Accogliendo la richiesta del XIV Capitolo Generale, che ha invitato tutto l’Istituto a dedicare «un biennio alla vita comunitaria per crescere nello spirito di famiglia, con speciale attenzione alla comunicazione interpersonale» (XIV CG 39), e nel segno della gratitudine e della memoria viva del nostro Fondatore, San Giuseppe Allamano, la Direzione Generale dei Missionari della Consolata ha indetto l’Anno della Vita Comunitaria con lo slogan: «Un’unica famiglia per la stessa missione», che decorrerà dal 2 marzo 2026 al 2 marzo 2027.
È stato ribadito dal Padre Generale, James Lengarin, nel suo messaggio di presentazione, che sarà un tempo speciale, un kairos per tutto l’Istituto che continuerà a vivere l’anno del centenario della nascita al cielo del Santo Fondatore Giuseppe Allamano.
Padre James ha quindi esortato tutti i missionari a far in modo che diventi un periodo di rinnovamento spirituale e di approfondimento del dono che ci costituisce nella nostra essenza: essere un’unica famiglia per la stessa missione ad gentes.

La comunità della Casa Generalizia - accogliendo questo invito con cuore docile e disponibile, nella convinzione che la vita fraterna in comunità non è un semplice ideale ma una responsabilità quotidiana che ci radica nel carisma ricevuto e ci rende credibili nel servizio missionario - ha organizzato una celebrazione, in comunione con tutte le comunità dell’Istituto, alternando momenti di preghiera, di ascolto e di condivisione.

Tutti i missionari della comunità sono stati coinvolti e si sono radunati lunedì 2 marzo alle ore 18.00 per iniziare la celebrazione con una processione. Al centro erano posti alcuni simboli che ci hanno accompagnato e aiutato a interiorizzare il massaggio: un grande quadro con le foto di ciascun membro della comunità, la Bibbia, il Breviario, il quadro del Fondatore, una pergamena con l’articolo 30 delle nostre Costituzioni e una lampada accesa.

Particolarmente significativo è stato il momento penitenziale. Spontaneamente, alcuni missionari hanno rivolto al Signore e ai confratelli una richiesta di perdono, invocando la sua misericordia e chiedendo la grazia di essere capaci di perdonare e di compiere gesti concreti di riconciliazione. Il momento si è concluso con lo scambio vicendevole dell’abbraccio di pace.

Sono seguiti momenti intensi di ascolto e meditazione sulla Parola di Dio (Lc 6,36-38), sugli scritti del Santo Fondatore (CVV nn. 132-133) e sulle Costituzioni IMC (art. 30). Il video messaggio preparato per l’occasione dalla Direzione Generale per tutti i missionari, ha lanciato un appello affinché si organizzino attività, celebrazioni, convegni a livello continentale e di comunità formative e si possa poi condividere con tutti il lavoro fatto. La parte finale della cerimonia è stata arricchita da preghiere spontanee di intercessione e di ringraziamento per la comunità, la missione, i confratelli, soprattutto quelli ammalati e le persone che si sono affidate alle nostre preghiere.

Per concludere, abbiamo recitato una preghiera speciale preparata per l’occasione dal superiore della Comunità di Casa Generalizia, padre Osvaldo Coppola, seguita dal Padre Nostro, dalla preghiera a San Giuseppe Allamano e dall’atto di affidamento filiale alla nostra Mamma Celeste, Maria Consolata.
La cena ha concluso le celebrazioni, in un clima fraterno e gioioso, grati e allo stesso tempo desiderosi di vivere in profondità questo «anno di grazia» che il Signore ha voluto donare a tutto l’Istituto.
Che la Consolata, «Madre tenerissima», e il santo Padre Fondatore accompagnino il nostro cammino e ci aiutino a crescere nella carità e comunione fraterna, per sentirci sempre di più «un’unica famiglia che vive la stessa missione».
* Padre Ashenafi Yonas Abebe, IMC, vicedirettore dell’Ufficio Storico a Roma.











