Identificarsi con Cristo per mezzo della parola

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Matteo Crimella, dottore in scienze bibliche della Diocesi di Milano, ci fa avvicinare a uno strumento narrativo che è proprio ed esclusivo del vangelo di Luca conosciuto con il nome di “triangolo drammatico”. Con queste narrazioni Luca vuole aiutare la comunità cristiana nella sua necessaria identificazione con il progetto e la persona di Gesù descrivendo il conflitto o l’antitesi che si crea fra due personaggi che alla fine è risolto da un terzo personaggio che interviene nella narrazione (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca, 2012, Fondazione Terra Santa, Milano).

I punti centrali... 

Tutto l'intervento...

Anche noi come credenti in Cristo possiamo avvicinarci a questi testi, che Luca scrive per la sua comunità, con la stessa intenzione e intuizione: dalla narrazione ricevere una rivelazione del cuore profondo di Dio che poi ci obbliga a una identificazione completa o parziale con qualcuno di questi personaggi identificazione che apre all’esperienza di Gesù come Signore e come salvatore della nostra vita. Lo scopo del vangelo di fatto è proprio questo: l’annuncio che ha come finalità far crescere nella fede nella persona di Gesù e diventare discepoli.

Nella nostra vita, con qualche anno di esperienza nel ministero e nella pastorale, sappiamo che questo processo non è mai concluso perché le ferite e le situazioni che abbiamo vissuto devono portarci una progressiva maturazione nel nostro discepolato. Se abbiamo raggiunto la consapevolezza che tante cose, magari vissute con vigore in gioventù, diventano pesanti e più difficili, la “seconda vocazione” deve aiutarci a vedere il “bisogno assoluto di Dio”, magari detto con un linguaggio più semplice, meno ingenuo, più attento ai bisogni della comunità concreta e sostenuto da una testimonianza più solida ma chiaramente fondato nell’esperienza di Cristo conosciuto e familiare nella Parola di Dio. (cf. RENÉ VOILLAUME, La seconda chiamata. Il coraggio della fragilità, 2007, Ed Monti)

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Sono sette i triangoli drammatici narrati nel vangelo di Luca:

1.      7,36-50. Simone, la peccatrice e Gesú.

2.      10,25-37. Sacerdote+Levita, Samaritano e L’uomo assaltato dai briganti

3.      10,38-42. Marta, Maria e Gesú.

4.      15,11-32. I due figli del padre misericordioso e il padre misericordioso.

5.      16,19-31. Il ricco, il povero e il padre Abramo.

6.      18,9-14. Il fariseo e il pubblicano nel tempio e Dio

7.      23,39-43. I due crocifissi e Gesù.

Il triangolo del Buon Samaritano

Possiamo identificare almeno tre letture diverse nella storia della chiesa di questo testo biblico e della bibbia in generale. Ogni lettura è legittima, mette in evidenza alcuni aspetti ed è povera in altri. Tutte fanno parte della tradizione della chiesa che, in modo diverso, apportano alla conoscenza e alla sequela di Cristo.

1.                  Lettura allegorica (secolo II-XVIII) che tratta di dimenticare in ogni personaggio del testo biblico una allegoria che fa riferimento alla vita cristiana in modo tale che, in questo caso, l’uomo è Adamo, Gerusalemme è il paradiso, Gerico è il mondo, le ferite sono il peccato, l’olio e il vino sono i sacramenti, la locanda è la chiesa, il samaritano è Gesù, il ritorno la “parusia” etc... È una lettura che aiuta ad approfondire in modo significativo il valore del testo biblico però finisce per dimenticare l’insegnamento che l’evangelista pretende comunicare per mezzo di questo.

2.                  Lettura contestuale (secolo XIX e XX). Recupera i contesti geografici, storici, culturali che sono dietro ogni narrazione in modo tale che si capisce perché un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico (una pendente molto pronunciata) e perché in quella zona si può essere facile preda dei banditi (una valle stretta e isolata), perché il sacerdote e il levita tirano dritti (le norme della purezza rituale che li rende impuri se toccano il sangue di un ferito o peggio un morto). Questa lettura punto tutto sull’esemplarità del samaritano con il pericolo di farne una lettura moralistica che non dice perché per noi credenti e importante lo stile morale di questo viandante che ha il coraggio di avvicinarsi a un uomo che, denudato dai banditi, aveva perso anche la sua identità (senza vestiti è impossibile riconoscere di chi si tratta, la sua estrazione sociale, la sua orientazione religiosa, la sua etnia di appartenenza).

