VII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Pubblicato in Domenica Missionaria

Mt. 5,38-48.

“Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”..

 Continuiamo a meditare le sei antitesi del Discorso della Montagna: 4 le abbiamo già considerate la Domenica scorsa: ora ci resta da considerare le altre due: la legge del taglione e l’amore per il nemico.

Il brano evangelico odierno tocca uno dei punti più paradossali della nuova Legge evangelica, e il motivo di fondo è:”Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”; il che vuol dire: siate perfetti nella misericordia, siate eroici nel perdono, come lo è il vostro Padre celeste.

1. La legge del taglione: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio..Questa regola era, da un certo punto di vista, una grande norma morale, cioè fare il bene a chi te l’ha fatto. Ma purtroppo l’uomo adotta la legge di Lamech: “Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette”(Gen. 4,24), tipica espressione della violenza cieca e a spirale. Cristo introduce il principio della superiorità dell’amore rispetto alla giustizia. Gesù lo dimostra nei tre celebri esempi: porgere la guancia sinistra a chi ti percuote sulla destra; il dare anche la tunica a chi ti contende il mantello; il fare due miglia di cammino a chi ti obbliga a farne uno. E’ una specie di definizione della non-violenza assoluta che Gesù propone.

Amicizie memorabili sono nate da un perdono concesso; matrimoni in crisi sono stati salvati e tornano a risplendere, dopo un perdono difficile. Con la violenza non si risolve nulla, non spezza la catena del male, ma la perpetua e la aggrava. La vendetta produce vendetta: così sarà, purtroppo, fino alla fine del mondo.

2. L’amore per il nemico. “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori.. Il comandamento dell’amore del prossimo, non era sconosciuto prima di Gesù:”Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso”. Sono parole del Levitico(I lettura). Nel libro dei Proverbi troviamo un passo che suona quasi evangelico: “Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere”(Prov.25,21). Ma questa frase appare come un masso erratico e solitario. Solo in Gesù, il comandamento dell’amore del prossimo viene liberato dai limiti di razza, di religione e di confini, e si rivolge all’uomo in quanto uomo, nell’unità e nell’uguaglianza della sua natura. Gesù rende universale il concetto di “prossimo”, rompendo il cerchio concentrico, tipico della concezione giudaica e richiama i discepoli ad usare lo stesso atteggiamento di Dio, che “fa sorgere il sole o fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”. Il motivo di questo amore è perché Dio, il Padre, ama così.

Il comandamento di Gesù è nuovo, e lo definisce il “suo comandamento”, per:

  1. Il suo universalismo, per la sua estensione in senso orizzontale: non conosce alcuna restrizione
  2. E’ nuovo per la misura, per l’intensità, per la sua estensione verticale. La misura è data dal modello stesso che ci viene presentato:”Come io vi ho amato.., così..”. La misura del nostro amore verso il prossimo è quindi l’amore stesso che Cristo ha per noi, anzi l’amore stesso che il Padre ha per Cristo, perché:”Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. Dio è amore.
  3. E’ nuovo ancora per il motivo che ci propone: amare per l’amore di Dio, i suoi scopi disinteressati. Amarci come fratelli, con un amore che cerca il bene di colui che si ama, non il nostro bene. Amare come Dio, che non cerca il bene nella persona che ama, ma cerca il bene in essa, amandola.
  4. Il comandamento è infine nuovo, perché Cristo lo eleva al livello dello stesso amore per Dio. L’amore del prossimo appare indissociabilmente legato al precetto dell’amor di Dio.

Quanti cristiani hanno fatto del comandamento di Gesù, la legge della loro vita! La storia della Chiesa è piena di esempi sublimi.  Gesù non è venuto a portare “Dio alla misura dell’uomo”, ma a portare “l’uomo alla misura di Dio”. A questo scopo, ci ha dato i mezzi: la sua Parola, il suo esempio, la sua grazia, la sua Eucaristia. Dell’efficacia di questi mezzi testimoniano i martiri, che si sono spinti fino a perdonare i propri carnefici, da S. Stefano fino ai giorni nostri. Inoltre testimoniano tanti nostri fratelli, noti e meno noti, che hanno saputo vincere il male col bene, le offese con il perdono, la violenza con la mitezza. Nello stesso tempo troviamo pure tanti cristiani divisi dall’odio per incomprensioni, vendette private, estorsioni, sequestri, guerre inutili per orgoglio e prepotenza politica ed economica. Chi, tornando a casa, non ha qualche perdono in sospeso da dare coraggiosamente? Gesù ci aspetta a questa prova d’amore. Non possiamo avere più “nemici”: Gesù ce li ha tolti tutti e ce li ha restituiti come “fratelli da amare”. Solo così, fra poco, potremo pregare con sincerità: “Padre nostro..rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Il Signore accetta la nostra celebrazione eucaristica solo se essa è segno del nostro amore aperto a tutti gli uomini del mondo. Come Cristo si dona nel segno del pane a tutti quelli che lo chiedono, così il cristiano deve trovare nell’Eucaristia, il modo con cui deve donarsi.

Teresa di Gesù Bambino, nella sua “Storia di un’anima”, ha una pagina stupenda, quando scrive: ”Quando il Signore aveva ordinato al suo popolo di amare il prossimo come se stesso, egli non era ancora venuto sulla terra; così, sapendo bene fino a che punto si ama la propria persona, egli non poteva chiedere alle sue creature un amore più grande per il prossimo. Ma allorché Gesù diede ai suoi apostoli un comandamento nuovo, il”suo comandamento”, come lo chiama egli stesso, egli non parla più di amare il prossimo “come se stesso”, ma di amarlo come “Lui, Gesù, lo ha amato, come lo amerà sino alla fine dei secoli..”.

Francesco d’Assisi:”Dove c’è odio, che noi annunciamo l’amore! Dove c’è offesa, che noi portiamo il perdono! Dove c’è discordia, che noi costruiamo la pace!”.

Giovanni di Dio(+ 1550), fondatore dei Fratelli Ospedalieri, chiamati “Fatebenefratelli”, iniziò il suo Istituto con due persone che si odiavano. Uno era un assassino, e l’altro era il fratello dell’ucciso da questo omicida. Giovanni per ottenere la loro pace e il loro perdono, si inginocchiò davanti a loro, avendo in mano il Crocifisso. Tutti e due fecero la pace e si scambiarono il perdono, e poi divennero i primi membri di questa istituzione ospedaliera di S. Giovanni di Dio.

La Vergine santa, ci prenda per mano e ci aiuti, una volta riconciliati, a perdonare sempre.

Ultima modifica il Lunedì, 13 Febbraio 2017 18:24

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