II Domenica di Quaresima - Anno A

Pubblicato in Domenica Missionaria

Mt.17,1-9
"E fu trasfigurato davanti a loro”.

La liturgia della scorsa Domenica ci ha presentato in sintesi il tempo della Quaresima, che è il mistero della lotta che Cristo, fin dall’inizio della sua vita pubblica intraprese contro Satana e proseguì, finchè il suo avversario non fu schiacciato dalla sua vittoria sulla croce.

Ma dove conduce la lotta di Cristo, a cui tutta la Chiesa è invitata a partecipare? Alla gloriosa Trasfigurazione! Così la lotta e la vittoria, la passione e la trasfigurazione, sono due momenti di un unico mistero, il mistero pasquale di Cristo. Perciò oggi, seconda tappa del cammino quaresimale, vediamo uno squarcio di Gesù vittorioso nella gloria della sua divinità.

E’ una icona da guardare e da osservare con fede e amore, quella della trasfigurazione.

S. Matteo colloca l’episodio della trasfigurazione di Gesù in un momento decisivo. Gesù viene riconosciuto dai suoi discepoli come il “Messia”: ora annuncia a loro come intende portare a termine la sua missione, con la sua passione e morte a Gerusalemme, e la parte che anch’essi dovranno assumere. Dopo questi discorsi, la trasfigurazione aveva lo scopo di rafforzare la fede dei tre apostoli che saranno poi testimoni del sudore di sangue del Maestro.  Ma i discepoli non compresero la missione di Gesù, e, di conseguenza, rifiutarono il discorso della sua passione e morte. Perciò Gesù, affinché i suoi discepoli non si scandalizzassero nel vederlo in seguito, appeso ad una croce, mostrò loro un raggio della sua gloria, della sua risurrezione dopo la sua morte in croce, attraverso la sua trasfigurazione, evento collocato tra due annunci della passione di Cristo.

Su quel monte, il Tabor, Gesù apparve ai tre discepoli privilegiati, nel suo essere, cioè Dio, con i protagonisti del piano di Dio: Mosè ed Elia. Con la loro presenza, i due grandi testimoni dell’Alleanza antica(la legge = Mosè e la profezia = Elia), dicono che gli ultimi tempi sono vicini e che è apparso il grande Profeta  atteso. Anche Dio Padre è presente nella nube, e la sua voce, come al momento del Battesimo del Figlio, svela per un attimo, il segreto di Gesù di Nazareth: “Questi è il mio Figlio che amo. Ascoltatelo”, credete a quello che vi ha detto.

La voce di Dio risuona in modo particolare in tre scene della vita di Gesù. 1. All’inizio, al Battesimo di Gesù, quando la voce celeste proclama la stessa dichiarazione sul Cristo immerso nelle acque del Giordano. 2. Al centro del cammino terreno di Gesù, appunto nella trasfigurazione, quando la voce ribadisce il mistero che si cela nell’uomo Gesù di Nazareth, predicatore ambulante per le strade della Palestina. 3. Al termine della vita di Gesù, quando sarà elevato in croce, davanti al mondo, e allora sarà un centurione romano, pagano, ad annunciare da parte di Dio, il vero segreto di Gesù, dichiarato prima, dal cielo: “Davvero costui era Figlio di Dio”!(Mt.27,54).

In realtà, la morte di Gesù dovette essere la cosa che più ripugnava alla fede degli apostoli, e aveva bisogno di una conferma.

Sulla montagna del Tabor, Gesù non è diverso da quello che sarà sulla collina del Calvario, ove in luogo di Mosè ed Elia, ci saranno come testimoni, due briganti; la voce del cielo tacerà, per far risuonare gli insulti; e l’estasi di Pietro si trasformerà in pianto. Insomma è l’apice dell’amore di Dio, l’annuncio di una vittoria sulla morte che sconvolgerà tutta la storia dell’uomo.

Gesù aveva già rivelato che per “entrare nella sua gloria”, doveva passare attraverso la Croce a Gerusalemme. La Passione di Gesù è proprio la volontà del Padre: infatti sul Tabor apparve tutta la SS. Trinità: Il Padre nella voce, il Figlio nell’uomo trasfigurato, e lo Spirito Santo nella nube luminosa”(S. Tommaso d’Aquino).

Lo splendore di Cristo trasfigurato è solo un anticipo di quello che lo avvolgerà nella notte di Pasqua.