3.                  Lettura Narrativa (ultimi 20 anni). Cerca di scoprire il significato profondo della narrazione che Luca realizza, che insegnamento vuole trasmettere l’evangelista alla sua comunità. È qua che si scopre il triangolo drammatico fatto da una parte del binomio sacerdote-levita, dall’altro dal Buon Samaritano e dalla terza persona dalla cui prospettiva è condotta tutta la narrazione che, in questo caso, non è Gesù ma la persona ferita. Di fatto tutto quel che si narra si dice così come è visto dagli occhi della persona vittima dell’assalto: è lui che vede il sacerdote-levita tirare dritto, senza saperne i motivi che non sono narrati, è lui che vede tutto quel che fa il samaritano per salvarlo (espresso dai numerosi verbi che si utilizzano per descrivere l’azione di questa persona compassionevole). La domanda finale di Gesù “chi di questi è stato prossimo” ci fa allora capire che se siamo capaci di vivere nella nostra vita l’esperienza di colui che è stato salvato anche noi possiamo diventare per i nostri fratelli fonte di salvezza, possiamo farci prossimi se scopriamo che Dio, nella persona di Gesù e nella persona di tutti coloro che hanno avuto un luogo importante nella nostra storia personale, si è fatto prossimo anche per insegnarci a farci prossimi.

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Appunti su altri triangoli drammatici di luca

Marta e Maria (10,38-42)

Parlare di contrapposizione fra vita attiva e contemplativa è conseguenza di una falsa lettura di questo testo. In realtà Marta riceve in casa Gesù compiendo il dovere sacro dell’ospitalità e Maria, questo è un elemento in dissonanza con la cultura del tempo, si siede ai piedi di Gesù. Sedersi ai piedi è lo stesso di assumere un atteggiamento di discepolo (cf Atti 22,3 Paolo seduto ai piedi di Gamaliele, suo discepolo).

Marta vive la diaconia (servizio) e Gesù insegna a capire che la diaconia, se non accompagnata dal discepolato, smette di essere diaconia e si trasforma in affanno e agitazione perché perde di vista Gesù che è la parte buona, non la migliore, che sceglie Mara (come la terra buona che fa fruttificare il seme).

In questo testo Gesù non è mai chiamato per nome ma sempre con il termine più alto e pasquale di “Signore” proprio per aiutarci a capire che, per trovare il signore risorto, come cristiani dobbiamo cominciare dall’ascolto e dal discepolato che è l’unica porta di accesso a una diaconia che sia veramente servizio e non agitazione.

La parabola dei due figli (Lc 15)

Il versetto 17 è quello da interpretare correttamente per capire il significato profondo della narrazione di San Luca. È quello che ci fa vedere che il figlio minore non è affatto convertito ma sta cercando di ritornare dal padre come impiegato con salario che permettesse risolvere la sua situazione economica. Non capisce che nella sua casa lo stanno aspettando per restaurare una relazione non economica ma figliale. È lo stesso problema del figlio maggiore che, senza abbandonare la casa, ci lavora come uno schiavo: “ti ho sempre servito”. Uno si perde fuori casa (come la pecora smarrita, la prima parabola del cap 15) e l’altro si perde in casa (come la moneta persa, seconda parabola di questo capitolo).

Vale la pena sottolineare che i destinatari di questo racconto sono gli scribi e farisei (che si perdono in casa) e allo stesso tempo i pubblicani e i peccatori (che si perdono fuori casa). la risposta é la stessa per tutte le situazioni, ed è la festa che ristabilisce la gratuità e la relazione profonda fra il padre e le persone/cose che si sono perse.

Il due crocifissi con Gesù (23,39-43)

In questo caso i due ladri rappresentano la diversa percezione della relazione con Dio davanti alla peggiore sconfitta dell’uomo, la morte. si passa dall’insulto alla invocazione e in mezzo c’è la presa di coscienza del gesto di solidarietà rappresentato il Cristo crocefisso che assume su di se il peccato degli ingiusti “padre, perdonali”.

La peccatrice e Simone (7,36-50)

I due personaggi sono in Fariseo (solo alla fine si rivela il nome, Simone) che invita Gesù a casa sua ma poi dimentica l’osservanza dei riti propri dell’ospitalità giudaica: le abluzioni, il bacio dell’accoglienza e il profumo sul capo. L’altro personaggio è una donna peccatrice della quale non si dice il peccato, la tradizione ha fatto di lei una prostituta. Questa non ha mai un nome e compie esistenzialmente con il dovere dell’ospitalità: lava i piedi con le lacrime, li bacia e li cosparge con un profumo.

Gesù mette l’accento sulla povera ospitalità di Simone e la profonda ospitalità della peccatrice di cui poi si dice che i suoi peccati saranno perdonati perché ha molto amato mettendo in gioco nella vita della peccatrice anonima (e quindi modello di ogni cristiano) il circolo virtuoso che si produce fra peccato e amore.

