Padre Adolfo De Col: "Sei stato instancabile. Ora riposa, godi, esulta, loda"

Il padre Adolfo De Col durante una delle sue visite alle missioni in Kenya Il padre Adolfo De Col durante una delle sue visite alle missioni in Kenya Foto: AfIMC

Il 8 maggio 2026 è tornato alla casa del Padre il missionario della Consolata, padre Adolfo De Col che apparteneva alla comunità di Alpignano (Italia). Aveva 98 anni di vita, di cui 76 di professione religiosa e 72 anni di sacerdozio.

Ho conosciuto padre Adolfo De Col prima di incontrarlo personalmente. In noviziato provenivamo da tre fonti: Montevecchia, Biadene, Rosignano Monferrato. Spesso, allora e dopo, ci scambiavamo valutazioni dei nostri formatori precedenti. Quelli provenienti da Biadene - e gli altri i loro - ricordavano con affettuosa ammirazione e riconoscenza il loro trio.

Al ricevere la mia notifica del decesso di padre De Col un missionario mi ha scritto: “Con i padri Bosello e Garniga, padre De Col è stato il mio maestro”. E dalle conversazioni precedenti so che chi scrive non intende maestro di materie scolastiche, ma della vita, con la sua vita. È quanto affermano altri due missionari commentando la sua morte. “Eri un uomo di grande cuore e un grande esempio per noi missionari giovani. “Caro padre De Col, quanto ho imparato da te!”

20260512Col1

Il Papa Francesco e padre Adolfo De Col

Seguendo questa scia, tra le testimonianze ricevute da amici comuni ne trascrivo alcune. All'unisono sottolineano caratteristiche della sua personalità e ricchezza umana. “Sempre gentile, sereno, sorridente”. “Ancora brioso a 90 anni!”. “Anni fa fece il week-end di Incontro Matrimoniale, impegnandosi poi come guida. Con garbo e il sorriso entrava nel cuore delle persone e pregava per noi”. Facendo memoria dei suoi anni a Bevera un giornale locale della Brianza scrive: “Molti lo ricordano come persona discreta, profondamente legato alla Missione e capace di lasciare un segno autentico”.

Per la prima volta lo incontrai a Kangeta, Kenya. Una missione incipiente dopo aver consegnato quella di Tuuru al Cottolengo, padri e Suore, perché potessero attendere con professionalità ai bambini poliomielitici dell'Opera iniziata da padre Franco Soldati, che in seguito diede inizio a Mutuati.

20260512Col2

Missione incipiente! Tutto era semplicità. Come semplice era lui. Per dimora una capanna più che casa. Ma poteva scrivere: “Imparo a fare a meno di tante cose nel modo di vestire e nel cibo. Faccio da cuoco a me stesso, e nonostante il misero cibo sto ingrassando”. Gli dava fastidio il forte vento che sollevava nubi di polvere. Dice di desiderare e attendere la stagione piovosa. Del suo apostolato scrive: “Cerco di dare alla gente l'essenziale per la loro vita cristiana, quello che ha reso stabili e forti i nostri genitori”. Conclude: “Sto benone”. Benone! Parola consueta sulle sue labbra. Come pure: “Che bello, quanto è bello!” Sapeva stupirsi e gioire.

A Kangeta rimase 13 anni. Arrivato in Kenya a 54 anni è ovvio che non potesse apprendere bene la lingua, ma con determinazione e impegno sufficientemente. Tuttavia, è proprio il caso di affermare che predicava, annunziava, ed evangelizzava con il cuore, dedizione, zelo, e amore per la gente. Ispirandosi, come afferma lui stesso, al metodo dei primi missionari, gli premeva la promozione umana con vari interventi. Una dimensione: coltivare i campi in modo più produttivo.

20260512Col10

Padre De Col durante una delle sue visite alle missioni in Kenya

La zona di Kangeta non si presta all'agricoltura. Il Capo villaggio gli aveva donato un vasto appezzamento in pianura a circa 15 km. Là costruì tre capanne e vi si recava periodicamente, fermandosi anche la notte, con alcuni, desiderosi di apprendere. Era orgoglioso di questo progetto educativo.

Prima di Kangeta padre Adolfo De Col aveva trascorso tre anni a Tuuru, avendo come mentore il mitico padre Franco Soldati, esperto missionario, scrittore fecondo, perfetto conoscitore della lingua, imbevuto della cultura locale. Campo faticoso da dissodare quello dell'Igembe. Un missionario che vi lavorò alla sua apertura scrisse nel Diario: “Sotto ogni foglia degli alberi di Tuuru si annida un diavolo”. L'immagine esprime plasticamente la difficoltà di evangelizzare, testimoniata pure da missionari che vi susseguirono. Sembrava una cultura impenetrabile, restia persino all'ascolto. Una società dominata, fino a intimorire, da associazioni di anziani, rinchiusi nei loro segreti culturali. A rammollire il terreno vi provvide l'Opera di padre Soldati, coadiuvato da padre De Col, a favore dei bambini poliomielitici. Opera divulgata dal cortometraggio “Il miracolo delle stampelle”.

20260512Col9

Fratel Giuseppe Argese e padre Adolfo De Col nella missione di Tuuru in Kenya. Foto: AfIMC

Come pure aiutò un altro miracolo: l'acquedotto ingegnato da Fratel Giuseppe Argese, che inizialmente con un percorso di 25 km portò acqua a Tuuru. In seguito, fu esteso a 250 km. Il progetto ancora provvede a circa 250,000 abitanti della zona. Che benedizione! Quanta fatica risparmiata alle donne! Salute migliorata. Riconoscenza da parte della popolazione e del Governo. Fratel Argese era conosciuto come “Mukiri'” il silenzioso. Silenzioso in parole lo era, ma loquace in varie opere con conoscenza tecnologica e gusto artistico. Un trio favoloso mutò la realtà dell'Igembe: padre Soldati, padre De Col e Fratel Argese.

