Il giorno della fondazione è per qualsiasi organismo pubblico o istituzione religiosa, un'occasione unica, per fare memoria degli inizi della storia e del cammino percorso negli anni fino momento attuale.
Oggi “tocca a noi”. Il 29 gennaio 2026 è infatti il 125º anniversario della fondazione della Congregazione dei Missionari della Consolata e il 116º anniversario della fondazione delle Missionarie della Consolata.
È una giornata memorabile di celebrazione, riflessione e gratitudine in cui ci riuniamo come famiglia per rendere onore alla ricca storia dell'Istituto, ai traguardi raggiunti, orgogliosi del contributo dato all’evangelizzazione fino agli estremi confini della terra.
Soffermiamoci brevemente sul significato di questa ricorrenza e cerchiamo di analizzare le implicazioni per tutti noi. Perché questo anniversario va ben oltre il momento celebrativo e festoso, per assumere una triplice valenza di significati per: ricordare il passato con gratitudine, rinnovare nel presente lo zelo missionario, immaginare il futuro con speranza.
Ricordare il passato con gratitudine, significa tornare con la mente e il cuore alle origini del nostro Istituto e la visione di San Giuseppe Allamano di annunciare il Vangelo “agli infedeli”. Significa tornare “alle carovane dei pionieri” che hanno “scarpinato” il Kenya e da lì si sono mossi gradualmente ad abbracciare gli altri Continenti, con lo stesso zelo e passione. Sotto la guida saggia del Santo Fondatore hanno avuto la lungimiranza e la determinazione di scavare fondamenta solide di una famiglia che ha plasmato la vita di intere popolazioni nel mondo, sono stati “canali più che conche” per portare la Consolazione sotto forma di dispensari, scuole e cappelle, hanno visitato e amato la gente con “viscere di carità”, così hanno testimoniato il Vangelo e ridato vigore alla speranza in un mondo migliore attraverso “l’elevazione dell’ambiente”.
Ricordare il passato e raccontare la propria storia è indispensabile per tenere viva l’identità, così come per rinsaldare l’unità della famiglia e il senso di appartenenza dei suoi membri. Non si tratta di fare dell’archeologia o di coltivare inutili nostalgie, quanto piuttosto di ripercorrere il cammino delle generazioni passate per cogliere in esso la scintilla ispiratrice, le idealità, i progetti, i valori che le hanno mosse, a iniziare dal Santo Fondatore e dalle prime comunità di pionieri.

La Casa Madre dei Missionari della Consolata a Torino
Ringraziamo Dio per la grazia dell'esistenza come Istituto e siamo grati a tutti i missionari che, con dedizione, duro lavoro e disciplina hanno gettato le basi per il percorso di evangelizzazione nel cui solco noi camminiamo oggi.
“Ci vuole fuoco per essere missionari”, ci ricorda anche oggi il nostro Santo Fondatore, per tenere accesa la passione e rinnovare nel presente lo zelo missionario.
La celebrazione del giorno della fondazione ci spinge, in ascolto attento di ciò che oggi lo Spirito dice alla Chiesa, ad attuare in maniera sempre più profonda e radicale gli aspetti costitutivi della nostra missionarietà ad gentes.
È un momento per rinnovare il senso di appartenenza a questa grande famiglia della Consolata, esserne orgogliosi e valorizzare il contributo di tutti e di ognuno nello stesso tempo, gli sforzi e i risultati collettivi di ogni persona, il cui sacrificio ha contribuito alla crescita dell'Istituto.
È un giorno, altresì, per riconoscere i talenti, le competenze di tutti i giovani in formazione, applaudire l'impegno e l'esperienza dei missionari ed esprimere gratitudine per il sostegno e la dedizione di tutte le persone, laici missionari, collaboratori a vari livelli e ringraziare e pregare per tutti i benefattori che hanno lavorato con noi e sostenuto le nostre istituzioni. Creiamo occasioni per promuovere il senso di unità e solidarietà tra seminaristi, studenti, missionari e le loro famiglie e il personale delle nostre numerose istituzioni.
