VI Domenica di Pasqua - Anno A

Pubblicato in Domenica Missionaria

Con questa Domenica pasquale, l’attenzione si sposta da Cristo allo Spirito Santo, dal Risorto al suo Dono. Questo è un periodo quasi di “piccolo Avvento” in preparazione alla Pentecoste. La venuta di Cristo fu preparata per secoli dall’annuncio dei Profeti e indicato da Giovanni Battista: la venuta invece dello Spirito Santo fu annunciata dalla promessa di Gesù. Fu Gesù stesso, per così dire, il precursore del Paraclito: “Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore che rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità..”.

Il tema dello Spirito è infatti presente in tutte e tre le letture odierne: 1. Negli Atti, lo Spirito è il protagonista dell’azione degli Apostoli Pietro e Giovanni, che conferiscono lo Spirito S.(Cresima) ai primi cristiani di Samaria. 2. Nella seconda lettura, S. Pietro afferma che lo Spirito è il grande attore della risurrezione di Gesù. 3. Nel Vangelo, lo Spirito è rivelato come il Paraclito, come Spirito della verità, egli sarà dato da Dio Padre su preghiera di Gesù, abiterà nei discepoli ed eserciterà in loro la sua azione. Questa dichiarazione di Gesù è una promessa che si realizzerà nella sua pienezza a Pentecoste.

Nell’intenzione della Chiesa, queste letture devono soprattutto aiutarci a conoscere meglio chi è lo Spirito Santo e la sua funzione.

A. Chi è lo Spirito santo. 

A questa domanda siamo abituati a rispondere: la terza persona della SS. Trinità: grande sconosciuto e poco invocato. Egli è davvero una Persona, non semplicemente una forza impersonale di Dio o il suo soffio creatore, non è l’alito dell’uomo. Gesù ci ha detto dello Spirito Santo che è mandato, che viene, che abita. S. Paolo ha precisato che lo Spirito S. prega dentro di noi con gemiti ineffabili, e che distribuisce i suoi doni alla Chiesa. I teologi dicono che lo Spirito S. è l’Amore del Padre e del Figlio, un amore forte e reale.

Ma con ciò abbiamo detto ancora poco o niente a riguardo dello Spirito S. Come non possiamo conoscere pienamente Dio, così lo è dello Spirito S. Però possiamo conoscere che cosa è per noi lo Spirito S., e questo ce lo ha detto Gesù oggi: Egli è il Paraclito, cioè il Consolatore, l’avvocato difensore, il confortatore, colui che dà forza, l’intercessore, il protettore. E’ la consolazione di Dio, il suo amore per noi fatto persona; il consolatore che rimarrà con noi per sempre. Questo avvocato difensore(Paraclito), Gesù lo promette ai cristiani che nella storia gli daranno testimonianza anche col sangue, come avviene spesso anche oggi(i martiri).

/ Il termine Paraclito(Avvocato) per Giovanni è quasi il nome proprio dello Spirito Santo. E’ un difensore d’eccezione: secondo antiche testimonianze, sembra che i tribunali ebraici conoscessero un personaggio a noi sconosciuto; quando veniva pronunciata una sentenza, accadeva a volte che un uomo dalla reputazione incontestata, venisse silenziosamente a porsi a fianco dell’accusato. Lo si chiamava appunto il”paraclito”. La sua muta testimonianza confondeva gli accusatori. Gesù si presentò come il Paraclito dell’adultera; i discepoli di Gesù saranno accusati spesso, ma il Paraclito, con la sua testimonianza silenziosa, assicurerà la loro vittoria in tempo di difficoltà.

La missione dello Spirito Paraclito si inquadra in un processo contro il mondo a favore di Gesù mediante i discepoli presso i quali, come guida e maestro continua l’opera di Gesù.

B. Noi che cosa facciamo per lo Spirito Santo.

Se il Paraclito indica colui che accorre in difesa, che consola, significa anche al passivo, colui che è chiamato in difesa, colui dal quale si cerca consolazione. Noi, purtroppo, non ricorriamo abbastanza a questa fonte di consolazione, ricorriamo ad altre fonti aride di acqua, a cisterne screpolate, mendichiamo un po’ di conforto dagli uomini che conforto non possono darlo né sempre né duraturo. Qual è il nostro modo di essere Chiesa, in prospettiva missionaria di evangelizzazione, in un mondo che cambia? La domanda da porre ai membri delle nostre comunità, è semplice: quando termina la celebrazione eucaristica, dovrebbe cominciare la testimonianza cristiana nella vita. Pertanto, come annunciamo Cristo, che testimonianza gli diamo, dopo di aver ascoltato la sua Parola e mangiato il suo Corpo?..”Guardate come si amano”, dicevano i pagani a riguardo dei primi cristiani. Oggi i nuovi “pagani post-cristiani”, possono dire altrettanto dei cristiani attuali? Parliamo di “amore”, ne facciamo quasi uno slogan, ma non lo viviamo sinceramente, divisi come siamo, da pregiudizi, egoismi e settarismi vari..”Se il mondo non crede in Dio o in Cristo, è perché c’è una testimonianza che non funziona: noi cristiani”(M. De Vesins).

Un proverbio kikuyu del Kenya dice:”Presso l’amato non ci sono montagne da superare”.

Per chi lo ama, Gesù promette il suo Spirito.

Ma Dio, scrive S. Paoloci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui siamo stati consolati noi stessi da Dio”(2 Cor.1,4). Noi dobbiamo essere dei “paracliti”, consolatori per i nostri fratelli, gente che sa scorgere dove c’è un’afflizione da alleviare, una tristezza da confortare, una paura da aiutare a superare, una solitudine da rompere.

S. Agostino dice:”Senza lo Spirito Santo, non possiamo né amare Cristo né osservare i suoi comandamenti; e il nostro maggiore o minore potere di amare e di obbedire, è proporzionato alla misura in cui riceviamo lo Spirito Santo”.

L’Eucaristia che stiamo celebrando, è il sacramento che rinnova questa presenza dello Spirito Santo in noi, come Spirito del Cristo risorto. “A noi che ci nutriamo del Corpo e Sangue di Cristo, dona la pienezza dello Spirito Santo”, così preghiamo il Padre nel Canone della Messa, e sappiamo che con la pienezza dello Spirito Santo, egli ci darà anche la pienezza della sua consolazione.

Preghiamo la Vergine Maria, Sposa dello Spirito Santo, che lo ricevette in modo speciale nel momento dell’Incarnazione del Verbo e a Pentecoste, affinché ci renda docili alla sua azione, e testimoni coraggiosi di Cristo Gesù nel mondo.

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