Congresso eucaristico, card. Bo: "Evangelizzare attraverso il dialogo. Con religioni, culture e poveri"

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“L’Asia è il crocevia delle più importanti religioni al mondo”, un’area che “non ha ancora abbracciato il secolarismo, come avvenuto in Occidente. E lo zelo spirituale testimoniato a livello comunitario è una delle principali risorse in tema di evangelizzazione”. Così il card Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon e legato pontificio, racconta ad AsiaNews il 51° Congresso eucaristico internazionale, in programma a Cebu, nelle Filippine, dal 25 al 31 gennaio prossimo sul tema: “Cristo in voi, speranza della gloria”. Per il porporato birmano, il primo nella storia del Paese, l’appuntamento sarà occasione per lavorare in tre direzioni: “Il dialogo con le religioni, il dialogo con le culture, il dialogo con i poveri”. “L’Asia resta sempre un compito comune per la Chiesa - aggiunge - la vera sfida è capire ciò che Dio vuole dirci attraverso queste realtà diverse”. 

La celebrazione del Congresso nelle Filippine, unico a maggioranza cattolica dell’Asia, è secondo i promotori una sfida importante per rafforzare la prospettiva missionaria. Il tema dell’incontro ruota attorno alla “speranza”, che si unisce al compito dell’annuncio “del dono di Dio ai giovani” e “l’impegno a favore delle schiere di poveri del continente”.
Ecco, di seguito, l’intervista del card Bo ad AsiaNews:

Eminenza, che implicazioni avrà il Congresso eucaristico internazionale sulle società asiatiche? 
L’Asia è il crocevia delle più importanti religioni al mondo. Questa area del pianeta non ha ancora abbracciato il secolarismo, come avvenuto in Occidente. E lo zelo spirituale testimoniato a livello comunitario è una delle principali risorse in tema di evangelizzazione. In particolare, le Filippine sono una grande nazione, una delle più importanti realtà cattoliche non solo dell’Asia ma in tutto il mondo. Peraltro essa è circondata da società islamiche. E ha più di un problema con i musulmani nel sud. Questa conferenza spera dunque di aprire le porte al dialogo con le altre religioni. Nell’Anno della misericordia, questo congresso cercherà di infondere ai cattolici lo spirito della misericordia e non del sentenziare, tanto a livello personale quanto nella realtà della Chiesa. 

E come potrà contribuire al loro sviluppo? 
Lo scopo principale è di far diventare la celebrazione eucaristica la fonte e il culmine della tradizione spirituale, secondo i dettami della Lumen Gentium. Ma vi è anche lo scopo di approfondire la missione sociale della Chiesa. È l’eucaristia, come indicato da papa Benedetto XVI e san Giovanni Paolo II, a condurre i cristiani verso la missione sociale. Inoltre, l’Asia è il continente in cui trovano spazio diverse tradizioni religiose ed è forte la realtà della povertà. Essa è anche teatro di ingiustizie in tema di ambiente. Ecco dunque che la conferenza è chiamata a sottolineare gli obiettivi comuni delle genti in Asia e lavorare ad una strategia comune, che sappia fronteggiare il doppio pericolo dell’ingiustizia economica e ambientale. 

E come potrà rafforzare il compito della missione della Chiesa in Asia? 
In questo senso vi sono tre aspetti diversi del dialogo da prendere in esame per l’Asia. Primo: il dialogo con le religioni. La realtà asiatica è pervasa da esperienze spirituali. E ciascuno può essere fonte di insegnamento per l’altro. Il cristianesimo può imparare la modalità peculiare dell’oriente di approcciare Dio, nel silenzio, nella meditazione, nel rispetto per gli animali e la natura. La “Laudato Sì” è un buon punto di partenza per il dialogo fra religioni. Secondo: il dialogo con le culture. L’Asia - il sud e il sud-est del continente - sono un mosaico di culture, che hanno vissuto in armonia l’una con l’altra e con la natura, in un clima di grande spiritualità spesso sminuita e fatta passare per animismo. Molte di queste persone hanno abbracciato il messaggio di Cristo. E il Cristo di questa gente va compreso nel contesto del loro ethos e del loro linguaggio. Vi è una ricca tradizione che è in attesa del messaggio di Cristo e deve essere mostrato loro in un modo che possa essere compreso. Terzo: il dialogo con i poveri. In Asia vivono milioni di poveri. La povertà è la religione comune di migliaia. Il traffico di vite umane, le rotte migratorie a rischio e le forme moderne di schiavitù continuano a minacciare la dignità umana. Come dice il papa “la Chiesa deve essere povera per servire i poveri”. Il Congresso eucaristico internazionale deve fronteggiare l’ironia insita nelle parole “prendete e mangiatene” quando migliaia di persone, di questo continente, non riescono nemmeno a procurarsi un pasto al giorno. 