MATTEO CRIMELLA

MATTEO CRIMELLA è nato nel 1969. Dal 1994 è presbitero della Chiesa di Milano. Nel 2003 ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura e Archeologia e nel 2009 il dottorato in Scienze Bibliche presso l'Ecole Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme con una tesi sul vangelo di Luca. Insegna Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano, l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano, lo Studio Teologico del Pontificio Istituto Missioni Estere di Monza e l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Alessandria, dove è docente stabile. È membro della Studiorum Novi Testamenti Societas. Vive presso una parrocchia di Milano e all’attività scientifica affianca l’attività pastorale. 

Libri pubblicati.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

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Identifying oneself with Christ through the Word of God

Matteo Crimella, a priest from the Diocese of Milan, PhD in biblical sciences, has presented to the Jubilee candidates a narrative instrument peculiar to the Gospel of Luke known as the “dramatic triangle”. With such narratives, Luke wants to help the Christian community in its necessary identification with Christ’s project and person, describing the conflict or rather the antithesis opposing two characters and requiring at the end a third character who intervenes in the narrative as a judge to settle the matter (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Seven meditations on the Gospel of Luke, 2012, Foundation Terra Santa, Milano).

As believers in Christ, we can get closer to these texts written by Luke for his community, with the same intention and intuition: from the narratives, we can get a revelation of the depth of God’s heart which then compels us to either a complete or a partial identification with one of these characters; an identification that opens us to the experience of Jesus as Lord and Savior of our life. The purpose of the Gospel is actually this: the announcement whose aim is growing up in faith with regard to the person of Jesus and to become his disciples.

In our life, having spent some years of experience in ministry and pastoral, we know that this process is never concluded because the wounds and difficult situations we’ve gone through have led us to a progressive maturity in our discipleship. If we’ve grown in the awareness that many things, maybe lived in the past with strength and youthfulness, have rather become heavier and more difficult now, we therefore long for the “second call” that would help us to see “the absolute need of God”, maybe expressed in a much simple language, less naive, more careful to the needs of the real / concrete community and sustained by a more solid testimony but clearly grounded on the experience of the known Christ and familiar to the Word of God. (cf. RENÉ VOILLAUME, ‘The second call. The courage of fragility.’ – La seconda chiamata. Il coraggio della fragilità, 2007, Ed Monti)

There are seven ‘dramatic triangle narratives’ in Luke’s Gospel:

1.        7,36-50. Simon, the sinful woman and Jesus.

2.        10,25-37. Priest + Levite, the good Samaritan and the man assaulted by robbers

3.        10,38-42. Martha, Mary and Jesus.

4.        15,11-32. The 2 sons of the father (the elder in the house and the younger out) and the merciful father.

5.        16,19-31. The rich, the poor and father Abraham.

6.        18,9-14. The Pharisee and the publican in the temple, and God.

7.        23,39-43. The 2 crucified thieves and Jesus.

The triangle of the Good Samaritan

We can sort out at least three different readings of this biblical text and of the whole Bible in general, in the (exegetical) history of the Church. Each reading is legitimate, highlighting some aspects and leaving aside some other (impoverishing them). All of them are part and parcel of the Church tradition, and in different ways, bring forth to the knowledge and the following of Christ.

1.                  Allegorical Reading (Century II-XVIII) tends to ignore in any character of the biblical text, an allegory that refers to Christian life, such that in this case, the man would be considered Adam, Jerusalem is the paradise, Jericho is the world, wounds are sins, the oil and wine are sacraments, the inn is the church, the Samaritan is Jesus, his return is the ‘Parousia’, etc. This is a reading that helps one to deepen in a significant way the value of the biblical text; however, it ends up forgetting the teaching that the evangelist claims to communicate through (by means of) this text.

2.                  Contextual Reading (Century XIX e XX). It recovers the geographical, historical and cultural contexts that are behind any narrative so as one understands that a man went down from Jerusalem to Jericho (a much pronounced pendant); why in that area one could be easily prey for robbers (a tight and isolated valley), why the priest and the Levite go straight (norms of ritual purity; they would be rendered impure, should they touch the blood of a wounded person and worse, a dead one). This reading points all to the example given by the Samaritan with the danger of making it a moralistic reading that does not say why is it important for us believers to follow the style of this wayfarer, who had the courage to get closer to a man stripped by robbers, lost even his identity (without clothes it was impossible to recognize with whom one dealt, what was his social status, his religious orientation, his ethnic group of belonging).

3.                  Narrative Reading (20 last years). It tries to find out the deep meaning of the Luke’s narrative, the teaching that the evangelist wants to transmit to his community. And it’s here that the dramatic triangle is found; it is made on one side of the couple Priest-Levite, and on the other side, of the Good Samaritan; and the third character from whose perspective the whole narrative is conducted, and in this case, it is not Jesus but the wounded person. In fact, all that is told in this story is so said from the eyes (point of view) of the person who is victim of the assault:  it is him who sees the Priest-Levite go straight (pass by) without knowing the reasons that are not disclosed in the narrative; it is him who sees what the Samaritan does to rescue him (expressed by numerous verbs that are used to describe the action of this compassionate person). The last question of Jesus “who of these was neighbor” makes us understand that, if in our life we are able to live the experience of one who has been saved (rescued), then we can also become source of salvation for our brothers; we can make them neighbors if we discover that God, in the person of Jesus and in the person of all those who have had an important place in our personal story, has made himself close to teach us also to be close to others.

