Pietà popolare e mistero pasquale: un’esperienza vissuta nel Sud Italia

Le due confraternite: Cavari e Nunziatari durante le celebrazioni della Settimana Santa a Ispica Le due confraternite: Cavari e Nunziatari durante le celebrazioni della Settimana Santa a Ispica Foto: Ashenafi Abebe
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Il Sud Italia, la Sicilia, rappresenta una delle regioni più affascinanti del Bel Paese, un luogo dove fede, cultura e storia si intrecciano armoniosamente. Questa terra è stata attraversata da popoli diversi nel corso dei secoli, e ciascuno ha lasciato un’impronta indelebile: Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Spagnoli e Normanni hanno contribuito a creare un patrimonio culturale e artistico unico al mondo.

La fede ha da sempre giocato un ruolo centrale nella vita delle popolazioni del Sud-Italia. Le chiese barocche, le cattedrali imponenti e i santuari nascosti tra i monti testimoniano una devozione che si esprime tanto nelle opere d’arte quanto nelle tradizioni popolari. Le processioni religiose, le feste patronali e le celebrazioni liturgiche rappresentano manifestazioni vive di una spiritualità profondamente radicata nella cultura locale, ricca e variegata di storie, culture e tradizioni.

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Cattedrale di San Nicolò, Diocesi di Noto, in Sicilia

Durante la Settimana Santa ho avuto la grazia di partecipare alle celebrazioni pasquali nel Sud Italia, in particolare a Ispica, Modica e Noto (Diocesi di Noto, in Sicilia). È stata per me un’esperienza intensa e toccante, in cui ho potuto vedere da vicino come la fede si esprima attraverso i riti della pietà popolare, coinvolgendo profondamente l’animo di ciascuno e dell’intera comunità. Già durante i giorni precedenti il Triduo pasquale ho notato uno spirito coinvolgente una partecipazione viva e diffusa: le confraternite, le associazioni e tanti fedeli si preparavano con devota cura.

20260412Modica4Ho preso parte anche alla visita delle chiese - chiesa della SS. Annunziata, Santa Maria Maggiore - vissuta quasi come un pellegrinaggio silenzioso. In questo contesto, mi ha colpito particolarmente l’immagine della Madonna Addolorata, vestita di nero: il suo volto segnato dal dolore sembrava raccogliere e rappresentare le sofferenze di tutte le persone.

Il Venerdì Santo è stato il momento più intenso. All’alba mi sono recato davanti alla Basilica della SS. Annunziata: l’apertura delle porte, tra il profumo dell’incenso, bacio dell’altare, preghiera e il silenzio della folla, specialmente l’attiva ed entusiasta partecipazione dei giovani (Associazione Don Bosco) mi ha profondamente colpito. In quel momento ho percepito una fede semplice ma autentica, fatta di suppliche affidate con fiducia al Cristo sofferente. Durante la ‘Scinnuta’, (la svelata = discesa dei veli) quando il Simulacro del Cristo viene svelato e i fedeli si avviano al ringraziamento baciando i piedi del Cristo che porta la Croce, ho visto volti commossi, persone in lacrime e gesti di autentica devozione.

La processione per le vie della città di Ispica, accompagnata dalla banda musicale e la partecipazione massiccia delle due confraternite, (dei Cavari e dei Nunziatari) mi ha fatto sentire parte di una ‘Chiesa Sinodale’, un popolo in cammino di fede. Uno dei momenti che più mi ha colpito è stato il percorso per la via delle Regioni: le luci spente, le fiaccole accese, il silenzio profondo interrotto solo dalle invocazioni dei portatori del Simulacro. In quel contesto ho percepito la forza della pietà popolare come un’esperienza condivisa, capace di unire tutti in un solo spirito. Vedere ‘U ncuontru(l’Incontro) tra la Madre Addolorata con suo Figlio alla scena della Flagellazione, espresso con tre profondi inchini, è stato per me un momento veramente molto toccante. Vedere la Madre inchinarsi tre volte davanti al Figlio mi ha fatto riflettere sul mistero del dolore umano vissuto e illuminato dalla fede.

