II DOMENICA DI AVVENTO - Anno A

Pubblicato in Domenica Missionaria

 “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del signore, raddrizzate i suoi sentieri!”.

 

In questa IIa Domenica di Avvento, la Chiesa ci fa ascoltare la voce dei due più grandi predicatori dell’Avvento: il profeta Isaia e Giovanni il Battista.

 

Isaia

Il profeta Isaia, otto secoli prima di Cristo, annunciava da lontano, la venuta del Signore che avrebbe riconciliato la creazione con il suo Creatore. Il suo annuncio nutrì l’attesa di generazioni: “Un germoglio(= Cristo) spunterà dal tronco di Jesse”(= padre del re Davide).

Ecco una Vergine(= Maria),concepirà un Figlio”(=Gesù).”Una voce grida nel deserto”(Battista).

Il sogno messianico di armonia e di pace di Isaia, circa la venuta di un personaggio misterioso, non è una utopia, nella realtà si è già realizzato in Gesù Cristo, figlio di Davide. I credenti devono desiderare che l’utopia del regno messianico, diventi sempre realtà; devono comunicare al mondo il desiderio dell’unione con Dio e della sua pace.

 

Giovanni Battista

Entra in scena Giovanni il Battista a preparare la venuta del Signore. Di lui dirà Gesù, che è “il più grande tra i nati di donna”. Il precursore del Signore è stato colui che annunciò la venuta imminente e in atto del Messia promesso. “Sta per venire uno”../”Colui che viene dopo di me, è più potente di me..”/ “In mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete”..

Ogni avvento vuole il suo “precursore”, l’araldo che prepara gli animi. Nell’antichità, quando un personaggio importante – come il re – stava per giungere in una città in visita ufficiale, occorreva un messo per precederlo e per invitare la popolazione ad uscirgli incontro. Ci furono precursori prima della venuta di Cristo, i profeti, e ci saranno alla sua ultima venuta, i segni nel cielo.

Ma c’è una venuta di Gesù che è tuttora in atto nella storia. E’ la venuta di Gesù sacramentale che si realizza nell’Eucaristia.. C’è poi la venuta personale del Signore ad ogni uomo attraverso il suo amore, la sua parola, la sua grazia, attraverso gli eventi del mondo. A questa venuta bisogna andargli incontro con la nostra risposta di fede e di amore.

Ma anche per questa venuta “silenziosa” e continua al mondo e agli uomini, Gesù ha bisogno di precursori. A questo compito siamo stati consacrati tutti noi nel giorno del Battesimo. Gesù ci ha scelti, ci ha redenti e santificati alle soglie della vita, appunto col Battesimo, perché gli fossimo precursori, araldi e testimoni nel mondo. Di questi, il mondo scristianizzato di oggi ha bisogno!.

 

Pertanto Giovanni Battista, il Precursore per eccellenza, ci aiuta ad essere tali anche noi.

Ma come? Nella sua austera predicazione, colpisce l’esortazione “convertitevi”; “convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Ecco ciò che dobbiamo dire al mondo: “Il regno dei cieli è già in mezzo a voi”. La cosa più importante oggi non è più l’attenderlo e il prepararsi, ma l’entrarvi, anche a costo di rinunce e di sacrifici, perché solo “i violenti”, cioè i risoluti, se ne impadroniscono.

 

Giovanni predica nel deserto e battezza nelle acque del fiume Giordano. Ma il Giordano non è una piscina miracolosa, non ha senso sottomettersi al rito di purificazione – Battesimo e Sacramenti – senza desiderare la conversione e la trasformazione radicale della propria vita. Bisogna convertirsi, dice il Battista, cioè cambiare rotta, invertire il senso di marcia, per abbandonare la cattiva strada di una vita di peccato. Sulla situazione di peccato, grava il “giudizio di Dio”. La condizione richiesta è la “conversione”, che è accogliere “il Regno di Dio” che è vicino, è produrre “frutti buoni”, è “confessare i propri peccati”, è cambiare mente, cuore e vita. Secondo la parola del Battista, la condanna è per quanti presumono di essere giusti e credono di non aver bisogno di conversione. Non chi dice “sono cristiano” è cristiano! Non chi dichiara “io faccio niente di male” è immune dal male! Non chi giudica gli altri si sottrae al giusto giudizio di Dio. Non basta dire; occorre fare frutti degni di conversione, non soltanto a parole, ma con i fatti.