Notes on the other dramatic triangles of Luke

Martha and Mary (Luke 10,38-42)

To speak about contraposition between active and contemplative life is consequence of a false reading of this text. In reality, Martha received Jesus at home, accomplishing the sacred duty of hospitality while Mary’s act, sitting at Jesus’ feet, brings an element of dissonance within the culture of that time, since a woman could not be a disciple. To sit at the feet is the same as assuming a disciple attitude (cf. Acts 22,3 Paul, disciple, sitting at the feet of Gamaliel, his master).

Martha lives the diaconia (service) and Jesus teaches us to understand that the diaconia, if it is not accompanied with discipleship, stops to be diaconia and turns into breathlessness and agitation because it loses sight of Jesus; diaconia which is the good part but not the better part chosen by Mary (as the good soil which makes the seed bear fruits).

In this text, Jesus is never called by name but always with the highest and Easter term of “Lord”, just to help us understand that to find the Risen Lord, as Christians, we have to start from listening and from discipleship which is the only access door to a diaconia that can really be service and not agitation.

The parable of the two sons (Luke 15)

The verse 17 is the one to be interpreted correctly to understand the deep meaning of Saint Luke’s narrative. It is the one that makes us see that the younger child is not converted at all but seeks to get back to the father as a worker earning a salary that would allow him to solve his economic situation. He does not understand that in his house, they were waiting for him to restore not an economical relationship but a filial one. It is also the same problem with the elder son who, without living the house, worked there as a slave: “I have always served you”. One is lost outside home (as the Lost sheep, the first parabola of chapter 15); and the other is lost inside home (as the Lost coin, second parabola of the same chapter).

It is worth underlining that the recipients of this story are the scribes and the Pharisees (who get lost inside home), and at the same time publicans and sinners (who get lost outside home).  The answer is the same for all the situations, and it is the feast that restores the gratuitousness and the deep relationship between the father and the lost person or thing.

The two crucified thieves with Jesus (Luke 23,39-43)

In this case, the two thieves represent different perceptions of the relationship with God in front of man's worst defeat, death. It goes from insult to invocation, and in the middle, there is the awareness of the solidarity gesture represented by the crucified Christ who assumes upon himself the sins of the unrighteous “Father, forgive them”.

The sinful woman and Simon (Luke 7,36-50)

The two are characters in this narrative. A Pharisee (whose name is revealed only at the end, Simon) who invited Jesus at his home, omitting the compliances of the Jewish hospitality rites: the ablutions, the welcoming / hospitality kiss and the perfume on the head. The other character is a sinful woman whose sin is not said; tradition has made her a prostitute. This woman has no name but fulfills existentially the duty of hospitality: she washes his feet with her tears; she kisses them and sprinkle them with a perfume.

Jesus puts the accent on Simon’s poor hospitality and the deep hospitality of the sinful woman  of whom it is then said that his sins will be forgiven because she loved very much putting into play the life of the anonymous sinful woman (and therefore model of every Christian). The virtuous circle that is produced between sins is love.

MATTEO CRIMELLA

MATTEO CRIMELLA is born in 1969. From 1994, he is a priest in the Diocese of Milano. In 2003 he got a licenciate in Sacred Scriptures and Archeology, and in 2009, a PhD in Biblical Sciences at the French Biblical and Archeological School of Jerusalem with a thesis on the Gospel of Luke. He teaches the Sacred Scriptures at the Theological Faculty of the Northern Italian University of Milan, in the Higher Institute of Religious Sciences of Milan, in the Theological Study of the Pontifical Foreign Missions Institute of Monza and in the Higher Institute of Religious Sciences of Alexandria where he is a permanent lecturer. He is a member of the Society of New Testament Studies (Studiorum Novi Testamenti Societas). He lives at a Milano parish and on the scientific activity he joins the pastoral activity.

Published books.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

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Se identifican con Cristo por la Palabra

Matteo Crimella, doctor en ciencias bíblicas de la diócesis de Milán, nos acerca a un instrumento narrativo único en el Evangelio de Lucas conocido como el "triángulo dramático". Con estas narraciones Lucas quiere ayudar a la comunidad cristiana en su necesaria identificación con el proyecto y la persona de Jesús, describiendo el conflicto o la antítesis que se crea entre dos personajes y que finalmente es resuelto por un tercer personaje que interviene en la narración (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca, 2012, Fondazione Terra Santa, Milano).