20260412Modica3La Domenica di Pasqua, però, tutto cambia. La Madonna, che avevo visto vestita di nero il venerdì e il Sabato Santo, appare ora in un abito azzurro o verde, sorridente, mentre corre verso il Figlio Risorto e dopo averlo abbracciato si rivolge festosamente verso il popolo giubilante. Un gesto semplice ma potente pieno di speranza che nasce dalla Risurrezione.

Nella città di Ispica, si è celebrato ‘U Risuscitatu’, il momento che ricorda l’incontro tra il Cristo Risorto e sua Madre: insieme sembravano salutare la folla con gioia. La reazione della gente mi ha colpito profondamente: alcuni piangevano, altri applaudivano, altri ancora gridavano con entusiasmo: ‘Eppicciuotti (ragazzi) viva lu Patri, viva lu Patri!’ (viva il Cristo, viva il Padre), mentre la banda musicale annunciava e celebrava festosamente la Pasqua. È una fede vissuta con tutto il corpo e con tutte le emozioni. Non era solo una celebrazione, ma un’esperienza che coinvolgeva la vita. Anche a Modica ho potuto assistere alla ‘Madonna Vasa Vasa’, il gesto del bacio tra Maria e Gesù Risorto: un momento semplice ma carico di significato, che esprime la gioia dell’incontro e della vita che rinasce.

Tornando da questa esperienza, porto con me una convinzione e consapevolezza nuova e più matura sul valore della pietà popolare. Essa non è soltanto una pratica tradizionale o una manifestazione folkloristica, ma una vera espressione culturale in cui la fede cristiana prende forma concreta nella vita di un popolo. Nei gesti semplici, nei simboli, nei canti, nelle lacrime e nella gioia condivisa, si manifesta una fede vissuta, incarnata nella storia e nelle relazioni. Una cultura evangelizzata. Quanto ho vissuto in questi momenti mi fa pensare che la pietà popolare custodisce una verità profonda. L’espressione emotiva di un popolo manifesta anche la sua interiorità, le sue convinzioni profonde, sapienza spirituale che nasce dall’Annuncio evangelico ricevuto. Le lacrime versate davanti al Cristo sofferente, il silenzio raccolto delle processioni, l’esplosione di gioia nel giorno della Risurrezione non sono solo espressioni esteriori, ma segni di un incontro reale con il mistero cristiano.

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Processione della Madre Addolorata verso il Figlio flagellato

In un certo senso, ciò che appare effimero - un gesto, una processione, un canto o un grido folklorico - rivela una sostanza duratura: la fede che attraversa il tempo, che si trasmette di generazione in generazione e che continua a parlare al cuore dell’uomo. È proprio in questa “tensione normativa” tra visibile e invisibile, tra emozione e verità, tra tradizione e vita, che la pietà popolare mostra tutta la sua ricchezza. Essa diventa così un luogo teologico vivo, dove il Vangelo è non solo annunciato, ma anche vissuto e sentito. In queste forme semplici e profonde, ho riconosciuto una fede autentica, capace di unire il cielo e la terra, il dolore e la speranza, la morte e la vita.

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Oltre il folklore, una chiamata! Mi rivolgo con sincerità alla Chiesa e sento il bisogno di rivolgere un appello: che lo spirito delle nostre tradizioni non resti soltanto un elemento folkloristico, ma diventi un’occasione concreta per trasmettere qualcosa di formativo e nuovo. Chiedo che si sappia cogliere il valore di questi momenti, in cui si incontrano persone di tutte le età, spesso lontane dalla vita ecclesiale ordinaria, ma desiderose – forse – di sentirsi parte di una comunità. Che tutto questo possa essere accolto, riconosciuto e vissuto come una preziosa opportunità di evangelizzazione. Forse è proprio da qui che può nascere qualcosa di nuovo: da uno sguardo capace di vedere, da una comunità pronta ad accogliere, da una Chiesa che non teme di rinnovarsi restando fedele al Vangelo. Perché anche nelle tradizioni più semplici può nascondersi un seme, pronto a germogliare, se solo gli viene data la possibilità di crescere.

* Padre Ashenafi Yonas Abebe, IMC, vicedirettore dell’Ufficio Storico a Roma.

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Processione della Madonna 'Vasa Vasa' e l'incontro con il Cristo Risorto a Modica

Ultima modifica il Domenica, 12 Aprile 2026 21:31

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