Con la memoria abbracciamo tutti coloro che ci hanno preceduti, animati dallo “stesso spirito” che fa dell’Istituto “una famiglia” che si prende cura dei missionari in difficoltà, anziani e ammalati e accompagna i giovani missionari nella crescita in un ambiente sano, accogliente, ispiratore della nostra santificazione e dell'evangelizzazione dei non cristiani.
Ed infine il ricordo della Fondazione ci invita ad interrogarci sulla fedeltà alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto al nostro Fondatore, sono adeguati a perseguirne le finalità nella società e nel mondo di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? Abbiamo la stessa passione per la nostra gente, come i missionari della prima ora, siamo vicini ai più poveri fino a condividerne le gioie e i dolori, così da comprenderne veramente le necessità e poter rispondervi con il ministero della Consolazione?
E’ un esame di coscienza doveroso che ci aiuta ad immaginare un futuro aperto alla novità di Dio, pronti ad andare oltre il punto in cui ci troviamo e i risultati raggiunti, come ha sempre fatto il nostro santo Fondatore.

Immaginare il futuro con speranza, memori dell’Anno Santo appena concluso, per fissare nuovi obiettivi. La speranza di cui parliamo non si fonda sui numeri o sulle opere, per i quali non dobbiamo mai smettere di ringraziare il Signore, ma proprio su Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia (cfr 2 Tm 1,12) e per il quale, come ci ammonisce Maria, «nulla è impossibile» (Lc 1,37). È questa la speranza che non delude e che permetterà alla nostra Famiglia di continuare a scrivere una grande storia nel futuro coscienti che è verso di esso che ci spinge lo Spirito Santo per continuare a fare con noi grandi cose.
Non dobbiamo cedere alla tentazione dei numeri e dell’efficienza, meno ancora a quella di confidare nelle nostre forze, ma scrutare gli orizzonti della nostra vita e del momento attuale per programmare eventi e attività che aiutino a fare delle scelte significative per allargare l’orizzonte dell’ad gentes, in particolare nell’ambito del dialogo interreligioso, della lotta per giustizia come premessa fondamentale alla pace, nel camminare a fianco dei più poveri e dimenticati da tutti.
È per questo che la memoria della fondazione è una responsabilità che ci assumiamo che ci spinge ad andare oltre la ricorrenza per continuare ad animare la vita e le scelte della nostra famiglia missionaria e l'impegno dell'Istituto ad allargare gli orizzonti della missione ad gentes. Camminando con la gente offrendo lo sguardo amorevole della bontà del Dio in cui crediamo e predichiamo.
Infine, ci sembra doveroso fare un appello ai giovani missionari in questa occasione. Che siete il presente perché vivete attivamente in seno al nostro Istituto, offrendo un contributo determinante con la freschezza e la generosità del vostro zelo e coraggio nelle vostre scelte. Nello stesso tempo siete anche il futuro perché tanti di voi sono stati chiamati a prendere nelle vostre mani la guida dell’animazione, della formazione, del servizio, della missione.
La memoria della Fondazione susciti in voi il desiderio e vi renda protagonisti del dialogo con la generazione che è davanti a voi. In fraterna comunione potrete arricchirvi della esperienza e sapienza dei missionari anziani, e nello stesso tempo potrete riproporre a loro l’idealità che li ha sempre animati, offrire lo slancio e la freschezza del vostro entusiasmo, così da elaborare tutti insieme modi nuovi di vivere il Vangelo e risposte sempre più adeguate alle esigenze di testimonianza e di annuncio nella società odierna.
Che il giorno della fondazione rafforzi l'identità dell'Istituto, infonda un senso di orgoglio e rinnovi il nostro impegno a essere strumenti della Consolazione di Dio nel mondo.
* Padre Jonah Makau, IMC, Postulazione e Ufficio Storia, Roma.