También nosotros, como creyentes en Cristo, podemos acercarnos a estos textos, que Lucas escribe para su comunidad, con la misma intención e intuición: de la narración recibimos una revelación del corazón profundo de Dios que nos obliga a una identificación completa o parcial con uno de estos personajes identificadores que nos abre a la experiencia de Jesús como Señor y como salvador de nuestras vidas. El propósito del evangelio, de hecho, es precisamente éste: la proclamación que tiene como propósito hacernos crecer en la fe en la persona de Jesús y convertirnos en discípulos.

En nuestras vidas, con unos pocos años de experiencia en el ministerio y el trabajo pastoral, sabemos que este proceso nunca se concluye porque las heridas y situaciones que hemos vivido deben traernos una maduración progresiva en nuestro discipulado. Si hemos llegado a la conciencia de que muchas cosas, tal vez vividas con vigor en la juventud, se vuelven pesadas y más difíciles, la "segunda vocación" debe ayudarnos a ver la "necesidad absoluta de Dios", tal vez dicho en un lenguaje más sencillo, menos ingenuo, más atento a las necesidades de la comunidad concreta y apoyado por un testimonio más sólido, pero claramente fundamentado en la experiencia de Cristo conocida y familiar en la Palabra de Dios. (cf. RENÉ VOILLAUME, La seconda chiamata. Il coraggio della fragilità, 2007, Ed Monti)

Hay siete triángulos dramáticos contados en el evangelio de Lucas:

1.      7,36-50. Simón, el pecador y Jesús.

2.      10,25-37. Sacerdote+Levita, Samaritano y El hombre atacado por los bandidos

3.      10,38-42. Marta, María y Jesús.

4.      15,11-32. Los dos hijos del padre misericordioso y el padre misericordioso.

5.      16,19-31. El rico, el pobre y el padre Abraham.

6.      18,9-14. El fariseo y el publicano en el templo y Dios

7.      23,39-43. Los dos crucificados y Jesús.

Triángulo del Buen Samaritano

Podemos identificar al menos tres lecturas diferentes en la historia de la iglesia de este texto bíblico y la Biblia en general. Cada lectura es legítima, destaca algunos aspectos y es pobre en otros. Todas son parte de la tradición de la Iglesia que, de diferentes maneras, contribuyen al conocimiento y seguimiento de Cristo.

1.         Lectura Alegórica (siglos II-XVIII) que trata de olvidar en todos los personajes del texto bíblico una alegoría que se refiere a la vida cristiana de tal manera que, en este caso, el hombre es Adán, Jerusalén es el paraíso, Jericó es el mundo, las heridas son el pecado, el aceite y el vino son los sacramentos, la posada es la Iglesia, el samaritano es Jesús, el regreso la "parusía" etc... Es una lectura que ayuda a profundizar de manera significativa el valor del texto bíblico, pero termina olvidando la enseñanza que el evangelista quiere comunicar a través de él.

2.         Lectura Contextual (siglos XIX y XX). Recupera los contextos geográficos, históricos y culturales que hay detrás de cada narración de tal manera que se puede entender por qué un hombre bajó de Jerusalén a Jericó (una pendiente muy pronunciada) y por qué en esa zona se puede ser presa fácil de los bandidos (un valle estrecho y aislado), por qué el sacerdote y el levita no se paran (por las reglas de pureza ritual que los hacen impuros si tocan la sangre de un herido o peor aún de un muerto). Esta lectura se centra sobretodo en la ejemplaridad del samaritano con el peligro de convertirla en una lectura moralista que no dice por qué para nosotros los creyentes es importante el estilo moral de este caminante que tiene el coraje de acercarse a un hombre que, desnudo por los bandidos, había perdido también su propia identidad (sin ropa es imposible reconocer quién es, su origen social, su orientación religiosa, su etnia).

3.         Lectura Narrativa (últimos 20 años). Intenta descubrir el profundo significado de la narración que Lucas realiza, esa enseñanza que quiere transmitir el evangelista a su comunidad. Es aquí donde descubrimos el triángulo dramático formado de una parte del binomio sacerdote y levita, y de la otra por el buen samaritano y la tercera persona desde cuya perspectiva se desarrolla toda la narración, que en este caso no es Jesús sino el herido. De hecho, todo lo que se narra se dice tal como se ve a los ojos de la persona que es víctima del asalto: es él quien ve al sacerdote levita seguir en línea recta, sin conocer las razones que no se narran, es él quien ve todo lo que el samaritano hace para salvarlo (expresado por los muchos verbos que se utilizan para describir la acción de esta persona compasiva). La última pregunta de Jesús "quién de éstos estaba cerca" nos hace comprender que si somos capaces de vivir en nuestra vida la experiencia de quien se salvó, también nosotros podemos convertirnos en fuente de salvación para nuestros hermanos y hermanas, podemos acercarnos si descubrimos que Dios, en la persona de Jesús y en la de todos aquellos que han tenido un lugar importante en nuestra historia personal, también se ha acercado a nosotros para enseñarnos cómo acercarnos.

