XXI Domenica del tempo ordinario (Anno B). Tu solo hai parole di vita eterna

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Gs 24,1-2.15-17.18;
Sal 23;
Ef 5,21-32;
Gv 6,60-69.

COMMENTO AL TESTO

Con questa domenica arriviamo alla conclusione del grande discorso del pane pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnaum. La folla lo aveva seguito entusiasta dopo il segno della moltiplicazione e condivisione del pane fino al punto di volerlo proclamare re (cf 6,15). Gesú Non accetta questa eventualità ma approfitta di questa circostanza per aiutare le persone che lo hanno seguito a scoprire non il pane che sazia la fame del momento o del corpo, ma il Pane che da vita eterna e sazia ogni fame, anche la più profonda, e questo pane è la sua carne e il suo sangue. 

La carne di Gesù rappresenta tutta la sua umana fragilità nella quale pero Dio ha scelto di incarnarsi e quindi facendosi appunto carne. Il sangue rappresenta invece la vita e tutta la vicenda umana della persona di Gesù, fatta di fedeltà profonda al progetto di Dio Padre e anche dall’accettazione della croce come strumento di salvezza scelto da Dio anche se scandalo per gli uomini.

Nel progetto di Dio il Messia non è il re che tanti stavano aspettando e che avrebbe riscattato il suo popolo eletto dalla schiavitù dei Romani. Invece la sua regalità era qualcosa di molto più impegnativo e avrebbe trovato nella croce la sua massima espressione... dove la carne è ferita, dove il sangue è versato... precisamente in questi termini è narrata la crocifissione di Gesù nel capitolo 19 del vangelo di Giovanni.

La proposta di Gesù non si rivela quindi come una proposta comoda ma come qualcosa di profondamente scomodo, impegnativo, duro... "Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?" (6,60). Per questo motivo tutto il discorso del pane è percorso da una continua “mormorazione”... mormora la gente che ha seguito Gesù, mormorano i Giudei che rappresentano le autorità del popolo ebraico, mormorano alla fine anche i discepoli che in quel momento tornarono indietro e non andavano più con lui (cf 6,66). 

La gente si allontana perché aspettavano un altro tipo di messia capace di risolvere miracolosamente le urgenze quotidiane ma non a mettere in discussione il senso della vita. Le autorità del popolo si allontanano perché non sono capaci di credere in Gesù che pretende avere una autorità perfino superiore a quella di Mosè, non hanno fede il Lui, e quindi non possono avere da Dio il dono di divenire discepoli.

Adesso è la volta dei discepoli e dei dodici: anche loro devono affrontare il percorso difficile della fede in Gesù e anche a loro Lui da l’opportunità di andarsene: Volete andarvene anche voi? (6,67). È precisamente questo il finale del discorso del pane. Gesù è così unito al progetto del Padre disceso dal cielo per fare la volontà di colui che lo ha inviato (6,38) che è disposto ad accettare anche la perdita di coloro che da più tempo lo seguivano e che aveva pazientemente evangelizzato. Alcuni se ne vanno, altri, specialmente il gruppo dei dodici anche qui rappresentati dall’apostolo Pietro, concludono dicendo: Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio (6,68-69). La professione di Cesarea dei Vangeli sinottici (Mc 8,27-33) diventa in Giovanni la professione di Cafarnaum. In entrambe gli episodi Pietro è il protagonista, in entrambi gli episodi bisogna fare i conti con fragilità della carne e della vita di Gesù che “doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere” (Mc 8,31)

IN CHIAVE MISSIONARIA

1. La comunità cristiana deve essere specialmente interpellata alla fine di questo discorso sul pane. il “volete andarvene anche voi” è una domanda oggi chiaramente rivolta a coloro che sono disposti a giocare la loro vita nel progetto di Gesù. Riprendendo i contenuti della prima lettura dobbiamo chiederci chi siamo disposti a “servire”o chi siamo disposti a “seguire”.

2. “Tu hai parole di vita eterna”. In un mondo inondato di parole e significati spesso in contraddizione e in contrasto Gesù invita la comunità cristiana a non dimenticare che solo una parola, la sua (la sua carne, il suo sangue) sono parole di vita eterna.

3. Se siamo discepoli, se è chiaro che ciò che portiamo è fonte di vita eterna... perché l’annuncio fa così tanta paura?

PREGHIERA

Anche noi tentati di andarcene,
è duro tutto il tuo sermone Signore:
“se un occhio ti scandalizza, cavalo”,
“se una mano ti scandalizza, tagliala”, 
“è stato detto ma io vi dico”,
“per salvarsi bisogna che uno si perda”,
“se il chicco di grano non muore”.
Questo significa anche farci cibo e bevanda
per la fame incomoda dei fratelli.
Molti ti abbandonarono 
e molti non credevano.
Non sia così di noi, Signore. Amen. (Turoldo)

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