31 ottobre - Beata Irene Stefani

Published in Preghiera missionaria

Il “lasciare le reti” per seguire il Signore Gesù che passa, si ripete nella storia ogni volta che un uomo o una donna lascia le sue occupazioni ordinarie per seguire Gesù, che chiama per amore e per una avventura di donazione totale, incondizionata e fedele. Fu così anche per Mercede Stefani: quando era nel fiore della sua adolescenza, appena tredicenne, ha avvertito il fascino di Gesù che passa e chiama, e senza esitazione, ha risposto: “Eccomi!”. L’invito del Signore, che suor Irene ha riconosciuto come una chiamata a seguirlo “più da vicino” nella vita religiosa missionaria, ha determinato un rovesciamento di prospettiva, così da mettere al centro della sua vita e del suo cuore il Signore Gesù. Solo quando si sperimenta di essere profondamente amati da Gesù si è in grado di seguirlo in una vita nuova. Nessuno può lasciare gli affetti più cari se non per un amore più grande. Qui sta il segreto di vita della beata Irene: il suo amore appassionato per Gesù la muove a spendersi interamente per gli altri. Sovente ripeteva: “O Gesù, se avessi mille vite, le spenderei tutte per Te”.

Quale significato ha la vita per suor Irene?

La vita è un dono di Dio, un dono da custodire, da far crescere, da difendere fino alle ultime conseguenze. Un dono da spendere per Dio e per il prossimo. Di tutto ciò, ci danno testimonianza i fatti della sua vita missionaria in Tanzania e Kenya.

Ma per capire la reale portata del suo impegno occorre tener conto della cultura di queste popolazioni: sulla vita gravavano allora forti pregiudizi radicati nella tradizione. Ad esempio un bambino che nasceva con delle anomalie era eliminato dalla donna che assisteva al parto. Se poi venivano al mondo due gemelli, uno di essi doveva morire abbandonato nella savana, come preda delle belve. Infine il piccino al quale moriva la madre, subiva la stessa sorte, abbandonato accanto al cadavere materno. I malati terminali, dopo aver sperimentato le magie dello stregone guaritore, non potevano essere toccati, pena l’impurità legale, e venivano abbandonati nella savana. Si può immaginare che cosa significasse in tale contesto culturale avere cura della vita. Suor Irene troverà, a contatto con questa sofferenza, un campo smisurato per vivere la sua carità senza limiti. In questi corpi straziati vedrà soprattutto delle persone e delle anime da salvare. Allora raccomanderà ai parenti o vicini dei malati di chiamarla in caso di aggravamento per evitare che il moribondo fosse portato nella foresta. Quando veniva chiamata, si recava subito e si avvicinava al poveretto abbandonato dai suoi, lo curava senza sosta fino alla sua guarigione. Molti di loro tornarono a casa sani e salvi. Altri sono stati accompagnati fino alla morte e sepolti con dignità; lei stessa aiutava a scavare la fossa. Diceva: “La morte è l’eco della vera vita”.

Durante la prima guerra mondiale, a Kilwa, Tanzania, nell’accampamento dei “carriers” (gli indigeni che trasportavano il materiale da guerra), c’erano dei malati allo stremo delle forze, per i castighi ricevuti; suor Irene li sollevava da terra, li ripuliva e poi interveniva perché fossero loro risparmiati altri castighi. Ai suoi pazienti dava anche il conforto della fede, la medicina di Dio che salva: molti, dopo la sua catechesi, chiedevano il battesimo. Se erano in fase terminale, stava accanto a loro finché non spiravano.

Il “carrier” di nome Kariuki, al quale la fuga non era riuscita, fu duramente punito, disperato tentò di impiccarsi. Suor Irene, avendolo trovato ancora vivo il mattino dopo, lo fece rinvenire con la respirazione artificiale e non lo abbandonò un istante per timore che altri lo aiutassero a morire; seduta accanto a lui gli parlò di Dio e con dolcezza lo esortò al perdono; il giorno dopo, Kariuki fece in tempo, con un filo di voce, a chiedere il battesimo. Pochi minuti dopo moriva, rasserenato, come figlio di Dio.

In un’area contigua all’ospedale da campo, c’erano le famiglie dei poliziotti africani; suor Irene andava anche da loro, portando medicinali, confortando, dando consigli per l’alimentazione e salute dei piccoli, per l’igiene personale e per la pulizia delle capanne. Le mamme la sentivano vicina ai loro problemi e le confidavano le loro difficoltà e segreti. Un giorno si accorse che una ragazza musulmana presentava una grossa piaga a una gamba, ormai degenerata in cancrena. Lei la fece trasportare in una capanna isolata e la curò personalmente: ogni mattina la lavava, togliendo il marciume puzzolente dalle piaghe, la medicava, le faceva un po’ di compagnia. Suor Irene la preparò alla morte con amorosa dolcezza, parlandole del suo Dio misericordioso che presto l’avrebbe accolta nel suo regno di felicità; le spiegò il significato del battesimo e glielo impartì su personale richiesta della ragazza.

