La rete «Preti contro il genocidio» alla Banca mondiale
La comunità internazionale «non permette alla Russia di fare in Ucraina ciò che permette ad Israele in Palestina».
L’affermazione – tanto forte quanto drammaticamente vera – non è di un attivista pro-Pal, ma del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. È stata pronunciata lo scorso 24 febbraio durante un incontro avvenuto a Bologna.
Nello stesso giorno, «Preti contro il genocidio» – la rete internazionale composta da 2.200 sacerdoti di 58 Paesi, insieme a 23 vescovi, arcivescovi e due cardinali – ha inviato una lettera ufficiale al banchiere indiano-statunitense Ajay Banga, presidente della Banca mondiale, esortando l’istituzione da lui diretta a sospendere qualsiasi partecipazione al cosiddetto «Board of peace».

La prima seduta del Bop si è tenuta al «Donald Trump Institute of peace» (già United States Institute of peace). Nei riquadri: Donald Trump e Ajay Banga, presidente del gruppo Banca mondiale.
In un documento del 20 novembre 2025, la Banca mondiale si è offerta come intermediario per amministrare il fondo finanziario per la ricostruzione e lo sviluppo di Gaza (Grad). I costi totali stimati dalla stessa Banca sono di 80 miliardi di dollari. Numeri che non stupiscono visto che Israele ha ridotto Gaza – una striscia di terra lunga 41 chilometri, larga 10 e abitata da due milioni di palestinesi – a un cumulo di macerie con il 90 per cento delle abitazioni distrutte o danneggiate.
La rete contesta la partecipazione della Banca mondiale al progetto perché essa rischia di conferire legittimità a una struttura come il Board of peace che «manca di trasparenza, esclude le popolazioni più colpite e mina i fondamenti etici della costruzione della pace». La Banca mondiale – sottolineano gli aderenti alla rete – non può allinearsi con strutture percepite come escludenti nei confronti dei palestinesi, perché rischia di normalizzare pratiche che contraddicono i diritti umani.
Sulla struttura fondata e diretta da Donald Trump, il giudizio della rete «Preti contro il genocidio» non lascia adito a dubbi. Padre John Heagle, statunitense e presidente di «Priests against genocide», ha affermato: «È una completa contraddizione definire questo organismo un “Board of peace” se il popolo palestinese non ne è un membro attivo e integrante. Sono, dopotutto, le loro vite, la loro dignità, la loro indipendenza e la loro terra a essere in gioco. In assenza della loro partecipazione attiva, si tratta semplicemente di un’ulteriore fase del loro genocidio per mano di nazioni colonizzatrici».
Ha usato parole altrettanto chiare don Rito Maresca, fondatore della rete e noto per aver celebrato messa indossando la bandiera palestinese, affermando: «Come pastori e leader comunitari, non possiamo restare a guardare mentre si svolge davanti ai nostri occhi il primo genocidio in diretta della storia. La pace non può essere costruita escludendo coloro che pagano il prezzo della guerra».
Per i preti cattolici che desiderano unirsi a questa Rete «Preti contro il genocidio»
* Paolo Moiola è giornalista Rivista Missioni Consolata










