Oggi si festeggia il centenario di San Giuseppe Allamano
Celebriamo cent’anni dalla «nascita al Cielo» di San Giuseppe Allamano. Era il 16 febbraio 1926 quando, nella sua abitazione presso il Santuario della Consolata in Torino, circondato da persone a lui care, l’anziano sacerdote rendeva la sua anima a Dio. Egli però credeva fermamente che la morte non avrebbe segnato la fine della sua missione che con tanto zelo aveva vissuto per tutta la vita, ma che invece per lui stava aprendosi una nuova tappa. Avrebbe continuato anche dal Cielo a spronare tutti all’impegno verso una vita cristiana vera, all’annuncio del Vangelo e al servizio dei più poveri ovunque si trovassero.
Alcune espressioni a lui care, ripetute tante volte negli ultimi anni della sua vita, soprattutto rivolgendosi ai suoi missionari e missionarie: «Quando io sarò lassù, vi benedirò ancora di più: sarò poi sempre sul “pugiol” (balcone, nda)»; «Farò di più là che di qua»; «Io dal Paradiso vi assisterò».
Da quel lontano 16 febbraio 1926, la sua voce, i suoi appelli, i suoi richiami sono mai venuti meno sia nel Santuario della Consolata dove aveva esercitato per 46 anni il suo impegno pastorale, come nelle case dei due Istituti da lui fondati, o nelle lontane terre evangelizzate dai suoi missionari e missionarie. Quegli appelli hanno avuto anche echi ampi in alcune occasioni particolari, quali il giorno della sua beatificazione in piazza San Pietro a Roma per bocca di San Giovanni Paolo II il 7 ottobre 1990, oppure nel giorno della sua canonizzazione nella stessa piazza attraverso le parole di Papa Francesco il 20 ottobre 2024. Erano richiami rivolti a tutta la Chiesa perché vivesse un rapporto profondo con Dio per poterlo annunciare come Padre pieno di amore verso tutti, ma soprattutto prediligendo i poveri, coloro che sono discriminati, i lontani.
Celebrando il centenario della santa morte di Giuseppe Allamano veniamo sollecitati ad applicare alla nostra realtà di vita, oggi, quel suo duplice sguardo: il primo rivolto in alto verso Dio sommamente amato e poi verso ogni persona, soprattutto a quelle più bisognose. Ai suoi missionari non si stancava di ripetere: «prima santi e poi missionari», perché era profondamente convinto che senza un rapporto profondo e sincero con Dio non ci poteva essere «missione». Tale proposta di cammino cristiano, Allamano lo estendeva a tutti coloro che lo avvicinavano: sacerdoti, religiose, laici.
Lo sguardo verso l’Alto
Già a quel tempo, quando la santità pareva riservata a persone eccezionali, consacrati o sacerdoti che fossero, Giuseppe Allamano non aveva timore di proporre a tutti il cammino di santità. Lo proponeva ai giovani che si avvicinavano all’Istituto perché sognavano la missione in Africa. Diceva loro: «Perché siete venuti nell’Istituto? Non per realizzare un sogno, ma per farvi santi». Lo suggeriva a tutte le persone che gremivano il suo confessionale: una santità della vita quotidiana, vissuta in ogni circostanza della vita. Non una santità «da miracoli», ma del «bene fatto bene, senza rumore».
Papa Francesco più volte nella sua predicazione o nei suoi documenti ritornerà proprio su questo stesso stile di santità. Così nell’udienza del 19 novembre 2014: «Tante volte, poi, siamo tentati di pensare che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Ma non è così! Qualcuno pensa che la santità è chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. No! Non è questo la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi».
Lo sguardo verso gli altri
Dall’inizio del secondo millennio la Chiesa cerca di fare sperimentare l’amore di Dio a tutta l’umanità, facendo sentire la sua presenza nelle situazioni di maggiore povertà, bisogni, e di ogni indigenza. Se Dio è amore, più mi avvicino a Lui più sento la spinta a vivere la comunione con quanti ci stanno accanto. Le radici dell’amore a Dio trovano la sua espansione nell’albero dell’amore agli altri.
Così San Giovanni della Croce, ad esempio, afferma che una volta che l’anima è salita al monte Carmelo, è invitata a scendere, per occuparsi della redenzione del mondo, del bene delle anime. Così anche Santa Teresa d’Ávila, giunta alla settima mansione, cioè nel cuore del «Castello interiore», esce incontro all’umanità bisognosa di Dio. Così è dell’umanesimo spirituale di San Francesco di Sales, del metodo pedagogico di San Giovanni Bosco, delle opere caritative di San Vincenzo de’ Paoli e di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, l’espansione missionaria di tanti istituti.
Questi santi e sante sanno riconoscere Dio nei loro fratelli e sorelle, e si alternano lasciando Dio raggiunto nella preghiera e nel silenzio, per andare incontro a Dio nel prossimo. In tempi recenti, gli Istituti fondati a San Giuseppe Allamano stanno spingendo la loro azione evangelizzatrice anche nelle terre più lontane, come Mongolia, Kazakistan e Uzbekistan, per testimoniare a tutti il Vangelo dell’amore e l’azione liberatrice di Cristo Gesù.
In ogni ambiente
Questo centenario ci aiuti a capire che, sulla scia tracciata da Giuseppe Allamano e da tanti santi dei secoli passati, anche noi possiamo sentire la spinta alla santità e alla missione in ogni ambiente in cui ci troviamo a vivere e operare. Da quel «balcone del Paradiso», dove gode la pace dei beati, Allamano continua a sollecitare la Chiesa di oggi e tutti noi a seguire il suo ideale per «fare di Cristo il cuore del mondo».
* Padre Piero Trabucco, IMC, Caltelnuovo Don Bosco.