Notas sobre otros triángulos dramáticos de Lucas

Marta y María (10,38-42)

Hablar del contraste entre la vida activa y la contemplativa es una consecuencia de una falsa lectura de este texto. En realidad, Marta recibe a Jesús en su casa, cumpliendo con el sagrado deber de la hospitalidad, y María, este es un elemento en disonancia con la cultura de la época, se sienta a los pies de Jesús. Sentarse a sus pies es lo mismo que asumir una actitud de discipulado (cf. Hechos 22,3 Pablo sentado a los pies de Gamaliel, su discípulo).

Marta vive la diaconía (servicio) y Jesús nos enseña a comprender que, si la diaconía no va acompañada del discipulado, deja de ser diaconía y se transforma en ansiedad y agitación porque pierde de vista a Jesús que es la parte buena, no la mejor, que elige a María (como la buena tierra que hace fructificar la semilla).

En este texto nunca se llama a Jesús por su nombre, sino siempre con el término más alto y pascual de "Señor", precisamente para ayudarnos a entender que, para encontrar al Señor resucitado, como cristianos debemos comenzar por la escucha y el discipulado que es la única puerta a una diaconía que es verdaderamente servicio y no agitación.

La parábola de los dos hijos (Lc 15)

El versículo 17 es el que debe ser interpretado correctamente para entender el profundo significado de la narración de San Lucas. Es la que nos hace ver que el hijo menor no se convierte en absoluto, sino que intenta volver a su padre como empleado con un salario que resuelva su situación económica. No entiende que en su casa le esperan para restablecer una relación no económica sino infantil. Es el mismo problema que el hijo mayor que, sin salir de casa, trabaja allí como un esclavo: "Siempre te he servido". Uno se pierde fuera de la casa (como la oveja perdida, la primera parábola del capítulo 15) y el otro se pierde en la casa (como la moneda perdida, la segunda parábola de este capítulo).

La respuesta es la misma para todas las situaciones, y es la fiesta que restaura la gratuidad y la profunda relación entre el padre y las personas/cosas que se pierden.

Los dos crucificados con Jesús (23,39-43)

En este caso los dos ladrones representan la diferente percepción de la relación con Dios ante la peor derrota del hombre, la muerte. Se pasa del insulto a la invocación y entre ambos se tiene conciencia del gesto de solidaridad representado por el Cristo crucificado que asume el pecado del injusto "Padre, perdónales".

La pecadora y Simón (7,36-50)

Los dos personajes están en el fariseo (sólo al final se revela el nombre de Simón) que invita a Jesús a su casa pero que luego olvida la observancia de los ritos propios de la hospitalidad judía: las abluciones, el beso de bienvenida y el perfume en la cabeza. El otro personaje es una mujer pecadora cuyo pecado no se dice, la tradición la ha convertido en una prostituta. Esta nunca tiene nombre y lo hace existencialmente con el deber de la hospitalidad: le lava los pies con lágrimas, los besa y los rocía con perfume.

Jesús pone el acento en la pobre hospitalidad de Simón y en la profunda hospitalidad de la pecadora, de la que se dice que sus pecados son perdonados porque amó mucho poniendo en juego en la vida del pecador anónimo (y por lo tanto modelo de todo cristiano) el círculo virtuoso que se produce entre el pecado y el amor.

MATTEO CRIMELLA

Matteo Crimella nació en 1969. Desde 1994 es presbítero de la Iglesia de Milán. En 2003 obtuvo la licenciatura en Sagrada Escritura y Arqueología y en 2009 el doctorado en Ciencias Bíblicas en la Escuela Bíblica y Arqueológica Francesa de Jerusalén con una tesis sobre el Evangelio de Lucas. Enseña Sagrada Escritura en la Facultad de Teología del Norte de Italia en Milán, en el Instituto Superior de Ciencias Religiosas de Milán, en el Estudio Teológico del Instituto Pontificio para las Misiones Extranjeras de Monza y en el Instituto Superior de Ciencias Religiosas de Alessandria, donde es profesor titular. Es miembro del Studiorum Novi Testamenti Societas. Vive en una parroquia de Milán y su actividad científica va acompañada del trabajo pastoral.

Libros publicados.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

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Identificar-se com Cristo pela Palavra

Matteo Crimella, doutor em ciências bíblicas da diocese de Milão, aproximou-nos de um instrumento narrativo único no Evangelho de Lucas, conhecido como o "triângulo dramático". Com estas narrativas, Lucas procura ajudar a comunidade cristã na sua necessária identificação com o projeto e a pessoa de Jesus, descrevendo o conflito ou a antítese que se cria entre dois personagens, que é finalmente resolvido por um terceiro personagem que intervém na narrativa (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca, 2012, Fondazione Terra Santa, Milano).

