Missione è consolazione

Servitori della consolazione di Maria: Gesù Salvatore Servitori della consolazione di Maria: Gesù Salvatore

Giugno è il mese della Consolata, non solo per i torinesi e tutti i missionari e missionarie che da Lei prendono il nome, ma anche per milioni di persone che, nei quattro angoli della terra, l’hanno conosciuta.

San Giuseppe Allamano, servitore instancabile e gioioso della Madonna, aveva capito bene che dalla Consolata venivano una forza e un messaggio impossibili da confinare nelle mura di un santuario. La sua forza di consolazione spingeva fuori, incontro alle persone, specialmente le più marginali della città. Per questo il nostro fondatore si è curato, oltre che dei giovani sacerdoti a lui affidati e dei fedeli che frequentavano il santuario, anche dei carcerati, dei tranvieri, dei lavoratori, delle «servette e sartine», non solo per alimentarne la fede ma anche per promuovere ogni iniziativa che ne migliorasse le condizioni di vita. Ha sostenuto anche la stampa cattolica (sia in Francia che a Torino) e ha poi fondato nel 1899 il «periodico» La Consolata, da cui è nata questa nostra rivista Missioni Consolata, per comunicare la consolante vicinanza della Mamma di Gesù sia nelle case di Torino, che in quelle lontane dei migranti italiani in America.

Ma tutto questo, per San Giuseppe Allamano, ancora non era sufficiente: voleva fare la sua parte nel donare, come Maria, Gesù a tutta l’umanità: ecco allora la fondazione dei due istituti missionari, e l’invio, a partire dal 1902, di centinaia di evangelizzatori in Africa, poi in America e, successivamente, in Asia.

Servitori della consolazione di Maria: sono poche parole che sintetizzano non solo l’identità dei missionari e missionarie della Consolata, ma il cuore stesso della missione della Chiesa. La vera consolazione è Gesù che è testimone dell’amore di Dio per ogni uomo e per la creazione. Egli è colui che si è fatto servo, non padrone, degli uomini, affinché vivano secondo il sogno di Dio che li ha creati: custodi del creato, generatori di vita, gioia e pace, liberi da ogni schiavitù.

Consolare non è coccolare o illudere gli altri che il male non esista. È stare accanto, con amore, speranza e fede, alle persone nella realtà, spesso dura, della loro vita.

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Il Santuario della Consolata e San Giuseppe Allamano

La missione della consolazione, oggi, si confronta con sfide vecchie e nuove. Vecchie come il razzismo, la povertà, l’ignoranza, la schiavitù, la mercificazione delle persone e la rapina dei beni comuni a vantaggio di pochi. Nuove come l’intelligenza artificiale, il martellamento della pubblicità, la pressione dei social, il consumismo esasperato, l’idolatria dell’io, la presunta difesa dei confini, l’attacco alla famiglia e alla vita, la smaterializzazione dei contatti e delle amicizie, il cambiamento climatico e quanto altro.

Consolare, oggi, è anche dire, assieme a papa Leone: «Beati gli operatori di pace! Guai invece a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso».

Consolare è contestare un approccio solo repressivo e securitario ai problemi sociali, proponendone un altro che metta al centro la dignità delle persone, soprattutto di quelle più emarginate. Non si risolvono i problemi con più carceri, più muri, più rimpatri, ma con più cura delle persone, più promozione della pace, più rapporti commerciali equi.

Consolare oggi è contestare le scelte lasciate agli algoritmi e rimettere al centro quelle motivate dall’etica e dalla responsabilità personale.

Consolare diventa allora una sfida alla passività, alla rassegnazione, alla tentazione di relazionarsi con la realtà e la storia solo attraverso uno schermo, cambiando canale quando non si è contenti.

Consolare ha la sua radice nell’esperienza della risurrezione che apre orizzonti di vita e amore a tutta l’umanità. La sua energia viene dal fuoco dello Spirito della Pentecoste che alimenta l’amore come impegno e servizio con una fede forte e una speranza che sa guardare oltre le molte morti che affliggono l’umanità.

Così il 20 giugno, festa della Consolata, è il giorno nel quale rinnovare il nostro impegno per la missione, una missione nuova e creativa che sappia andare incontro alle grandi domande della vita di oggi rivelando la presenza del Signore in mezzo a noi.

* Padre Gigi Anataloni, IMC, direttore responsabile della rivista Missioni Consolata.Editoriale - Giugno 2026

Ultima modifica il Martedì, 02 Giugno 2026 23:06

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