiderio di seguire Gesù e di annunciarlo al mondo.

Nel pomeriggio del primo giorno P. Franco ha messo in evidenza come l’imparare a vivere il vangelo da discepoli sia l’obiettivo principale di tutta la formazione del nostro Istituto. La missione non è tanto una questione geografica, quanto un vivere “in stato di missione”. Partire significa allora innanzitutto uscire dai propri angusti schemi per andare incontro all’altro; come missionari che annunciano insieme è essenziale saper condividere, “partilhar”, per dirla in una lingua tanto cara a p. Franco. Sarebbe bello che nelle nostre comunità imparassimo a condividere la vita interiore e di fede, che ci sentissimo ascoltati nel dire: “oggi mi sento triste”, oppure “sono davvero contento”, o ancora “in questo periodo io e il Signore stiamo lottando su questo…”.

{mosimage} Il giorno seguente sr. Francesca ha fatto luce su alcune problematiche inerenti alle relazioni interpersonali. Ci ha fatto capire come a volte rinunciamo ad incontrare chi è diverso da noi perché “tanto non ci capisce…, rimarremo convinti ciascuno delle proprie idee…” Si tratta veramente di incolmabili differenze culturali o non è piuttosto un nascondere la nostra paura di premettere che “l’altro” ci provochi, ci dia fastidio, entri nel nostro territorio? Tutti abbiamo sperimentato il desiderio di avvicinarci a qualcuno, ne abbiamo avvertito l’attrattiva, il fascino, ne abbiamo intravisto la possibilità di orizzonti nuovi. Allo stesso modo abbiamo sentito ripugnanza verso qualcun altro, a pelle sentivamo che quella persona ci dava fastidio, ci stava antipatica, non c’era feeling tra noi e lei; tutt’al più nelle nostre meditazioni ci siamo proposti di fare un gesto buono nei suoi confronti, ma tutto è finito lì. Quando accettiamo la negatività che emerge in una relazione e diciamo: questo mi interpella, è una chiamata che mi fa capire qualcosa di nuovo di me, mi porta su strade non battute, affrontiamo il rischio dell’incontro e la bellezza di conoscere l’altro e di permettere che questo incontro ci cambi un po’. Gesù non ci propone solo buone azioni, o perlomeno la novità del suo vangelo non si esaurisce lì; ci offre la possibilità di vivere in pienezza. Se crediamo veramente che ogni uomo è immagine di Dio e che Egli è presente in ognuno, accogliere colui che sulle prime non ci attrae, ci disturba e provoca, significa avere il coraggio di sperimentare Dio in un aspetto inedito.

Sr. Francesca, con la sua delicatezza e con il suo modo solare di relazionarsi ha contribuito a creare un clima di amicizia e fraternità.

Nel pomeriggio, durante la condivisione finale gli interventi piovevano con naturalezza, e si respirava un clima caldo, come se qualcosa avvolgesse il nostro stare insieme. Si parlava di obbedienza e autorità. Alcuni sottolineavano l’importanza della fiducia e dell’amicizia nei confronti dei superiori, altri osservavano che l’unica vera autorità è Cristo, altri ancora ponevano in rilievo la necessità che il superiore non proceda solitario, ma guidi e sostenga il discernimento di tutta la comunità.

In serata un momento di fraternità con giochi, danze, scenette, balli, ha visto partecipi formatori, relatori e studenti. Il giorno seguente abbiamo camminato assieme attraverso i giardini vaticani ammirando Roma dall’alto e tuffandoci per un momento nel mondo dei papi, cardinali, guardie svizzere e giardinieri.

Pochi giorni fa, il 20 gennaio, Daniel Lorunguia è stato ordinato diacono, per il resto qualcuno ha ricominciato a prendere l’autobus 98 per recarsi all’università, qualcun altro ha fatto ritorno nella sua Bedizzole per continuare a pregare, a guardarsi dentro, a discernere. Altri sono tornati ad Alpignano per la formazione, i corsi di filosofia o l’attività con i gruppi ospiti della casa.

Questi incontri, anche se durano sempre troppo poco, tuttavia lasciano un segno, scrivono l’entusiasmo di ritrovarsi assieme per essere in tanti, per ascoltare, parlare, scherzare e pregare, per scoprire nel sentirsi dire “ci piacerebbe che il prossimo anno foste qui con noi a Bravetta” che abbiamo bisogno del calore dell’amicizia.

Ultima modifica il Giovedì, 05 Febbraio 2015 20:29
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