 

P. Lacordaire, così predicava un giorno:”Quando si è condannati dalla giustizia, si può ricorrere all’amore; ma quando si è condannati dall’amore, a chi si farà ricorso? E’ la sorte dei dannati.

Un Dio è venuto quaggiù per noi, ha preso la nostra natura, ha parlato la nostra lingua, ha guarito le nostre ferite, ha risuscitato i nostri morti, un Dio si è consegnato per noi ai lacci e alle ingiurie del tradimento, si è lasciato mettere a nudo sulla pubblica piazza fra ladri e prostitute, si è lasciato inchiodare ad un legno, lacerare dalle verghe, coronare di spine, ed infine è morto per noi su una croce. E dopo tutto questo, voi pensate che vi sarà permesso di bestemmiare e di ridere, e di andare senza timore alle nozze di tutti i vostri vizi? No, non illudetevi, l’amore non è un gioco; non si è amati impunemente da un Dio, non si è amati impunemente fino alla croce. Non è la giustizia che è senza misericordia, è l’amore. L’amore è la vita o la morte, e quando si tratta dell’amore di un Dio, è la vita eterna o la morte eterna” (La forza dell’amore).

 

A volte ci chiediamo, come mai sia possibile che Gesù sia già venuto, ci ha insegnato ad amarci, e nel mondo regni ancora tanta cattiveria e tanto odio? Abbiamo forse pensato troppo a fare festa perché veniva Gesù( a Natale), e pensato poco a cambiare la nostra vita, a combattere l’ingiustizia e la cattiveria del mondo, per fare posto a Gesù in noi! Non basta che Gesù appaia all’orizzonte perché il male scompaia e trionfi il bene. Occorre che Gesù raggiunga tutti gli angoli del mondo –

e questo è l’aspetto missionario del Natale – in cui non è ancora conosciuto e in cui si annida il male. Da 2000 anni Gesù è venuto, ma in tanti luoghi è di casa ancora la violenza, la guerra, e i poveri vengono oppressi e sfruttati; in tante parti del mondo si muore di fame e si vive nella paura e sempre nello stato di guerra. Ma non andare troppo lontano, guarda il tuo cuore, osserva te stesso. Quanti spazi e angoli del tuo cuore nei quali Gesù non ha potuto entrare, perché regnano l’indifferenza, l’egoismo e la mancanza di amore e di fede, e forse vi regna indisturbato,il peccato!..

Fare Natale vuol dire permettere a Gesù di raggiungere tutti gli angoli del nostro cuore, buttar via le barriere che gli impediscono di riempirci del suo amore. Fare Natale significa pure collaborare con Gesù per fare un mondo più bello e più buono ove regni l’amore e la pace annunciata fin dalla sua nascita. Ora incomincia da te!.

 

 

Inoltre la vita del Battista fu tutta “voce” per gridare ai suoi contemporanei la salvezza mediante la remissione dei peccati. Quando la voce entra nel cuore dell’altro, tace, cade. Così quando la Parola( = Cristo) fa la sua apparizione, la voce( = Giovanni), tace, si ritrae.

Il momento più bello della vita di Giovanni, fu quando si incontrò con Gesù. Quando lo vide venire verso di sé, esclamò:”Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che prende su di sé, il peccato del mondo, ecco colui del quale vi parlavo..”.

 

 

Anche per noi sta ora per realizzarsi questo incontro. Alla santa Comunione Eucaristica, lo accoglieremo con le stesse parole del Battista: “Ecco l’Agnello di Dio”.. Egli ci riempia il cuore di gioia e di coraggio, per poter essere suoi veri precursori e testimoni in questo povero mondo.

Maria SS. la Madre di Gesù ci accompagni e ci aiuti.

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