Con la celebrazione Eucaristica questo sabato, 30 maggio 2026, si è concluso a Roma il corso di formazione continua G50 di un gruppo di 12 missionari della Consolata che compiono 50 anni di ordinazione.
Il percorso iniziato il 4 maggio ha approfondito una serie di tematiche che comprendevano: La Parola di Dio e la Vita Consacrata, le stagioni della vita, la missione oggi (Visita ai luoghi della memoria del Fondatore); dialogo con i membri della Direzione Generale e Prendersi cura nella terza età.
L’iniziativa è stata organizzata dall’Ufficio Generale per la Formazione e coordinata dal Consigliere Generale, padre Mathews Odhiambo Owuor, insieme ai padri Antonio Rovelli e Ernesto Viscardi.

Padre Antonio Rovelli, padre James Lengarin, padre Mathews Odhiambo e padre Flavio Pante
La cerimonia conclusiva, ricca di elementi simbolici è iniziata nella sala colonne della Casa Generalizia. “Vogliamo rendere grazie al Signore in modo particolare per i 50 anni di vita sacerdotale che la bontà del Signore ci ha concesso, di dedizione alla missione, di servizio generoso alla Chiesa e di amore per i popoli vissuto nella gioia e nella fedeltà quotidiana”, furono alcune sentimenti di gratitudine e di speranza espressi all’inizio della celebrazione. “Desideriamo anche rinnovare davanti al Signore la nostra passione per la missione, chiedendo la grazia di continuare ad amare il nostro Istituto, dando esempio e accompagnando i missionari giovani, come artefici di comunione e testimoni del Vangelo fino agli estremi confini della vita e del mondo”.

Di seguito, i missionari hanno proseguito in processione verso la cappella della comunità per continuare la Santa Messa presieduta dal Superiore Generale, Padre James Lengarin, che nella sua omelia, ha ricordato che “il ministero e quindi la missione, non è mai solo attività ma è grazia che ci precede e ci accompagna”.

Il Superiore Generale guida la processione con la Torcia del Centenario della morte di San Giuseppe Alllamano
Padre James ha poi indicato che “la missione, quella vera che viene da Dio, ha una fecondità che non si misura in numeri, ma in volti trasformati, in vite rinnovate, perché la missione non è una attività ma una identità; non è un progetto ma una Grazia, non è un merito ma una risposta”.
Indirizzandosi particolarmente ai partecipanti al corso il Superiore Generale ha espresso come un augurio che “oggi non celebriamo solo un anniversario.

Celebriamo:
- la fedeltà di Dio, che vi ha accompagnati in ogni continente;
- la vostra perseveranza, che ha attraversato gioie e fatiche;
- la fecondità nascosta, che solo il Signore conosce;
- la comunione, che vi ha sostenuti come famiglia missionaria.

E celebriamo anche una consegna: continuare a essere, come Paolo, testimoni non di noi stessi, ma di Cristo; continuare a essere, come Gesù, uomini la cui autorità nasce dalla verità; continuare a essere, come l’Allamano, missionari che consolano perché prima si lasciano consolare”.
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“Lettera a San Giuseppe Allamano”

Dal canto loro i partecipanti al corso hanno sintetizzato quanto vissuto e condiviso in questa esperienza, componendo un’immaginaria lettera indirizzata al Fondatore, sullo stile dei diari dei primi missionari, nella quale hanno riaffermato la loro adesione al modello del missionario da lui indicato. Riconoscendo anche l’evidente e rapida evoluzione del nostro mondo e di conseguenza del pensiero e della prassi che la missione ha vissuto in questi ultimi 50 anni, i corsisti hanno anche espresso l’auspicio che nell’insieme dell’Istituto non venga a svigorire il desiderio di identificazione a quell’ideale di missionario proposto dal Fondatore che ha le particolarità della santità, della consacrazione e della missione alle genti.
Leggi qui il testo integrale della “Lettera a San Giuseppe Allamano”

Come segno di attaccamento al nostro santo Fondatore è stata distribuita a tutti I partecipanti la sua immagine con reliquia e per fare memoria dei temi trattati nelle settimane del corso a tutti è stato donato il libro di Romano Guardini: Le età della vita.

I padri James Lengarin e Michelangelo Piovano (foto) sono appena tornati dal Brasile, dove hanno svolto la Visita Canonica alle 22 comunità missionarie sparse nell’immenso territorio di quel paese sudamericano. Nel salutare i partecipanti al corso G50, il vice Superiore Generale ha condiviso la gioia di aver visto nelle comunità visitate ed in particolare in quelle indigene dell’Amazzonia la fiamma del carisma lasciato dal Santo Fondatore. Rivolgendosi ancora ai missionari presenti ha detto: «Lo stesso amore per la missione che vi ha animato e sostenuto in questi 50 anni nella evangelizzazione attira ancora oggi i giovani a seguire questa vocazione e dobbiamo saper accogliere ed accompagnare questa loro chiamata con la nostra presenza e testimonianza".

Non sono mancati i ringraziamenti, al Superiore e ai membri di Casa Generalizia per la fraterna e calorosa accoglienza, al personale di servizio, alla Direzione Generale che ha proposto il corso attraverso il team dell’Ufficio Generale della Formazione e studi. Dal canto suo, padre Mathews Odhiambo, ha ringraziato il gruppo per la loro pronta adesione al corso e per la loro attiva partecipazione. Le valutazioni espresse, ha affermativo padre Mathews, saranno di pratico aiuto per il prossimo corso G50 di settembre 2026.
* Padre Ernesto Viscardi, IMC, membro dall’Ufficio per la Formazione.






