San Giuseppe è patrono della Chiesa e, di conseguenza, è patrono della missione, che ne è parte essenziale. È pure nostro speciale protettore; dopo la SS. Consolata c’è Lui. Il Vangelo lo chiama: «Giusto» (Mt 1,19). Fu il più grande giusto dopo nostro Signore e la Madonna. Fu giusto nell’osservanza della legge e dei comandamenti; giusto nelle parole, nei giudizi, nelle opere. Chiediamogli questa giustizia che vuole dire santità.
Siamo devoti di questo grande santo. Per quanto lo onoriamo, non lo onoreremo mai come lo onorò il Signore, restandogli soggetto per tanti anni. S. Giuseppe, dopo Maria SS., è il primo cui dobbiamo ricorrere nei nostri bisogni spirituali e temporali. S. Teresa lasciò scritto: «Non ricordo di aver pregato S. Giuseppe per alcuna grazia, che non l’abbia ottenuta ». Anche Don Bosco soleva dire: «Non avviene mai che io chieda una grazia a S. Giuseppe che non l’ottenga! ». Ricordo che, quando ero ragazzo, mi diceva: «Per ottenere salute e ingegno ricorri a S. Giuseppe». Egli è validissimo intercessore presso Dio; quindi, quando sarete in missione, rivolgetevi a lui per tutte le vostre necessità anche temporali.

(a) Chiediamogli prima le grazie spirituali ed Egli ci otterrà anche le altre. Preghiamolo per noi, per la comunità, per le missioni, per tutta la Chiesa.
(b) Per onorare un santo non basta pregarlo, bisogna anche imitarlo. Vi propongo S. Giuseppe in particolare come modello di fedeltà e di vita interiore. Egli non ha fatto miracoli, non ha predicato, eppure fu così santo perché fu umile e fedele alle piccole cose. Fedeltà alle piccole cose, questo è il segreto delle comunità. La grazia che gli ho domandato per voi è di avere una fedeltà ferrea, fedeltà dal mattino alla sera, senza perdersi d’animo. La sua vita, inoltre, fu tutta interiore ed è perciò protettore particolare delle persone consacrate. Chi non sa pregare, chi non sa meditare o raccogliersi, si raccomandi a lui. In missione avrete da fare una vita piuttosto movimentata; imitate S. Giuseppe che, in mezzo a tutte le sue opere esterne, rimase sempre unito a Gesù e a Maria; perciò, il suo cuore si infiammava dell’ardore di quei due cuori.
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(c) Imitatelo anche nella vita umile, nascosta e laboriosa. Lavorava e si manteneva con il provento del suo lavoro. Il Signore lo condusse per la via comune del lavoro, del nascondimento, del sacrificio. S. Giuseppe però lavorava con “spirito”. Metteva tutta la sua cura nel custodire il Signore e la Madonna, e noi dobbiamo avere la stessa cura dell’onore di Dio. Cercava in tutti i modi di rendere contenti Gesù e Maria, e noi dovremmo sempre fare tutto per il solo scopo di piacere a loro. Chiediamo ancora a S. Giuseppe l’amore alla Madonna e alla virtù della castità. Certo, egli doveva essere castissimo, se il Padre gli affidò la custodia di Gesù e di Maria! Diciamogli di cuore: «Fa, o Giuseppe, che noi viviamo una vita santa e sia sempre sicura per mezzo del tuo patrocinio». Ringraziate S. Giuseppe per la protezione che ci dà, e non solo adesso perché ci sono io, che mi chiamo Giuseppe, ma anche dopo, quando non ci sarò più. Questa deve essere in voi una devozione “incarnata”. Dopo nostro Signore e la Madonna viene S. Giuseppe, senza cercare altri.
* Padre Jonah Makau, IMC, Postulazione e Ufficio Storia, Roma.






