V Domenica di Pasqua / A – “Io sono la via, la verità e la vita”

In Cristo via, verità e vita: la Chiesa in cammino verso il Padre In Cristo via, verità e vita: la Chiesa in cammino verso il Padre

At 6,1-7; Sal 32; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

La liturgia della quinta domenica di Pasqua ci invita a contemplare la comunità generata dalla croce e dalla risurrezione di Cristo, la comunità della Nuova Alleanza. È una comunità che vive con lo sguardo rivolto al Signore risorto, segue fedelmente il cammino da Lui tracciato e, nel suo pellegrinaggio, rende testimonianza davanti al mondo alla vita nuova e alla salvezza che vengono da Dio.

La prima lettura (At 6,1-7) delinea con chiarezza alcuni tratti essenziali del volto della Chiesa di Cristo: essa è comunità santa, pur composta da uomini segnati dal peccato; è comunità ordinata gerarchicamente, nella quale tuttavia l’autorità si configura come autentico servizio, vissuto nel dialogo e nella comunione; è comunità di servitori, che accolgono i doni di Dio e li mettono generosamente a disposizione dei fratelli; ed è, infine, comunità animata dallo Spirito Santo, che da Lui trae vita e vigore per rendere, nel corso della storia, fedele testimonianza a Gesù Cristo.

Nel corso di duemila anni di storia, la Chiesa di Cristo continua ad attraversare il mondo come un autentico “segno di contraddizione”, capace di suscitare passioni e rifiuti, simpatie e ostilità, approvazioni e critiche, fiducia e diffidenza, fede e incredulità. Alcuni la difendono con rigidità, fino a giustificare anche ciò che non è giustificabile; altri la contestano senza discernimento, attribuendole ogni male del mondo.

E tuttavia, per gli uni come per gli altri, l’episodio degli Atti degli Apostoli proclamato in questa domenica offre una luce preziosa: la Chiesa è mistero che nasce da Cristo ed è vivificato dallo Spirito Santo, ma è al tempo stesso realtà composta da uomini fragili e limitati. Essa è chiamata a essere nel mondo segno e strumento del disegno salvifico di Dio, pur rimanendo, nella sua dimensione umana, una comunità sempre bisognosa di purificazione e di conversione.

Gli uomini e le donne del nostro tempo sono giustamente chiamati a esigere dalla Chiesa fedeltà alla propria missione; ma sono anche invitati a riconoscerne con onestà le fragilità, le fatiche e le incoerenze. Anche noi siamo chiamati ad assumere un atteggiamento di fede matura, capace di riconoscere insieme la santità della Chiesa e il suo continuo bisogno di rinnovamento.

La pagina degli Atti degli Apostoli che oggi contempliamo ci offre l’immagine della Chiesa nascente a Gerusalemme: una comunità in cui le strutture non sono ancora pienamente definite, ma nella quale è già presente un gruppo, i Dodici, chiamato al servizio dell’autorità. A loro la comunità affida il compito di custodire l’unità e affrontare le difficoltà. Ed è significativo osservare lo stile con cui tale autorità viene esercitata: non come dominio o imposizione, ma come autentico servizio alla comunione. Di fronte alle tensioni, i Dodici convocano l’assemblea, ascoltano, coinvolgono e rendono partecipe l’intera comunità nel discernimento e nella scelta.

Nel corso della storia, questo stile evangelico non sempre è stato pienamente vissuto, e talvolta la Chiesa ha assunto forme più rigide e meno partecipative. Per questo si rende necessario riscoprire il valore dell’ascolto reciproco, del dialogo e della corresponsabilità ecclesiale. Non si tratta di conformarsi a modelli puramente umani, ma di vivere la Chiesa come famiglia di Dio, nella quale tutti, animati dallo stesso Spirito, sono chiamati a contribuire all’edificazione del corpo ecclesiale. Siamo dunque invitati a lasciarci coinvolgere in questo cammino, rimanendo docili all’azione dello Spirito.

L’istituzione dei sette diaconi per il servizio delle mense, cioè per il ministero della carità, ci ricorda inoltre che la Chiesa non è una comunità di semplici destinatari di beni spirituali, ma una comunità di servitori. I discepoli sono chiamati a seguire il Signore Gesù, che ha fatto della sua esistenza un dono totale al Padre e ai fratelli. Egli, infatti, è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la propria vita per la salvezza di tutti: questo è il modello di ogni autentico impegno cristiano.

La nostra partecipazione alla vita della Chiesa è chiamata a tradursi concretamente nel servizio. Siamo chiamati a mettere a disposizione degli altri i doni ricevuti e a vivere un impegno che si esprima in una carità umile e operosa, soprattutto verso i più poveri, i più fragili e i più bisognosi.

La riflessione proposta dall’autore della Seconda Lettura (1Pt 2,4-9) si sviluppa attorno a una ricca immagine biblica: Cristo come “pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio” (1Pt 2,4). Questa immagine affonda le sue radici in Is 28,16, dove il Signore, rivolgendosi ai capi infedeli che “fanno della menzogna il loro rifugio e dell’inganno la loro protezione” (Is 28,15), promette di porre in Sion una pietra “provata, angolare, preziosa e saldamente fondata”, segno di stabilità e di salvezza per il suo popolo nel momento in cui ogni sicurezza umana viene meno. La stessa immagine ritorna anche nel Salmo 118,22.

Nella tradizione giudaica tardiva, questa figura della pietra rigettata dai costruttori ma divenuta pietra angolare del progetto di Dio assume progressivamente un chiaro significato messianico: il Messia atteso è colui che, pur rifiutato dagli uomini, diventa il fondamento stabile su cui Dio realizza la sua opera salvifica nella storia, a favore del suo popolo.