Card. Bo, quali sono per lei e per la Chiesa birmana i punti salienti di questo evento?
Innanzitutto è un grande onore per la Chiesa birmana quello di essere presenti. Il Santo Padre, che chiede sempre di mantenere una “prospettiva periferica”, ha scelto un cardinale di un piccolo Paese con una piccola percentuale di popolazione cristiana. Quest’anno ha concesso questo onore di guida del congresso a un piccolo gregge. In tutto questo vi è il grande sostegno che, negli ultimi tre decenni, la Chiesa filippina ci ha dato ed è per noi un dovere, adesso, restituire con umiltà questo favore. Del resto il Myanmar è da poco risorto da un passato buio. E l’eucaristia è il centro della nostra vita, una richiesta comune di giustizia. Speriamo per questo che il nuovo governo (guidato dalla Lega nazionale per la democrazia, vincitrice delle elezioni dell’8 novembre scorso dopo decenni di opposizione e lotta extraparlamentare) si impegni a condividere il pane della riconciliazione, della cura, dello sviluppo umano. A distanza di un mese dalla fine del congresso, la Chiesa birmana terrà il suo incontro annuale dedicato alle “sfide e opportunità in questo nuovo Myanmar”. Speriamo di trovare dei settori in cui sarà possibile condividere il pane della giustizia, della pace, dello sviluppo umano, dell’integrità della creazione. 

Quali saranno le direttive future dell’evangelizzazione, in Myanmar e nel continente asiatico? 
Le prospettive future sono già state articolate. La giustizia in tema di ambiente e di economia saranno le nuove direttrici del cammino di evangelizzazione. Il nostro popolo ha bisogno di giustizia, di pace, di sviluppo umano. La nostra gente deve poter possedere le risorse naturali. Queste sono alcune delle necessità impellenti sul piano sociale. Le persone devono essere le prime a evangelizzare. Rafforzare l’evangelizzazione, per essere evangelizzatori è il nostro compito in Asia. 

Eminenza, con quali aspettative si prepara a vivere l’evento?
Spero che l’amore che è racchiuso nell’eucaristia possa spingere la nostra gente a mettere la Bibbia al centro della propria vita. I discepoli di Emmaus, dopo aver condiviso la cena col Signore, sono corsi ad annunciarne la Buona Novella. Speriamo che l’eucaristia potrà ispirare le persone a diventare apostoli nella loro vita personale. E speriamo anche che la scelta del luogo, le Filippine, dove i disastri naturali hanno portato lutto e agonia, siano occasione di comunione con questo Paese. E speriamo infine che questo grande incontro di cattolici dell’Asia sia una “luce accesa sulla montagna”, che dia grande visibilità alla missione socio-pastorale della Chiesa. 

Giovani Paolo II ha affermato che l’Asia è il “nostro comune compito” per il terzo millennio. Questo congresso è un passo ulteriore in questa direzione?
L’Asia resta sempre un compito comune per la Chiesa. Non solo per evangelizzare l’Asia, ma per esserne al contempo evangelizzati. Essa è la terra delle più importanti religioni. Qui vi è la più importante nazione indù al mondo. E qui vi è anche la nazione musulmana più popolosa al mondo. E il buddismo ha una grande presa sui popoli del Sud-est asiatico. L’economia di mercato ha permeato nazioni come Singapore, il Giappone. Per questo la vera sfida è capire ciò che Dio vuole dirci attraverso queste realtà diverse. 

 

Fonte: AsiaNews

Ultima modifica il Sabato, 23 Gennaio 2016 20:03

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