Oggi in Venezuela, da un punto di vista geopolitico, assistiamo a un fenomeno devastante: la trasformazione di una nazione prospera in un laboratorio di sopravvivenza. I regimi che saturano lo spazio mediatico con proclami di «sovranità» e «democrazia popolare» sono spesso, paradossalmente, proprio quelli che mettono in atto le forme più crudeli di asservimento.
In Venezuela, il salario non è stato solo vittima dell'inflazione, ma di una volontà politica che utilizza la miseria come meccanismo di addomesticamento sociale.
Il Venezuela e il fragile confine della democrazia
Ciò che sta accadendo in Venezuela non è un evento isolato nella storia, ma un promemoria della fragilità delle istituzioni. Le democrazie moderne raramente muoiono per colpi improvvisi; di solito si erodono dall’interno. Il caso venezuelano è emblematico perché lo smantellamento delle sue istituzioni è stato portato avanti utilizzando la stessa retorica democratica per giustificare la concentrazione del potere.
La promessa di prosperità è stata il carburante iniziale. È stato offerto un paradiso operaio finanziato dal gettito petrolifero, ma il risultato è stato la distruzione del tessuto produttivo e la polverizzazione del salario reale. Questa dinamica dimostra che, quando un popolo è costretto a dipendere dall’aiuto statale per sopravvivere, la democrazia diventa una finzione e il lavoro smette di essere un motore di progresso per trasformarsi in una condanna.

Un clamore multisettoriale: dal mondo accademico ai quartieri
Il malcontento in Venezuela ha smesso di essere una statistica per trasformarsi in un coro polifonico di rifiuto. Questa angoscia unisce oggi analisti, attori politici, leader religiosi e, fondamentalmente, i cittadini nella vita quotidiana.
Il consenso istituzionale
Analisti economici e intellettuali concordano su una diagnosi terminale: il modello è insostenibile e il suo fine ultimo è preservare un’élite. Persino la Chiesa, a diretto contatto con la realtà parrocchiale, ha denunciato che il regime umilia il popolo sostituendo la dignità del salario con le briciole della carità politica.
La realtà nelle strade e negli uffici
Nei corridoi delle istituzioni pubbliche e sui marciapiedi dei quartieri più umili, il sentimento è di tradimento. Settori che prima costituivano la base di sostegno al governo oggi guidano la protesta. L’immagine di un professionista o di un operaio incapace di coprire i propri bisogni primari è la smentita più schiacciante di qualsiasi narrativa governativa.
La transizione come imperativo etico
L’unione di questi mondi, l’analisi intellettuale e la straziante realtà del quartiere, genera una pressione senza precedenti. Il sostegno alla lotta dei lavoratori non è una questione di simpatie di parte, ma un imperativo di salute nazionale. La storia dimostra che nessun sistema può sostenersi a lungo termine sulla fame di coloro che producono la sua ricchezza.
La transizione è oggi l'unica via per ripristinare la normalità, uno stato in cui lo sforzo personale si traduca in benessere reale e la dignità smetta di essere uno slogan televisivo per tornare ad essere un diritto umano fondamentale. Il Venezuela non ha bisogno di altre vuote promesse salariali; ha bisogno del ritorno della giustizia sociale basata sulla libertà e sul rispetto del cittadino.
* Padre Clemente Madeira, IMC, missionario in Venezuela