Per l’autore della Prima Lettera di Pietro, Cristo è la pietra viva, scelta e preziosa agli occhi di Dio, resa tale nella gloria della sua risurrezione. Su di Lui il Padre ha fondato il suo disegno di salvezza per l’umanità. Rifiutato dagli uomini, Egli è stato costituito pietra angolare, fondamento stabile e principio di unità dell’edificio spirituale che Dio stesso costruisce nella storia, cioè il suo popolo radunato nella fede e chiamato a vivere nella comunione e nella carità. In questa prospettiva, i credenti sono “pietre vive” inserite in Cristo, partecipi della sua vita e chiamati a formare, attorno a Lui, una comunità che accoglie il dono della salvezza e rende nel mondo testimonianza del Signore risorto.

Questa comunità è la Chiesa. Noi che abbiamo incontrato Cristo e accolto il suo invito siamo chiamati a riconoscerci pienamente parte di questo edificio spirituale e a viverne la realtà ogni giorno. Siamo invitati a purificare ciò che in noi ostacola una piena adesione a Cristo, costruendo la nostra vita a partire da Lui e orientandola costantemente a Lui. Allo stesso tempo, siamo chiamati a custodire e rafforzare la comunione con le altre pietre vive dell’edificio, i fratelli e le sorelle nella fede, condividendo con loro il cammino ecclesiale nella carità e nell’unità.

Nel Vangelo (Gv 14,1-12), Gesù assicura ai suoi discepoli la sua presenza fedele e indefettibile, e rivela il “cammino” che conduce alla casa del Padre. Questo cammino è quello stesso percorso da Cristo: il cammino dell’obbedienza filiale alla volontà del Padre e del dono totale di sé nell’amore e nel servizio ai fratelli.

Coloro che accolgono questo cammino entrano nella pienezza della vita e sono introdotti nella comunione della famiglia di Dio, la comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti noi desideriamo la vita in pienezza e cerchiamo la vera felicità, impegnandoci a dare senso alla nostra esistenza. Resta tuttavia la domanda decisiva sul cammino da percorrere per giungere alla piena realizzazione e sul modo di non smarrirsi lungo la strada della vita, evitando percorsi illusori che non conducono alla pienezza promessa. A questo interrogativo Gesù risponde, nel momento del suo congedo dai discepoli, con parole che sono luce e fondamento: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Egli non indica un itinerario materiale, ma una forma di vita nuova, fondata sulla comunione con Lui, sull’adesione alla sua parola e sull’accoglienza dei valori del Vangelo, che restano saldi al di là del tempo e delle sue mode. È in questo cammino che si apre l’accesso al Padre e si compie la promessa della vita eterna. Siamo chiamati a lasciarci guidare da Cristo, a conformare a Lui i nostri pensieri e le nostre scelte, a condividere i suoi sentimenti e a fare nostro il suo stile di amore e di dono.

Coloro che si uniscono a Cristo e accolgono il suo invito entrano a far parte della famiglia di Dio, una famiglia animata dallo Spirito Santo, chiamata a vivere nella comunione, nell’obbedienza al Padre e nella carità fraterna. Nel giorno del Battesimo siamo stati inseriti in questa famiglia, che è la Chiesa di Cristo, pellegrina nel tempo verso il Regno. In essa siamo chiamati a riconoscere la nostra casa, a vivere la comunione ecclesiale con senso di appartenenza, a partecipare attivamente alla vita della comunità e a nutrirci dell’Eucaristia nel giorno del Signore. Siamo inoltre chiamati a mettere con generosità i doni ricevuti da Dio al servizio della comunità e a vivere la fraternità anche nelle fatiche e nelle fragilità della Chiesa, contribuendo alla sua edificazione nella fedeltà al Vangelo.

Il Signore Gesù, nel suo “testamento” ai discepoli, affida loro anche la missione di compiere le opere che Egli ha compiuto. Compiere le opere di Cristo significa rendere presente nel mondo la salvezza di Dio attraverso gesti concreti di amore e di giustizia: farsi prossimi ai poveri, ai piccoli, agli ultimi, ai malati, ai prigionieri, a quanti non hanno voce né dignità, a chi è escluso e ferito nella vita, e a chi vive senza speranza. È così che la Chiesa manifesta il cammino percorso da Cristo e diventa segno vivo della sua presenza nel mondo.

Nella notte in cui si congeda dai suoi, Gesù li invita alla fiducia: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. La fede in Cristo è abbandono fiducioso alla sua presenza viva e operante nella storia. Egli accompagna il cammino dei suoi discepoli, sostiene nelle prove, illumina nelle incertezze e dona la forza per perseverare nella speranza. Anche nelle difficoltà e nelle sofferenze della vita, siamo sostenuti dalla certezza che il Signore cammina con noi e ci conduce verso la pienezza della vita, dove Egli stesso ci attende nella dimora preparata per noi.

In questa quinta domenica di Pasqua, la Parola di Dio ci riconduce al cuore della nostra fede: Cristo, pietra viva e pietra angolare, è la via sicura che conduce al Padre e la presenza fedele che accompagna il cammino della Chiesa nella storia. In Lui la nostra vita trova senso, unità e pienezza, e in Lui siamo chiamati a diventare, come Chiesa, un tempio spirituale vivo, edificato nella comunione e nella carità. Lasciamoci allora guidare dal suo Vangelo, rafforzati dalla certezza della sua presenza: nonostante le fatiche del cammino, le fragilità personali e le difficoltà della comunità, il Signore rimane con noi e ci conduce verso la casa del Padre, dove la nostra speranza troverà compimento nella gioia senza fine. Amen!

* Padre Geoffrey Boriga, IMC, licenziato in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma.

Ultima modifica il Lunedì, 04 Maggio 2026 14:13

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