Também nós, crentes em Cristo, podemos abordar estes textos, que Lucas escreve para a sua comunidade, com a mesma intenção e intuição: da narrativa recebemos uma revelação do coração profundo de Deus que nos obriga a uma identificação completa ou parcial com alguns destes personagens identificadores que nos abre à experiência de Jesus como Senhor e salvador da nossa vida. De facto, a finalidade do Evangelho é precisamente esta: o anúncio que tem como finalidade fazer-nos crescer na fé na pessoa de Jesus e tornar-nos discípulos.

Na nossa vida, com alguns anos de experiência no ministério e no trabalho pastoral, sabemos que este processo nunca está concluído, porque as feridas e as situações que vivemos devem-nos conduzir a um amadurecimento progressivo do nosso discipulado. Se chegamos à consciência de que muitas coisas, talvez vividas com vigor na juventude, se tornam pesadas e mais difíceis, a "segunda vocação" deve ajudar-nos a ver a "absoluta necessidade de Deus", talvez dita numa linguagem mais simples, menos ingénua, mais atenta às necessidades da comunidade concreta e apoiada por um testemunho mais sólido, mas claramente fundamentado na experiência de Cristo conhecido e familiar na Palavra de Deus. (Cf. RENÉ VOILLAUME, La Seconda Chiamata. Il coragguo della fragilità, 2007, Ed Monti)

São sete, os triângulos dramáticos narrados pelo evangelho de Lucas:

1.      7,36-50. Simão, a pecadora e Jesus.

2.      10,25-37. Sacerdote + Levita, Samaritano e O homem atacado pelos salteadores.

3.      10,38-42. Marta, Maria e Jesus.

4.      15,11-32. Os dois filhos do pai misericordioso, e o pai misericordioso.

5.      16,19-31. O ricos, o pobre e o pai Abraão.

6.      18,9-14. O fariseu e o publicano no templo e Deus

7.      23,39-43. Os dois crucificados e Jesus.

O triângulo do Bom Samaritano

Podemos identificar pelo menos três leituras diferentes na história da Igreja deste texto bíblico, e da Bíblia em geral. Cada uma destas leituras é legítima, põe em evidencia alguns aspetos e é pobre noutros. Todos fazem parte da tradição da Igreja que, de diferentes maneiras, contribuem para o conhecimento e o seguimento de Cristo.

1.         Leitura Alegórica (século II-XVIII). Trata de esquecer em cada personagem do texto bíblico uma alegoria que se refere à vida cristã de tal forma que, neste caso, o homem é Adão, Jerusalém é o paraíso, Jericó é o mundo, as feridas são o pecado, o azeite e o vinho são os sacramentos, a pousada é a igreja, o samaritano é Jesus, o retorno a "parusia", etc... É uma leitura que ajuda a aprofundar de forma significativa o valor do texto bíblico, mas acaba por esquecer o ensinamento que o evangelista quer comunicar através dele.

2.         Leitura Contextual (séculos XIX e XX). Recupera os contextos geográficos, históricos, culturais por trás de cada narrativa, de tal forma que se pode entender porque  é que um homem desceu de Jerusalém para Jericó (uma descida muito pronunciada) e porque naquela região se pode ser presa fácil de assaltantes (um vale estreito e isolado), porque o sacerdote e o levita passam ao largo (as regras de pureza ritual que os torna impuros se tocarem o sangue de uma pessoa ferida, ou pior, de um morto). Esta leitura põe o foco na atitude do samaritano, com o perigo de a tornar uma leitura moralista, que não diz por que para nós, os crentes, é importante a grandeza moral deste caminhante, que tem a coragem de se aproximar de um homem que, despido pelos salteadores, também tinha perdido a sua identidade (sem roupa é impossível reconhecer quem ele é, a sua origem social, a sua orientação religiosa, a sua origem ou etnia).

3.         Leitura Narrativa (últimos 20 anos). Tente descobrir o sentido profundo da narrativa que Lucas faz, que ensinamento é que ele pretende transmitir à sua comunidade. É aqui que descobrimos o triângulo dramático feito por uma parte do binômio sacerdote-levita, a outra pelo Bom Samaritano, e a terceira pessoa  a partir de cuja perspetiva se conduz toda a narrativa, que, neste caso, não é Jesus, mas a pessoa ferida. De facto, tudo o que ali é narrado é dito como se vê a partir do olhar da pessoa vítima da agressão: é ele que vê o sacerdote levita a passar ao largo, sem conhecer as razões que não são narradas, é ele que vê tudo o que o samaritano faz para o salvar (expresso pelos numerosos verbos que são usados para descrever a ação dessa pessoa compassiva). A última pergunta de Jesus: "Qual destes três te parece ter sido o próximo daquele homem que caiu nas mãos dos salteadores?", nos faz compreender que se somos capazes de viver na nossa vida a experiência daquele que foi salvo, também nós nos podemos tornar uma fonte de salvação para os nossos irmãos e irmãs, podemos fazer-nos próximos se descobrirmos que Deus, na pessoa de Jesus e na pessoa de todos aqueles que tiveram um lugar importante em nossa história pessoal, também se fez próximo de nós para nos ensinar como se fazer próximo do outro.