20260512Col5

Messa esequiale di padre Adolfo De Col nel Santuario di S. Giuseppe Allamano. Foto: Gianantonio Sozzi

Un'altra difficoltà con cui cimentarsi era la coltivazione della miraa. Foglie narcotiche la cui masticazione nel passato era privilegio degli anziani, ma poi divenuta di consumo comune e merce di mercato. Se la miraa era una fonte di introito era pure causa di intorpidimento mentale che impediva lo sviluppo e generava problemi famigliari, sociali, e di salute. Padre De Col più volte esprimeva sofferenza per questa realtà diffusa. Tuttavia, non si arrendeva, avvertiva, richiamava.

Nel 1990 rientrò in Italia: 4 anni a Bevera, 30 in Casa Madre, 1 ad Alpignano. Indubbiamente il suo cuore sempre pulsava Missione. Della sua presenza in Casa Madre menziono solamente due attività: seguire gli “Amici Missioni Consolata” e altri Gruppi e accompagnare gruppi nelle missioni, specialmente in Kenya, dove conosceva persone e posti. Con il suo consueto brio li educava e animava alla Missione.

20260512Col6

Con questa attività si fece centinaia di amici e conoscenti con i quali teneva cordiali rapporti. Era la sua nuova missione: ascoltare, contattare, essere contattato. Che fosse molto conosciuto e benvoluto lo attesta la larga partecipazione alla recita del Rosario, e più ancora all'Eucaristia esequiale il 11 maggio 2026. Questa fu presieduta da Mons. Virgilio Pante (foto sopra), vescovo emerito di Maralal (Kanya) concelebrata da 27 missionari. I Consigliere della Regione Europa, padre Piero Demaria (foto sotto) tesse l'eulogia, e dopo la comunione tre testimonianze. Più che vero il versetto cantato: “Quando busserò alla tua porta avrò amato tanta gente e avrò amici da ritrovare, tantissimi!” Conscio di questo fu lui stesso ad esprimere il desiderio che il funerale fosse celebrato al Santuario di San Giuseppe Allamano, di cui fu Rettore 10 anni.

20260512Col11

Alla fine di febbraio del 2025 cadde: frattura, ospedale, fisioterapia. Non potendo essere propriamente atteso fu destinato alla comunità di Alpignano. Con sofferenza e sacrificio si arrese alla realtà. Alla sua morte aveva 98 anni e mezzo. A chi gli augurava di arrivare ai 100 diceva di non desiderarlo. Ultimamente per un periodo ebbe un torpore mentale, ma poi si riprese. Chi lo visitò gli ultimi giorni, e persino l'ultimo, lo trovarono vispo e colloquiante. Tuttavia, il giorno prima telefonando lui stesso a una conoscente disse: “È giunta l'ora”. Mera espressione rituale o sensazione vera?

20260512Col7

Fino al 2025 era attivo. A chi gli consigliava di rallentare il passo replicava: “Ma ci sono ancora tanti progetti da portare avanti”. Ora e per l'eternità l'unico progetto è lodare il Signore. Recita Sant'Agostino: “È questa la vita che dobbiamo sospirare”. E continua: “Quaggiù si brama, lassù si consegue. Qui si sospira, là si gode. Qui si prega, là si cantano lodi. Qui si geme, là si esulta”.

Caro Padre Adolfo De Col sei stato instancabile. Ora riposa, godi, esulta, loda. Noi, tantissimi, ti siamo grati per averci arricchiti con la tua umanità, esempio, e vita.

* Padre Giuseppe Inverardi, IMC, Casa Madre a Torino.

Ultima modifica il Martedì, 12 Maggio 2026 20:54

Gli ultimi articoli

Il dolore del Papa per la morte di mons. Osório Afonso, ucciso in Mozambico

Il dolore del Papa per la morte di mons…

Redazione * 06-06-2026

Il canale Telegram della Sala Stampa della Santa Sede comunica il cordoglio di Leone XIV per il “grave atto di violenz...

Ucciso il Vescovo di Quelimane, Mons. Osório Citora Afonso

Ucciso il Vescovo di Quelimane, Mons. Os…

Jaime C. Patias * 06-06-2026

La Chiesa cattolica in Mozambico e i missionari della Consolata sono in lutto per l'uccisione di Mons. Osório Citora Af...

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo / A  – Io sono il pane vivo

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo / A …

Marco Ceccarelli * 06-06-2026

Dt 8,2-3.14-16; 1Cor 10,16-17; Sal 147; Gv 6,51-58 La festa di oggi non è solo del Corpus Domini, ma del “Corpo e Sa...

Padre Charles Gachara: “Contemplare le meraviglie che Dio ha compiuto”

Padre Charles Gachara: “Contemplare le…

Jaime C. Patias * 05-06-2026

Figlio di Joseph Munyu e Mery Gathinga, padre Charles Lwanga Gachara, IMC, è nato nel 1972 a Kieni East, Central (Kenya...

Padre Luca Bovio, Ucraina: “Uno in Cristo, uniti nella missione”

Padre Luca Bovio, Ucraina: “Uno in Cri…

Jaime C. Patias * 05-06-2026

Originario di Milano in Italia, il missionario della Consolata, padre Luca Bovio, che dal 2008 lavorava in Polonia, dove...

Articoli correlati

onlus

onlus