Ebola, dopo RD Congo anche l'Uganda è a rischio epidemia

 Emergenza ebola, l'allarme di Medici con l'Africa Cuamm Emergenza ebola, l'allarme di Medici con l'Africa Cuamm Emergenza ebola, l'allarme di Medici con l'Africa Cuamm Emergenza ebola, l'allarme di Medici con l'Africa Cuamm Foto: Vatican Media
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L’allarme sull’espansione del virus è del direttore dell’organizzazione attiva in Africa, don Dante Carraro. “Nella Repubblica Democratica del Congo si continua a morire, la gente ha paura e scappa verso il Paese confinante dove abbiamo attivato sistemi di protezione nei nostri ospedali”

Allerta massima negli ospedali dell’Uganda. “È qui che il virus Ebola si trasmette maggiormente, soprattutto attraverso i liquidi biologici e in particolare il sangue”, avverte ai media vaticani il direttore di Medici con l’Africa Cuamm, don Dante Carraro. “Tanta gente – racconta – sta scappando dalla Repubblica Democratica del Congo dove c’è paura perché si continua a morire”, e l’Uganda rappresenta la meta più prossima per molte persone. “Sappiamo che l’ondata potrebbe arrivare nei prossimi giorni e diventare pericolosissima per la popolazione”, aggiunge il sacerdote. Per questo motivo sono scattati i sistemi di protezione nei principali nosocomi del Paese dell’Africa orientale, che saranno impegnati in prima linea per fronteggiare l’epidemia. “Nei nostri ospedali stiamo distribuendo quelli che vengono chiamati ‘DPI’, cioè i dispositivi di protezione personale - mascherine, camici cerati, guanti e stivali – perché bisogna proteggere il personale sanitario”.

“Il confine tra i due Paesi è molto poroso”, afferma don Dante a proposito della diffusione del virus. “La problematica più grave – spiega – è che il sistema sanitario nella Repubblica Democratica del Congo è estremamente debole. Ci sono pochissime risorse umane ed economiche e la rete degli ospedali e dei centri sanitari funziona malissimo, quindi è un Paese dove l’epidemia si riesce a contenere con estrema difficoltà”. La situazione è relativamente diversa in Uganda, perché “è un po’ più strutturato e pure un po’ più abituato a rispondere all’emergenza, anche perché negli ultimi 20 anni c’è sempre stato qualche focolaio di Ebola”.

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Ebola, emergenza a Kampala

Il sistema dei controlli

Il punto fondamentale resta la scarsa capacità di isolare casi acclamati, di tracciare i contatti e prima ancora la mancanza di test adeguati per appurare i casi con una certa tempestività. Una criticità evidente al confine tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda. “I test – afferma inoltre il direttore di Cuamm - sono molto complicati perché non si tratta di un batterio, che è molto evidente. Si tratta, invece, di un virus e quindi servono tecniche più sofisticate e laboratori adeguati che nei Paesi meno sviluppati sono molti di meno”.

Il quadro è diverso nel resto del mondo. “Per i Paesi sviluppati non vedo un problema particolarmente grave”, dice ancora don Dante, che invita a considerare anche il fatto che il sistema sanitario in Italia e in Europa preveda protocolli ben precisi quando c’è in giro una epidemia di Ebola. Tali protocolli generalmente vengono eseguiti alle frontiere dalle autorità locali nell’ambito di sistemi di controllo raffinati e puntuali. “Non c’è alcun caso al di fuori del continente africano”, assicura il religioso, ricordando inoltre il sistema di sorveglianza epidemiologica dell’Organizzazione mondiale della sanità che, appunto, ha il compito di ‘allertare’ su eventuali casi sospetti provenienti dall’Africa facilitando così i controlli nei diversi Paesi. Nei giorni scorsi questa precauzione ha fatto scattare alcuni test anche in Italia, che sono risultati negativi.

Fonte: Vatican News

Ultima modifica il Venerdì, 29 Maggio 2026 15:21

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