Padre Vilson Jochem: “Non siamo soli nella missione”

Padre Vilson Jochem a Barquisimeto in Venezuela nel 2018 Padre Vilson Jochem a Barquisimeto in Venezuela nel 2018 Foto: Jaime C. Patias

Originario di Atalanta (Santa Catarina), nel sud del Brasile, padre Vilson Jochem, nato il 16 giugno 1972, è figlio di Ernesto e Adir Fontanive Jochem. Il missionario della Consolata lavora in Venezuela da 26 anni e in questo video, registrato a Roma, condivide la sua vita e la sua missione tra gli indigeni Warao a Nabasanuka, sulle rive del fiume Orinoco, nello stato del Delta dell'Amacuro.

“Ho conosciuto i missionari della Consolata nel 1986 tramite padre Dante Possamai, che visitò la scuola che frequentavo. Nel 1987 ho iniziato la mia formazione al seminario minore di Rio do Oeste (SC) e poi al liceo a Erechim (RS). Nel 1990 ho iniziato gli studi di filosofia a Curitiba, Paraná, dove ho approfondito il mio percorso vocazionale”, racconta padre Vilson.

Dopo gli studi di filosofia, nel 1993 si è recato in Colombia dove ha completato il Noviziato a Bucaramanga. "È stato il mio primo contatto con l'interculturalità quando ho lasciato il mio Paese e ho dovuto aprire il cuore e la mente a nuove esperienze e modi di vivere e condividere la vita". Dopo aver emesso la prima professione religiosa il 9 gennaio 1994, Vilson si è trasferito a Bogotá per studiare teologia. Lì ha incontrato colleghi provenienti d’Africa, Europa e America Latina. Vivendo con persone di altre culture, ha stato costretto a mettere da parte le proprie divergenze personali per aprirsi al mondo. "È stata un'esperienza arricchente – ricorda -. Sono grato per la presenza del vescovo Francisco Múnera, IMC, come mio formatore, che mi ha aiutato in questo percorso di vita, di fede e di apertura con speranza per il futuro, permettendomi di assumere nuove responsabilità”.

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Padre Vilson con il gruppo dei missionari della Consolata in Venezuela nel 2018

Padre Vilson è stato ordinato sacerdote il 30 ottobre 1999 nella comunità in cui è nato e imparato a dare i primi passi nella fede. "È stato un momento di grazia in cui mi sono sentito parte di questa Chiesa che invia e si apre al mondo missionario", afferma. Incoraggiato da questo spirito, nel 2000 ha lasciato Atalanta (SC), luogo che ha dato molti missionari al mondo: la sua destinazione è stata il Venezuela, da dove non si è più allontanato. “La piccola comunità d'origine è espressione della Chiesa che, condividendo, si arricchisce della missione. Questo ricorda l'apostolo Paolo che, dopo i suoi viaggi, tornava nelle comunità per condividere l'esperienza e renderle partecipi della missione da lui vissuta", osserva.

In Venezuela, padre Vilson ha svolto diversi servizi, tra cui animazione, amministrazione, formazione, cura pastorale e missione ad gentes. Nei primi anni, si è dedicato all'animazione missionaria e vocazionale e all’inserimento nella realtà del paese. Dal 2005 in poi, si è inserito nelle comunità indigene Warao del Delta Amacuro, aprendosi a un mondo nuovo. "Ho dovuto imparare a leggere la presenza di Dio in un modo nuovo. Arricchirmi e imparare non solo a evangelizzare, ma anche a essere evangelizzato di un'altra cultura cercando di scoprire come Dio si manifesta nel popolo indigeno."

Popolo Warao comunità Dani Consolata a Tucupita 2021

Nell'Anno Santo della Speranza 2025 e nel suo Giubileo Sacerdotale (25° anniversario), nonostante la grave situazione socio-culturale ed economica del Venezuela, “abbiamo scoperto un popolo che, in mezzo alle difficoltà, mantiene viva la speranza in Dio, mantiene viva la fede e la volontà di continuare a lottare per non perdere la speranza”, testimonia padre Vilson e si dice grato per l'opportunità di aver partecipato al corso di rinnovamento organizzato dall'Istituto a Roma (maggio 2025) per i missionari che celebravano i 25 anni di ordinazione. “La speranza è fondamentale nella certezza che il Signore continua ad essere il protagonista della missione e della vita. È Lui che nutre in noi la certezza di non essere soli”. Nel gruppo del corso, padre Vilson apprezza la ricchezza della famiglia missionaria, composta da confratelli provenienti da realtà ed esperienze molto diverse.

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Il Superiore Generale, padre James Lengarin e padre Vilson Jochem nel corso G25, maggio 2025

“La ricchezza che l'Istituto ci offre, la ricchezza di Maria Consolata nel nostro cammino, continua a incoraggiarci ed animare coloro che verranno dopo di noi nella formazione e nella missione. Vale la pena credere nella forza missionaria della Chiesa, nella chiamata a scoprire nuove sfide con la certezza che il Signore è con noi e ci invia ad essere suoi strumenti per costruire un mondo più umano, secondo il sogno di Dio”, conclude il missionario.

* Padre Jaime C. Patias, IMC, Ufficio per la Comunicazione.

Ultima modifica il Giovedì, 19 Marzo 2026 22:54

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