Tuttavia Pietro protestò all’annuncio della morte di Gesù. A questo riguardo così commenta

S. Agostino:”Pietro non lo capiva ancora quando sul monte desiderava vivere con Cristo. Questa felicità, Cristo te la riserva dopo la morte, o Pietro. Ora invece Egli stesso ti dice: discendi ad affaticarti sulla terra, a servire sulla terra, ad essere disprezzato, ad essere crocifisso sulla terra. E’ discesa la Vita per essere uccisa; è disceso il Pane, per sentire la fame; è discesa la Via, perché sentisse la stanchezza del cammino; è discesa la Sorgente, per avere sete.E tu, rifiuti di soffrire?”.

Alla gioia luminosa della Pasqua, i tre apostoli non sarebbero giunti se si fossero fermati sul Tabor, magari all’ombra delle tre tende!.

Anche noi non ci giungeremo se non seguendo coraggiosamente il Signore.

La vita del cristiano si potrebbe paragonare ad un viaggio in compagnia di Gesù.

Abramo(I lettura) fu il primo credente ad iniziare questo itinerario(4000 anni fa), per rispondere alla chiamata di un Dio che non conosceva. Abramo abbandona il suo paese, i suoi parenti e la religione dei padri, rompe i legami più forti e si getta nell’avventura, incontro a rischi, come tutti gli emigranti. Dio sceglie in lui un uomo “disponibile”, vuoto del passato e di se stesso, per rinnovare il dialogo interrotto dopo il peccato di Adamo, e per dare inizio alla vita di un popolo santo, che avrà il compito di preparare la strada al Salvatore.  La chiamata di Abramo spicca sullo sfondo di una storia di peccato dell’uomo e di fedeltà di Dio. Peccato della prima coppia, Adamo ed Eva: dei fratelli, Caino ed Abele: dell’umanità corrotta, dei popoli, Torre di Babele.. Abramo perciò venne chiamato da Dio su questo sfondo di storia di peccato, per essere il rappresentante della fedeltà di Dio. Però Dio esige da Abramo il rischio della fede, per trovare in Dio una “nuova terra”, un “popolo grande”, e diventare “benedizione” per tutti i popoli della terra.

Per fare questo esodo-uscita, Abramo aveva come unica garanzia, la Parola di Dio. Su questa Parola, Abramo gioca l’intera esistenza, punta tutto su questa; abbandona il passato per avventurarsi verso il futuro di Dio. Adamo invece, col primo peccato di superbia, aveva rotto la comunione con Dio, ma Dio riprende il dialogo, prima con Noè e poi con Abramo, il padre dei credenti.

Pertanto Gesù è la Luce da seguire in questo itinerario di salvezza. Guidati dalla Parola di Dio, come gli Israeliti furono guidati tramite Mosè, nel deserto, da una nube luminosa(legge e profeti), anche noi seguiamo Gesù. Spegniamo tutte le altre false luci(rosse) e Cristo sia la nostra Guida, fidandoci della parola di Dio Padre: “Questo è il mio Figlio prediletto, ascoltatelo”.

Il vero discepolo di Cristo, non si spaventa della croce, non ha paura, perché vede la meta ( = Cristo trasfigurato), e un modello da seguire ( = la fede di Abramo), e così giungerà alla sua Pasqua.

La Chiesa, quale Madre e Maestra, ci propone l’avvenimento della trasfigurazione del Signore: il fine è di aiutarci a vivere con più intensità questo tempo di Quaresima, come un cammino verso la Pasqua. Gesù con la sua trasfigurazione, anticipazione della sua risurrezione, prepara i suoi discepoli alla prova durissima della passione e morte. E’ un ammonimento anche per noi.

Se abbiamo fede per riconoscerlo, questo è il momento in cui Egli ci viene vicino, come a Pietro, Giacomo e Giovanni sul Tabor, anzi viene dentro di noi e ci invita a seguirlo verso Gerusalemme. Ci dice: “Alzatevi, andiamo”!.

Gesù salì su un monte a pregare”..Tre momenti significativi della vita e dell’insegnamento di Cristo, avvengono su di un monte.

a. Su di un monte Gesù presenta il “manifesto delle Beatitudini”.
b. Su di un monte(Tabor),Gesù mostra agli apostoli la gloria della sua “Trasfigurazione.”
c. Sul monte Calvario infine, Gesù sarà crocifisso..

“I monti sono maestri muti, e fanno discepoli silenziosi”(Goethe).

Se vogliamo che la nostra vita sia trasfigurata, dobbiamo essere capaci di elevarci, di salire, di uscire da una vita di pianura fatta di abitudini stanche..  Che la Madonna ci aiuti.

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