XV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Pubblicato in Domenica Missionaria

Mt.13,1-23
"Ecco, il seminatore uscì a seminare..."

Siamo in piena estate. E’ il tempo che nella natura maturano e si raccolgono le messi. La buona “madre terra”, puntualmente dà all’uomo il seme da seminare e il pane da mangiare.

La liturgia non è disattenta a questi grandi momenti della natura che scandiscono la vita dell’uomo e della terra, e oggi ci invita a guardare ad una seminagione: quella che ha per terreno l’uomo, per seminatore Dio e per seme la Parola di Dio. Ora questa Parola di Dio ha come caratteristica la sua efficacia, come ce la descrive il profeta Isaia(I lettura). Uomini che lottano con il deserto e ne conoscono l’aridità; uomini per i quali la pioggia è sinonimo di vita. Così dove cade la Parola di Dio, germoglia la vita.

(Nel linguaggio di una tribù del deserto del Kenya( i Samburu), per indicare l’importanza della “pioggia”, adoperano la stessa parola per Dio(Ngai) e per pioggia(ngai)).

Ora in queste Domeniche, rifletteremo su alcune parabole del Vangelo di Matteo.

Pertanto chiediamoci: cos’è la parabola e perché Gesù usava parlare in parabole?

Parabola” vuol dire, paragone, un discorso per similitudine, il rivestire una verità con immagini per renderla più accessibile. Ma vuol dire anche, nascondere un po’ la verità per stimolare la curiosità degli uditori e indurli alla ricerca e a prendere posizione per dire da che parte si vuole stare. Pertanto, la parabola come appare nel Vangelo, può definirsi:”un racconto fittizio, ma verosimile, che serve ad illustrare un insegnamento morale o una verità dottrinale mediante un paragone”.

La parabola del seminatore, o del seme che viene largamente profuso, vuole illustrare la missione stessa di Gesù, che, nonostante gli insuccessi iniziali, (molti ascoltatori si erano ritirati dal suo seguito), ottiene alla fine un risultato sorprendente che compensa tutte le perdite dell’inizio. Difatti nei casi della “strada, del luogo sassoso e le spine”, si costata l’insuccesso del seme gettato; mentre nel caso della “terra buona”, si parla di rendimento: 100; 60 e 30 per uno. Da notare che l’attenzione della parabola non è sul seminatore che sparge il seme con notevole generosità(= la misericordia divina verso di noi) su differenti terreni, ma sul frutto che tali terreni producono, cioè la condotta che l’uomo dimostra di fronte alla Parola di Dio: accoglienza o rifiuto. La Parola di Dio (il seme) è sempre efficace in se stessa; l’uomo può accoglierla e viverla: in tal caso la Parola di Dio è efficace per la salvezza (e questa ha prodotto molti santi). Purtroppo l’uomo può rifiutare la luce che da essa proviene, rifiutare lo stimolo al bene che essa porta in sé. In tale comportamento di resistenza, la sua libertà può rendere infruttuosa l’efficacia della Parola di Dio e la morte e il giudizio determinerà la sua sorte finale.  Qui sta il dramma.  Anche la pioggia può essere sterile se cade sui sassi. Ma Dio non si stanca di seminare, e continua sempre a seminare la sua Parola nel cuore degli uomini, nonostante il rifiuto, perché il nostro Dio è Dio e non un uomo e ci ama da Dio! Dio ha parlato agli uomini nell’AT. attraverso i Profeti, e ora ci parla attraverso il suo Figlio, fatto Parola-carne. Questa è l’ultima Parola di Dio all’uomo, la più importante: “uomo, Io ti amo”.

Alla fine della sua vita, Gesù dirà di aver portato a termine il suo compito affidatogli dal Padre, e sulla croce ha potuto dire: “Tutto è compiuto”.

