III DOMENICA DI AVVENTO - Anno A

Pubblicato in Domenica Missionaria

“ Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”.

 

 

A metà del cammino del tempo di Avvento, la Chiesa ci invita quest’oggi a “rallegrarci”, essere nella gioia del Signore, perché la liberazione è vicina: “Rallegratevi sempre nel Signore... , il Signore è vicino”(Fil.4,4-5).

 

Il profeta Isaia, nella prima lettura, ci descrive il ritorno d’Israele dall’esilio, con immagini entusiastiche:” Si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto”..

Sono tutte realtà che Gesù realizzerà nella sua vita e nel suo ministero salvifico.

 

Nel Vangelo abbiamo sentito come Giovanni Battista, nella prigione in cui è rinchiuso da Erode Antipa, viene assalito da dubbi circa l’operato di Gesù. Dalla prigione quindi, Giovanni continua ad osservare il ministero di Colui che egli ha presentato come “l’Agnello di Dio”. Ma le opere che Cristo compie sono tutte opere di mitezza e di salvezza, il comportamento di Gesù lo aveva spiazzato. Per Giovanni, Gesù forse non è il Messia che attendeva; lui l’aveva presentato come il Giudice severo che avrebbe dovuto fare una radicale pulizia distruggendo i cattivi con il fuoco e battezzando con la forza dello Spirito…, e invece non si comporta da giudice sovrano che taglia l’albero dalla radice, che è inflessibile esecutore delle sentenze divine contro i malvagi. Questo Gesù non condanna i peccatori, non castiga, ma guarisce, ridona la vita, mangia e beve con i peccatori pubblici, non distrugge ma ripara ciò che va in rovina, cambia i cuori degli infelici, non scoraggia, ma vuole la salvezza di tutti.

Pertanto il Battista nota tutti segni di “salvezza”, in Gesù, e non di “distruzione”, come lui si aspettava che fosse il Messia promesso dai profeti; il suo modo di realizzare il messianismo, suscita “scandalo”. Più che giustiziere, Gesù si dimostra pastore misericordioso.

Perciò sconcertato e smarrito, Giovanni Battista, dalla prigione, fa chiedere, dai suoi discepoli a Gesù se lui è Colui che deve venire o se aspettarne un altro.

 

La domanda richiesta dal Battista, attraverso i secoli risuona ancora più viva che mai, in un’epoca in cui anche noi, oggi, ci troviamo disorientati di fronte all’apparente “silenzio di Dio” nella nostra società scristianizzata, laica e consumistica, nella quale si vive come se Dio non esistesse!

In questo nostro mondo, dove la voce e la presenza della Chiesa non riescono a fermare le guerre e dove l’ingiustizia sembra regnare sovrana!..

Come Giovanni B. dobbiamo entrare nell’evento della nostra fede e riconoscere il volto che Dio ha scelto di assumere in Gesù Cristo, umile, misericordioso e liberatore. Il Battista ci indica come preparare la venuta di Gesù: lui è un uomo che va controcorrente, gli importa niente quello che veste e mangia. Rimprovera i responsabili per le ingiustizie e prepara gli animi all’incontro con il Signore, camminando per sentieri di giustizia.

L’uomo meschino, sfruttatore o rassegnato di fronte al male in sé e negli altri, non può incontrare Cristo. Chi è soddisfatto di sé, chi non sente la rabbia per le ingiustizie che si compiono nel mondo, e chi non è pronto a sacrificare tutto per diventare migliore, non saprà che farsene di Gesù, non lo cercherà e se lo incontrerà, non si fermerà con Lui.

 

Pertanto Gesù non risponde ai messaggeri del Battista, ma li rimanda ai segni promessi dal profeta Isaia e dagli altri profeti, circa l’operato del Messia. E’ Gesù stesso che fa aprire, allora, gli occhi al Battista, citando una pagina profetica e facendone notare la piena realizzazione in Lui stesso.

“I ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella”.

Quindi la risposta è quella di un Messia buono che vuole salvare tutti. Beato, quindi, chi non si scandalizzerà del modo con cui il Messia si presenta ora al mondo, per la sua modestia, umiltà, per il suo stare in mezzo alla gente povera. Non dobbiamo perciò attendere un altro Messia.

 

Inoltre Gesù fa l’elogio di Giovanni, suo Precursore, come “il più grande tra i nati di donna”. Tuttavia ecco il paradosso: “il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”. Nel fare l’elogio del Battista, Gesù lo proclama “grande” in relazione al piano del passato(AT), poiché è il profeta che mostra presente Colui nel quale si realizzeranno le profezie. E lo dice “piccolo”, in relazione al nuovo piano di salvezza realizzata, in quanto Giovanni non ne varca ancora la soglia.

A quest’uomo, di statura morale e spirituale gigantesca, temprato dal digiuno e dalla penitenza, a questo grande profeta che si staglia austero sulla soglia della nuova era, viene dunque anteposto un qualsiasi peccatore rigenerato dal sacramento del perdono. E questo perché l’ordine della redenzione, è superiore all’ordine della creazione; la realtà messianica è superiore alla figura profetica.

Giovanni Battista scriveva perciò l’ultima parola dell’antico patto. La prima parola del nuovo patto, Gesù la scrive per i piccoli: ciò che fa grandi i “piccoli” del regno dei cieli è proprio l’amore di cui sono ricolmati in Cristo Gesù. Ed è l’amore, l’unica forza e violenza con la quale si può “dare l’assalto” al regno dei cieli, è la forza della “non-violenza”, del non lasciarsi vincere dalla violenza.

Con il suo martirio per amore della verità, incarnata in Cristo, anche Giovanni Battista entra nella schiera dei “piccoli” veramente “grandi” del regno dei cieli.

 

La preparazione del Natale, dovrebbe aiutare ogni cristiano e ogni comunità parrocchiale, ad essere come il Battista, annunciatori del Regno, per preparare la via al Signore attraverso la nostra testimonianza cristiana. Se pertanto appaiono segni di degradazione morale, vuol dire che non siamo ancora testimoni autentici e veri discepoli di Cristo.

La Madre di Gesù ci aiuti in questo compito difficile ma efficace.

Ultima modifica il Lunedì, 05 Dicembre 2016 09:12
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