Notas sobre outros triângulos dramáticos de Lucas

Martha e Maria (10,38-42)

Falar do contraste entre vida ativa e vida contemplativa é uma consequência de uma falsa leitura deste texto. Na realidade, Marta acolhe Jesus na sua casa, cumprindo o dever sagrado da hospitalidade, e Maria - e este é um elemento de dissonância com a cultura da época -, senta-se aos pés de Jesus. Sentar-se aos seus pés é o mesmo que assumir uma atitude de discipulado (cf. At 22,3. Paulo, sentado aos pés de Gamaliel, seu discípulo).

Marta vive a diaconia (serviço) e Jesus nos ensina a entender que se a diaconia não é acompanhada pelo discipulado, ela deixa de ser diaconia e transforma-se em ansiedade e agitação, porque ela perde de vista Jesus que é a parte boa, não a melhor, que Maria escolhe (como a terra boa, que faz a semente dar frutos).

Neste texto Jesus nunca é chamado pelo nome, mas sempre com o termo mais elevado e pascal de "Senhor", precisamente para nos ajudar a compreender que, para encontrar o Senhor ressuscitado, como cristãos, devemos começar pela escuta e pelo discipulado, que é a única porta para uma diaconia que é verdadeiramente serviço e não agitação.

A parábola dos dois filhos (Lc 15)

O versículo 17 é o que deve ser interpretado corretamente para compreender o sentido profundo da narrativa de São Lucas. É o que nos faz ver que o filho mais novo não se converte, de facto, mas tenta voltar ao pai como empregado, com um salário que resolveria a sua situação económica. Ele não entende que na sua casa estão à sua espera para restaurar uma relação que não é econômica, mas filial. É o mesmo problema do filho mais velho que, sem sair de casa, trabalha lá como se fosse um escravo: "Eu sempre te servi". Um perde-se fora de casa (como a ovelha perdida, a primeira parábola do capítulo 15), e a outro perde-se em casa (como a moeda perdida, a segunda parábola deste capítulo).

Vale ressaltar que os destinatários desta parábola são os escribas e os fariseus (que estão perdidos em casa) e ao mesmo tempo os publicanos e pecadores (que estão perdidos fora de casa). A resposta é a mesma para todas as situações, e é a festa que restaura a gratuidade e a relação profunda entre o pai e as pessoas/coisas que estão perdidas.

Os dois crucificados com Jesus (23:39-43)

Neste caso, os dois ladrões representam a diferente perceção da relação com Deus, diante da pior derrota do homem, a morte. Passa-se do insulto à invocação e entre eles está a consciência do gesto de solidariedade que representa o Cristo crucificado que toma sobre si o pecado dos injustos "pai, perdoai-lhes".

A pecadora e Simão (7,36-50)

Os dois personagens são um fariseu (só no final é revelado o nome Simão) que convida Jesus à sua casa mas depois esquece a observância dos ritos próprios da hospitalidade judaica: as abluções, o beijo de boas-vindas e o perfume na cabeça. A outra personagem é uma mulher pecadora cujo pecado não é dito, a tradição fez dela uma prostituta. Ela nunca tem nome e cumpre existencialmente com o dever da hospitalidade: lava os pés com lágrimas, beija-os e asperge-os com perfume.

Jesus põe o acento na pobre hospitalidade de Simão e na profunda hospitalidade da pecadora, cujos pecados são ditos perdoados porque ela amou muito, pondo em jogo na vida da pecadora anônima (e portanto modelo de todo cristão) o círculo virtuoso que se produz entre o pecado e o amor.

MATTEO CRIMELLA

Matteo Crimella nasceu em 1969. Desde 1994 ele é pároco da Igreja de Milão. Em 2003 obteve a licenciatura em Sagrada Escritura e Arqueologia, e em 2009 o doutoramento em Ciências Bíblicas na Ecole Biblique et Archéologique Française em Jerusalém com uma tese sobre o Evangelho de Lucas. É professor de Sagrada Escritura na Faculdade Teológica do Norte de Itália em Milão, no Instituto Superior de Ciências Religiosas de Milão, no Estudo Teológico do Pontifício Instituto para Missões Estrangeiras de Monza e no Instituto Superior de Ciências Religiosas de Alexandria, onde é docente permanente. É membro do Studiorum Novi Testamenti Societas. Vive numa paróquia de Milão e a sua atividade científica é faz-se acompanhar pelo trabalho pastoral.

Libri pubblicati.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 05 Febbraio 2020 15:55
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