Tuttavia la Parola di Dio continua la sua corsa nel mondo attraverso la Chiesa e i suoi pastori. Sommersi come siamo da un diluvio continuo di messaggi di ogni tipo, tocca a noi trovare la giusta lunghezza d’onda del divino per capire e mettere in pratica il suo messaggio nella nostra vita quotidiana. Ci è necessario però un po’ di silenzio, indispensabile per poter ascoltare Dio.

 Pertanto Gesù con la parabola, ci ha presentato una serie di casi.

1. La strada.  Il cuore superficiale di colui che ascolta la Parola e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore. C’è l’ascolto, ma non la comprensione.

È tutta colpa dell’ascoltatore? Quante volte coloro che hanno la responsabilità dell’annuncio del Vangelo, nelle prediche, non riescono a farsi capire, o perché impreparati, o perché usano un linguaggio ormai fuori della portata della gente di oggi, o perché incoerenti con la loro testimonianza di vita! …

2. Luogo sassosoL’ascolto c’è e l’entusiasmo pure, sia pure a livello epidermico, ma a quel tale manca la costanza, sicchè alle prime difficoltà, rinnega tutto o fa finta di niente!. Qui è questione di fede. Pensate a certi Paesi dove essere cristiani è ancora un rischio; a tanti cristiani, volontari e missionari, eliminati perché stanno dalla parte dei poveri, e intralciano lo sporco traffico della droga; alla persecuzione velata, fatta in mezzo a noi con le armi dell’informazione faziosa e distorta, dell’ironia e volgarità su argomenti religiosi, esposta dai grandi persuasori, spesso ignoranti e desiderosi di farsi belli, che padroneggiano i mass media!..

3. Le spine.  Anche qui il solito uomo ascolta con entusiasmo, ma al momento di mettere in pratica l’insegnamento, viene soffocato dalle“preoccupazioni del mondo”e“dall’inganno delle ricchezze”.

Qui siamo ai tanti cristiani della Domenica che finiscono per mettere al primo posto “week-end”, settimane bianche, mare, gite, carriera, successo, soldi, sports, divertimenti vari. Tutte cose che, se non usate per quello che valgono, finiscono per farci dimenticare l’essenziale. Non c’è posto per Dio neanche nel suo giorno! Non a caso Gesù parla di “inganno”della ricchezza. Eppure, oggi che cosa non si fa per il dio denaro! Non si può servire Dio e mammona!, dice ancora Gesù.

4. Terra buona.   Cuore disponibile. E’ colui che ascolta la Parola e la comprende, la fa propria, la adotta come regola di vita e la traduce in fatti secondo la sua capacità: 30, 60,100 per uno.

Terreno ottimo fu quello di Maria SS. che accoglieva tutte le parole e le custodiva nel suo cuore.

Terreno buono furono gli Apostoli e i discepoli di Gesù, che accolsero la Parola e la predicarono al mondo, irrigandola con il proprio sangue. Noi saremo terreno buono in proporzione alla nostra capacità di lasciarci penetrare dal Vangelo e di convertirci. Tutto dipende da noi, per non diventare un sentiero sterile, un luogo sassoso e un terreno coperto di spine, e diventare una terra buona che accoglie il seme nei suoi solchi aperti.

La lezione che dobbiamo tirare da tutto ciò è sintetizzabile in quattro parole: 1."Ascoltare”: non soltanto sentire. 2. "Capire", ragionarci su, interiorizzare il messaggio, farlo diventare il nostro codice di comportamento,guardando l’esempio dei Santi, che sono i campioni da tifare e da imitare. 3."Fruttificare".  4."Rendere al massimo", dalle parole ai fatti; nella certezza che Dio ci è accanto nei momenti difficili.

Chi ascoltò Gesù, di lì a poco, moltiplicò il pane nel deserto. Anche a noi Egli sta per moltiplicare e distribuire il pane che è il suo Corpo dato per noi. Che Gesù trovi in noi un terreno aperto e buono che accolga con gioia Lui che è il seme di vita eterna, la Parola fatta carne che viene ad abitare in mezzo a noi. 

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