Eritrea: in migliaia in fuga da crisi alimentare e persecuzioni

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In Eritrea quasi due milioni di persone vivono nell’insicurezza alimentare: oltre la metà sono bambini. L’allarme è lanciato dall’Unicef che riferisce di scarsi raccolti e avverse condizioni meteo dovute al El Nino. Una crisi umanitaria e sociale acuita dalla chiusura del regime eritreo e dalla fuga di migliaia di giovani che cercano di raggiungere l’Europa. Il servizio di Marco Guerra

La siccità e i conseguenti scarsi raccolti hanno portato due milioni di eritrei all’insicurezza alimentare. Di questi, il 60% sono minori. In pratica, nel Paese del Corno d’Africa su una popolazione di sei milioni e mezzo di persone quasi un cittadino su tre ha difficolta di accesso a una nutrizione adeguata. Non è facile tuttavia avere contezza di questo dramma poiché Asmara nega qualsiasi problema, limitando il movimento delle associazioni umanitarie. Sentiamo Franca Travaglino, fondatrice della Ong ‘HEWO’ (Hansenians’ Ethiopian Welfare Organization), che riferisce di un rapporto inviato dai collaboratori in Eritrea:

R - Abbiamo dei riscontri che ci presentano veramente una situazione disastrosa! Una nostra collaboratrice sul posto ci dice: “Qui manca tutto! C’è fame, c’è miseria, c’è mancanza degli alimenti necessari. Mancano la luce, il petrolio, il carbone. Il costo della vita galoppa in modo impressionante ed inaccettabile! Quello che trovi, è a un prezzo molto alto e molte persone non hanno la possibilità di comprarlo”.

D – Quali sono i problemi che si riscontrano ogni giorno?

R – Sono soprattutto di carattere alimentare e sono proprio quotidiani. Faccio qualche esempio: un tempo i pomodori costavano 10-15 nacfa (la moneta locale), invece ora costano 80 nacfa al kg; e così anche le patate… Per lunghi periodi manca del tutto l’energia elettrica. La situazione economica e sociale è molto critica. E' indescrivibile.

La  situazione è aggravata da una crisi migratoria senza precedenti che solo negli ultimi due anni ha visto 60 mila giovani lasciare il Paese alla volta dell’Europa. Uno dei più ingenti gruppi di profughi dopo i siriani. Una fuga da fame e miseria ma anche dal regime di Isaias Afewerki. Ascoltiamo ancora il commento della Travaglino:

"E’ da tenere presente che ci sono delle carestie climatiche cicliche. E poi al momento l’Eritrea è purtroppo una nazione chiusa: non ha rapporti con le altre nazioni. Come si può pensare ad uno sviluppo economico in un Paese dove scappano i giovani, dove le forze lavoro non ci sono più? Non c’è possibilità di sviluppo. Non possono parlare, non possono studiare liberalmente. E’ una prigione a cielo aperto"!

E in Eritrea preoccupa anche la recrudescenza della persecuzione anti-cristiana. Secondo il Rapporto 2017 dell'organizzazione internazionale "Porte Aperte", fondata nel 1955 dal missionario olandese "fratello Andrea", l’Eritrea è tra i 10 Paesi dove i cristiani sono maggiormente oppressi:

"Fino agli anni Settanta-Ottanta non c’era differenza tra cristiani e islamici: era un Paese veramente libero dal punto di vista religioso. Ora, invece, il regime eritreo è sostenuto dagli arabi. Dopo l’indipendenza, l’Eritrea si è trovata per forza a fare una scelta, perché è stata abbandonata. E quelli che l'hanno maggiormente sostenuta e la sostengono sono i Paesi arabi. Questo pericolo di una arabizzazione dell’Eritrea è anche un tentativo da parte degli islamici di penetrare in Etiopia, che rimane ancora spiritualmente cristiana".

 

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Gennaio 2017 21:52

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