Gen 12,1-4; Sal 32; 2Tm 1,8-10; Mt 17,1-9 Il suo volto brillò come il sole
Nella seconda di quaresima, due saranno i punti salienti che verranno proposti: la sofferenza a causa del Vangelo, dalla seconda lettura:” Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo” poiché l’essere cristiano vuol dire assumersi il grande impegno di diffondere il messaggio evangelico e la trasfigurazione come anticipo della risurrezione.
Oltre alla pia e tanto umana reazione di gioia di Pietro: “Signore, è bello per noi restare qui! Facciamo tre capanne!”, è di particolare sottolineatura la voce autorevole del Padre che si aggiunge per una presentazione “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” a cui segue l’imperativo “Ascoltatelo”.
Ricordiamo che sono due soltanto i momenti in cui Dio parla nei Vangeli: nel momento del battesimo e in quello della trasfigurazione: “Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3,17) e “Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (Mt 17,5).
In Mt 17 si aggiunge una parola definitiva che non c’è nel battesimo: “ascoltate lui”. È Dio stesso ad avvolgere Pietro, Giacomo e Giovanni con la sua nube e ad indicare loro che cosa devono fare: “ascoltatelo!” Tutto questo mi fa pensare anche all’imperativo dell’ascolto che contraddistingue l’Antico Testamento: “Ascolta, Israele”. L’ imperativo «Ascolta!», in ebraico Shemà. Nella Bibbia il verbo «ascoltare» non significa soltanto «udire», ma equivale spesso a «obbedire». Si tratta, quindi, di un’adesione intima e non di un mero sentire esterno, di porgere un orecchio libero dalle “ortiche” delle chiacchiere, il non essere «ascoltatore smemorato ma colui che mette in pratica», come scrive san Giacomo (1,25).
Il Padre dice: “ascoltatelo!” Cioè ubbidite a lui e seguitelo, dategli ascolto, fidatevi di lui, io stesso, Vostro Dio, ve lo confermo poiché sono io che lo sto guidando in questo cammino che lo porterà presto a dare la vita a Gerusalemme. È lì che dovete seguirlo senza scoraggiarvi di fronte all’apparente fallimento che vi sembrerà di vivere.
Il principio è dunque ascoltare Gesù, la trasfigurazione comincia quando comincio ad ascoltare Lui invece di me, quando la mia vita è centrata sull’ascolto, credo alla Sua parola, ed è proprio l’ascolto progressivo che mi trasforma: perché il Figlio è Parola vivente del Padre, di Dio. La nostra vita progressivamente si trasforma da egoismo in amore, da tristezza in gioia, da inquietudine in pace, da durezza in mitezza, da infedeltà diventa fedeltà, da cattiveria in bontà, da schiavitù diventa libertà. È il senso della nostra vita, progressivo, giorno dopo giorno.
Pertanto, l’ itinerario spirituale quaresimale si arricchisce ulteriormente: preghiera, digiuno dal mondo, carità e ascolto attivo, che come accennato non è un mero sentire, ma necessita di uno sforzo intenzionale, per uscire dalle resistenze, rifiuti e tentazioni personali per essere una esistenza trasfigurata. L’esperienza momentanea della trasfigurazione doveva aiutare i discepoli a camminare con Gesù verso la passione, la morte (sfigurazione) per arrivare alla risurrezione. La trasfigurazione doveva far capire agli apostoli che la passione e morte di Gesù non era negatività, fallimento, sconfitta e perdita, ma in essa brillava e si attuava l’amore splendido e infinito di Dio per noi.
La vita talvolta si fa pesante, densa di problemi, di angosce, di sofferenze fisiche, ed è proprio in quei momenti che abbiamo bisogno di sentire Dio vicino, abbiamo bisogno di fare l’esperienza del monte della trasfigurazione, abbiamo bisogno di sentire Gesù che ci risolleva e ci coinvolge nel suo piano di salvezza, la sofferenza ha senso solo se c’è qualcosa di bello che possiamo raggiungere: “La trasfigurazione è un lampo di luce che illumina il cammino di Gesù verso Gerusalemme e il suo traguardo di gloria, mostrato in anticipo per un istante” (Antonio Bonora).
Il discepolo missionario è consapevole, come ha ben detto Papa Francesco nel suo messaggio per la Quaresima 2023, che “la Quaresima è tempo di grazia nella misura in cui ci mettiamo in ascolto di Lui che ci parla. E come ci parla? Anzitutto nella Parola di Dio, che la Chiesa ci offre nella Liturgia: non lasciamola cadere nel vuoto; se non possiamo partecipare sempre alla Messa, leggiamo le Letture bibliche giorno per giorno, anche con l’aiuto di internet. Oltre che nelle Scritture, il Signore ci parla nei fratelli, soprattutto nei volti e nelle storie di coloro che hanno bisogno di aiuto. Ma vorrei aggiungere anche un altro aspetto, molto importante nel processo sinodale: l’ascolto di Cristo passa anche attraverso l’ascolto dei fratelli e delle sorelle nella Chiesa, quell’ascolto reciproco che in alcune fasi è l’obiettivo principale ma che comunque rimane sempre indispensabile nel metodo e nello stile di una Chiesa sinodale.”
* Mons. Osório Citora Afonso, IMC, è vescovo della Diocesi di Quelimane e segretario della Conferenza Episcopale del Mozambico (CEM).










