Nato nel 1974 a Bumula, nella diocesi di Bungoma, nel Kenya occidentale, il missionario della Consolata, Fratel Joseph Wamalwa Marango è figlio di Mark Wamalwa e Agnes Nasike. È stato battezzato quando era ancora bambino e ha frequentato la scuola nel suo paese e poi a Kakamega, dove ha proseguito i suoi studi. Lì conobbe i missionari della Consolata e tra questi alcuni suoi colleghi.
Joseph ricorda di aver ricevuto alcune pubblicazioni da padre Attilio Lerda, l’allora promotore vocazionale del Kenya. Dopo averle lette scrisse una lettera al missionario, e due settimane dopo ricevette una risposta con altre indicazioni sulle missioni. In seguito, fece richiesta di entrare in seminario. Dopo aver terminato la scuola secondaria, fu invitato a partecipare ad alcuni incontri a Nairobi e quattro mesi più tardi, fu ammesso al seminario della Consolata.
In questo video, registrato a Roma nel settembre 2025 durante il corso di formazione continua (G25), Fratel Joseph Wamalwa racconta la storia della sua vocazione come fratello missionario della Consolata.
“Voglio diventare un Fratello”
“Fin dall'inizio volevo diventare un Fratello”. Nel percorso formativo “ho dovuto seguire alcuni corsi sulla vita religiosa e poi studiare ingegneria al politecnico prima di andare a Sagana per l’anno di Noviziato. Alla fine, mi hanno chiesto se volessi cambiare idea e ho risposto di no: voglio diventare un Fratello”, ha riaffermato.
La vocazione a Fratello nell'Istituto della Consolata è una chiamata laicale alla vita consacrata missionaria. Il Fratello non riceve l'ordine sacro del sacerdozio, ma condivide pienamente la missione evangelizzatrice, dedicandosi all'annuncio del Vangelo attraverso opere pratiche, professionali, educative e di sviluppo umano.
Dopo aver emesso i voti temporanei, Fratel Joseph si è trasferito al Seminario Allamano House insieme agli altri studenti, dove ha studiato al Tangaza materie che riguardano lo Sviluppo umano e la gestione di progetti. Al termine del corso, invece di partire in missione fuori dal Kenya, padre Francesco Viotto gli chiese di rimanere nel Paese. Così, emise la professione perpetua e si recò all’Istituto tecnico di Sagana. “Ho avuto diversi ruoli fino a diventare, nel 1979, il primo direttore Keniota dell’Istituto Tecnico”, racconta.
“Ho lavorato lì per circa otto anni, periodo in cui ho imparato molto. Sono felice e grato a Dio perché mi ha aiutato e sono riuscito ad aiutare molti studenti; il programma funzionava molto bene”.
Infine, dopo questa ricca esperienza, fratel Joseph è stato inviato in Costa d’Avorio, dove è rimasto per tre anni svolgendo attività pastorali, una missione che ha significato molto per lui. Tornato in Kenya, ha lavorato nei progetti della Casa Familia Ya Ufariji, che accoglie bambini e ragazzi di strada, offrendo loro formazione e dignità. In seguito, prestò servizio presso il Seminario e successivamente per quattro anni nel Dispensario di Sagana, a cui seguì un anno sabbatico a Nairobi.
Durante questo periodo prese parte a Roma al corso di aggiornamento per i missionari che celebrano 25 anni di ordinazione o professione religiosa. “Ho imparato moltissimo. Cose che conoscevo solo dai libri ho potuto vederle con i miei occhi, e questo mi ha rinvigorito. Ho visitato il Vaticano, i musei e la casa natale del nostro Fondatore (a Castelnuovo Don Bosco), oltre a numerose chiese di valore storico. Torno a casa con tutto questo bagaglio che mi aiuterà nelle mie attività future. Anzi, torno migliore di quando sono arrivato, e ne sono molto felice. Ringrazio la Direzione Generale per il corso”, dice.

I partecipanti al corso di formazione permanente G25 a Roma, settembre 2025
La vocazione a Fratello
Nell'Istituto ci sono 28 fratelli. “Le vocazioni a Fratelli sono in calo, ma speriamo per il meglio nel futuro. Nel 2027 celebreremo l'Anno dei Fratelli e speriamo di promuovere questa vocazione nella nostra congregazione. Oggi abbiamo bisogno di fratelli che si preparino, che studiano per diventare medici, avvocati, ecc., e che testimonino l'amore di Dio tra coloro a cui saranno invitati. È giunto il momento che tutti i missionari si impegnino per promuovere la vocazione a Fratello. Viviamo in un’epoca in cui la gente è super impegnata ma si dimentica della loro fede, è a costoro che siamo chiamati ad andare. Questo avrebbe un forte impatto nella loro vita”, conclude il religioso.
* Padre Jaime C. Patias, Ufficio per la Comunicazione.






