Nello studio della spiritualità cristiana esiste un corso chiamato “visione spirituale”. Questo corso è spesso collegato nell'iconografia ortodossa che insegna che le icone non sono semplicemente arte, ma finestre sul cielo che vengono “scritte” (dipinte) per essere lette.
Il corso aiuta quindi a interpretare le icone insegnando all'osservatore a guardare oltre lo stile bidimensionale e artistico, e a comprendere il linguaggio simbolico dei colori, dei movimenti e della luce.
Avvalendomi delle tecniche di questo corso, vorrei dare una interpretazione spirituale del suddetto dipinto della Beata Irene Nyaatha (1891 - 1930), missionaria della Consolata, beatificata sotto il pontificato di papa Francesco il 23 maggio 2015.
Nel dipinto in questione incontriamo i seguenti elementi:
1. L'icona della Madonna della Consolata
L'icona della Madonna della Consolata è collocata esattamente in cima all'intero dipinto e, osservandola attentamente, si nota che è a contatto con il copricapo che indossa la Beata Irene. Perché questa icona è posta in cima, e perché è a contatto con il copricapo di Irene?

Le nostre Costituzioni ci dicono che: «Portiamo il nome della Consolata, e l'Istituto è opera sua. Ci sentiamo partecipi della missione materna di Maria di portare al mondo la vera Consolazione, Cristo Salvatore, e con lei annunciamo la gloria di Dio alle genti» (Cost.11).
Nella nostra missione apostolica, Maria rimane il modello e la fonte da cui traiamo la nostra ispirazione. Di conseguenza, Maria è collocata in cima all'immagine per indicare che ella è la sorgente e l'origine di tutto ciò che compie la Beata Irene.
Inoltre, il contatto tra la Consolata e la Beata Irene, simbolizza il fatto che dalla Consolata scorre verso la Beata Irene quella consolazione che porterà al popolo.
2. L'immagine della Beata Irene
Anzitutto, l'immagine di Irene è la più visibile: più grande di tutte le altre e collocata al centro dell'intero dipinto. Perché?
Perché lei è il centro della nostra attenzione; lei è il punto focale. Irene indossa un copricapo bianco dipinto di nero all'interno. Sul petto ha la croce. Le sue mani toccano due giovani. I suoi occhi non guardano i tre giovani, ma sono rivolti in avanti. Cosa comunicano spiritualmente tutti questi elementi?
Il copricapo: Il copricapo che Irene indossa ha la forma di un ombrello. All'interno è dipinto di nero. Un ombrello è destinato a proteggere una persona dal sole cocente o dalla pioggia.
Ciò significa che la Consolazione che proviene dalla Consolata, e attraverso Irene al popolo, era davvero come una protezione contro ogni forma di sofferenza umana. Era un antidoto contro la malattia, la povertà, l'ignoranza, la disperazione e altre calamità che affliggono le persone.
L'interno del copricapo è dipinto di nero per simboleggiare che le tenebre della sofferenza umana venivano sconfitte dal potere della consolazione di Maria attraverso di lei.
Gli occhi della Beata Irene: Gli occhi guardano avanti anziché verso i tre ragazzi che le stanno accanto. Ciò indica che c’è una missione più grande di ciò che ha già compiuto. In altre parole, come Gesù Cristo, deve andare nei villaggi vicini a portare anche lì la Consolazione di Dio, poiché è per questo che è diventata missionaria ed è stata inviata (Mc 1,38). Pertanto, con san Paolo, la Beata Irene può dire: «Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù.» (Fl 3,12).
La croce sul petto: Questa croce è un simbolo di sacrificio e di dedizione per la missione, tenendo presenti le parole del nostro Fondatore, san Giuseppe Allamano: «È per mezzo della croce che ci santifichiamo, non per mezzo delle parole e neppure solo delle preghiere; queste giovano anche, ma il più importante è portare bene la croce.»
Pertanto, con san Paolo, Irene può nuovamente esclamare: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me.» (Gl 2,20).
Le mani di Irene: Le mani di Irene toccano i due giovani che si trovano alla sua sinistra e alla sua destra, ciò simbolizza che la missione deve andare oltre la semplice trasmissione di un messaggio, per giungere a comprendere, condividere e abbracciare la vita, la cultura e le lotte delle comunità evangelizzate.
I tre ragazzi: Davanti a Irene si trovano i tre ragazzi. Il ragazzo alla sua sinistra ha la gamba sinistra amputata. L'altro ragazzo, alla sua destra, sembra avere un braccio rotto.
I due ragazzi sono simboli della sofferenza fisica umana, che ha bisogno del contatto che sana del missionario della Consolata.

La tomba della Beata Irene nella cattedrale di Nyeri nel Kenya
I volti di questi due ragazzi sono pervasi da un sorriso, a significare che, nella loro sofferenza, non sono soli; c'è qualcuno che li rassicura che una nuova alba si sta avvicinando. È come se attraverso Irene, Dio avesse loro rivolto il messaggio profetico di speranza: «Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia.» (Is 41,10).
Il ragazzo in mezzo ha il petto scoperto. La sua veste è di fattura tradizionale e le sue mani sembrano legate. Sotto le mani legate vi è un oggetto che sembra avergliele legate. Questo ragazzo è simbolo di una persona immersa nella superstizione.
La presenza di Irene è già l'inizio della rimozione di questa veste di superstizione. La croce è collocata proprio sulla sua testa. Questa croce è simbolo dell'opera ultima e compiuta di Gesù Cristo, che spezza le catene del male, del peccato e della schiavitù spirituale, offrendo liberazione dalla paura e dall'oppressione demoniaca.
* Padre Orero Charles, IMC, missionario della Consolata che opera in Tanzania.