Tutti ormai la conoscevano e persino i pagani chiedevano di avere lei accanto nel momento della morte. Suor Irene parlava a tutti di Gesù, del Paradiso che attende chi soffre, della certezza di felicità nell’altra vita: la sua sola presenza era di grande conforto.

Così per le donne che partorivano, suor Irene riuscì a salvare tante vite, vincendo forti superstizioni persino tra i cristiani.

Non bisogna pensare però che fosse sempre facile: alle volte era vista come un’intrusa, una forestiera che distruggeva le tradizioni della tribù. Intanto però, il suo atteggiamento umano e materno invogliò molte donne ad andare a cercarla presso l’ambulatorio della Missione perché ormai si diffondeva la convinzione che le medicine della “Mware” (suora) fossero molto più efficaci di quelle tradizionali.

Le parole scritte da San Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi, possono essere citate per sintetizzare l’agire di suor Irene: “Come una madre ha cura dei propri figli, così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita…” (1Ts 2, 7-8).

Preghiera per la canonizzazione della Beata Irene Stefani

Dio di infinita tenerezza,
che hai acceso nella Beata Irene,
un ardente desiderio di essere tutta e sempre di Gesù
per dedicarsi all’annuncio del Vangelo
e servire i bisognosi con generosità materna,
fino all’offerta di se stessa,
concedici per sua intercessione la grazia che ti chiediamo…
 e fa che presto possa essere annoverata tra i santi.
Te lo chiediamo per Gesù da lei sommamente amato e servito nella missione.
Amen

Messa della beata Irene Stefani

Scaricare PDF

Gli ultimi articoli

L’Università dell'Amazzonia rende omaggio all'Istituto

13-02-2026 I missionari dicono

L’Università dell'Amazzonia rende omaggio all'Istituto

  In occasione della celebrazione del Centenario della nascita al cielo di San Giuseppe Allamano, la Università dell'Amazzonia, a Florencia nel...

Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione

13-02-2026 Missione Oggi

Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione

Il messaggio di Papa Leone XIV per la Quaresima 2026, dal titolo “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di...

Dalla nostra rivista, 100 anni fa

13-02-2026 I missionari dicono

Dalla nostra rivista, 100 anni fa

Il numero de «La Consolata» tutto dedicato a Giuseppe Allamano Siamo lieti di condividere con voi la copia integrale della nostra...

Centenario Allamano: Programma delle celebrazioni

12-02-2026 Notizie

Centenario Allamano: Programma delle celebrazioni

Mancano pochi giorni alla celebrazione del Centenario della nascita al cielo di San Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari e delle...

VI Domenica del TO / A - Così fu detto agli antichi, ma io vi dico

12-02-2026 Domenica Missionaria

VI Domenica del TO / A - Così fu detto agli antichi, ma io vi dico

Sir 15,16-21; Sal 118; 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37 La liturgia della Parola di Dio in questa sesta Domenica ci assicura che...

Giubileo nel mondo. Padre Michael Wamunyu: «essere segno di consolazione»

12-02-2026 I missionari dicono

Giubileo nel mondo. Padre Michael Wamunyu: «essere segno di consolazione»

Figlio di Simon Ndirangu Kahiu e Mary Wangeci, padre Michael Wamunyu è nato il 27 luglio 1968 a Nyeri, in...

Venezuela: i vescovi chiedono il ripristino della democrazia

12-02-2026 Notizie

Venezuela: i vescovi chiedono il ripristino della democrazia

I vescovi del Venezuela hanno diffuso e presentato a Caracas l’esortazione pastorale “Spunterà la tua luce come l’aurora” al termine...

Centenario Allamano: presenza, memoria e cammino in Colombia

11-02-2026 I missionari dicono

Centenario Allamano: presenza, memoria e cammino in Colombia

La Famiglia dei Missionari della Consolata in Colombia ha celebrato il centenario della Pasqua di San Giuseppe Allamano, fondatore dell'Istituto...

Nigeria: “una base militare dove sono stati rapiti i bambini della scuola di Papiri”

11-02-2026 Notizie

Nigeria: “una base militare dove sono stati rapiti i bambini della scuola di Papiri”

L’appello del vescovo di Kontagora, mons. Bulus Dauwa Yohanna “Signor Presidente, questo è un struggente appello rivolto a lei per far...

onlus

onlus

consolata news 2

 

Contatto

  • Viale Mura Aurelie, 11-13, Roma, Italia
  • +39 06 393 821