I discepoli missionari come STRUMENTI POVERI della missione (2)

Pubblicato in Preghiera missionaria

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‘E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, ne bisaccia, né denaro, nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossare due tuniche’. (Mc 6,8-9)

Rifletti

Un fondamentale aspetto dello stile cristiano del discepolo missionario è l’essenzialità, che si manifesta nella sobrietà con cui ci si alimenta, ci si abbiglia e si gestiscono tanto le esigenze quotidiane come le relazioni interpersonali. La povertà non è un di meno, ma un di più, perché si dà spazio a Dio, il Signore della missione.
Anche la pandemia ha fatto emergere con prepotenza la povertà rappresentata dalla fragilità che si è ripresa un posto centrale fra le dimensioni della vita umana.
1. È una condizione originaria dell’uomo che nasce e muore fragile.
2. È uno spazio di incontro fra Dio e l’uomo. Dove sei? (Gn 3,9), dov’è Abele, tuo fratello? (Gn 4,9).
3. È uno strumento di comunione, ci fa sentire tutti nella stessa barca, uniti da un profondo legame di solidarietà (Fratelli tutti).
A questo proposito è utile ricordare l’esempio di san Paolo. Lui viveva da apostolo interamente consacrato perché era stato “conquistato da Cristo Gesù”, e aveva lasciato perdere tutto per vivere unito a Lui. (cf. Fil 3, 7-12). Si sentiva talmente ricolmo della vita di Cristo da poter dire con tutta schiettezza: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). E tuttavia, dopo aver fatto allusione ai favori straordinari che aveva ricevuto come “uomo in Cristo” (2 Cor 12,2) ricordava che soffriva per una spina nella carne, per una prova da cui non aveva ottenuto la liberazione anche se l’aveva chiesta per ben tre volte al Signore ma lui rispondeva: “Ti basta la mia grazia: la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2 Cor 12, 9).

Prega

Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: "Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?". Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua". E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. (Mc 6,1-6)

Entra in questo ed in altri momenti di fragilità e povertà vissuti nella vita di Gesù. Che cosa suggeriscono per la tua vita?

Senza lo Spirito Santo
Dio è lontano,
Cristo rimane nel passato,
il Vangelo è lettera morta,
la Chiesa è una semplice organizzazione,
l'autorità è una dominazione,
la missione una propaganda,
il culto una evocazione,
e l'agire dell'essere umano una morale da schiavi.
Ma nello Spirito Santo:
il cosmo è sollevato e
geme nella gestazione del Regno,
Cristo risorto è presente,
il Vangelo è potenza di vita,
la Chiesa significa comunione trinitaria,
l'autorità è un servizio liberatore,
la missione è una Pentecoste,
la liturgia è memoriale e anticipazione,
l'agire umano è divinizzato.
Patriarca Atenagora

*Lisandro Rivas è Missionario della Consolata e rettore del Collegio San Paolo Apostolo (Roma)

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