Giovedì 29 gennaio alle ore 17, presso la Sala Mostre Temporanee del Polo Culturale “Cultures And Mission” (CAM) in via Cialdini 2 a Torino, in occasione del 125 anniversario di fondazione dell’Istituto Missioni Consolata, si inaugura Kirinyaga. Radici sacre, identità viva. Interverranno: Elisabetta Gatto, antropologa e curatrice dell’esposizione, lo storico Giovanni Giorgio Demaria e il missionario padre Alex Njenga Watene.
Si tratta della prima mostra originale organizzata dal Comitato Scientifico del CAM. Inaugurato nel 2023, il Polo nasce per valorizzare il grande patrimonio etnografico, naturalistico, fotografico dell’Istituto Missioni Consolata, che dagli anni Dieci del 900 organizza in collezioni scientifiche gli oggetti giunti da tutto il mondo a Torino coi missionari. E si ricollega alla tradizione e all’esperienza del Centro di Animazione Missionaria che, nella stessa sede, per quasi mezzo secolo, ha proposto attività di formazione e spiritualità missionaria.
"In occasione dei 125 anni di fondazione del nostro Istituto, siamo molto felici di proporre una mostra sui luoghi dove sono arrivati i primi missionari. Il legame con questa terra è molto forte e significativo per tutti noi missionari della Consolata e speriamo che molte persone lo possano conoscere e approfondire" dichiara padre George Wakhungu Kibeu, Superiore della Regione Europa dei Missionari della Consolata.
Kirinyaga è la montagna sacra conosciuta come Monte Kenya. Così la chiamano i Kikuyu, il gruppo etnico più numeroso del Kenya, noto soprattutto grazie a Wangari Maathai (1940 - 2011), attivista per i diritti umani, ambientalista, scienziata, accademica, politica, vincitrice del Nobel per la Pace (2004) per «il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace» e autrice dell’autobiografia “Solo il vento mi piegherà”.
Nel percorso della mostra si intrecciano oltre un centinaio di oggetti d’uso quotidiano, utensili di lavoro, tabacchiere, “scaccia-spiriti”, armi, strumenti per la divinazione e per le cure della medicina tradizionale. Ma anche testimonianze dei missionari che negli anni hanno documentato usi e tradizioni del popolo Kikuyu.
Kirinyaga si propone infatti di ricostruire pratiche di vita quotidiana, racconti, storie orali, genealogie che hanno definito l’identità Kikuyu attraverso le diverse generazioni.
Il reperto più raro esposto in mostra è il Gicandi, un sonaglio di zucca, riempito di semi o piccole pietre, ornato di conchiglie e istoriato con segni simbolici, di cui al mondo esistono pochi esemplari. Questo oggetto serviva ai cantori per ricordare a memoria l’omonimo antico poema di enigmi in versi. Il cantastorie, nei mercati dei villaggi, sfidava un avversario per vedere non solo chi conosceva più strofe, ma chi sapeva spiegarne meglio al popolo il significato. Lo sfidante partiva con un enigma, che l’interlocutore doveva risolvere rilanciandone un altro, finché uno dei due restava “senza parole”.
Secondo la curatrice Elisabetta Gatto: “La tradizione di sfidarsi con gli indovinelli, ndai, riflette la relazione dell’individuo con il gruppo in un momento di socializzazione e di scambio che, grazie ai riferimenti alla vita quotidiana e all’ambiente, esprime la partecipazione dei singoli alla comunità”.
La mostra esplora queste identità anche attraverso immagini storiche e testimonianze che narrano la relazione profonda con la terra e con gli antenati. Nella cosmologia kikuyu, Kirinyaga è infatti la dimora di Ngai, il Dio creatore, e rappresenta il richiamo delle origini e il riferimento costante per la vita comunitaria e la spiritualità. Vivere sotto lo sguardo del monte significa abitare un paesaggio impregnato di sacralità, dove ogni gesto quotidiano è memoria, in un dialogo costante tra esseri umani, natura e spiritualità.
La mostra è arricchita da un video di Diego Diaz Morales che, attraverso un dialogo tra missionari e missionarie italiani e africani, compone un arazzo sui legami e l’eredità della cultura tradizionale kikuyu nella contemporaneità.
Kirinyaga è un viaggio che ci porta dalle tradizioni ancestrali che affondano nel mito delle origini alla forza di una comunità che ha saputo dialogare con il mondo, anche resistendo alla dominazione coloniale e aprendosi all’incontro con i missionari della Consolata, giunti in Kenya all’inizio del XX secolo. Un incontro che ha generato sfide e cambiamenti, ma anche spazi di contaminazione culturale, dando vita a nuove forme di appartenenza.
Kirinyaga. Radici sacre, identità viva invita dunque a scoprire come le radici non siano catene che imprigionano, ma ponti che permettono di attraversare il tempo e lo spazio. Oggi, le radici kikuyu continuano a nutrire un’identità viva, capace di confrontarsi con la modernità senza perdere il legame con Kirinyaga.
La mostra è stata curata da Mediacor, la società di comunicazione torinese che da tempo affianca il CAM - Cultures And Mission per l’elaborazione culturale e l’organizzazione di eventi.
Nel periodo dell’esposizione, che resterà aperta fino a novembre 2026, sono previsti numerosi eventi per approfondire la cultura kikuyu: dal ruolo delle donne (marzo) alla medicina tradizionale (aprile), dalla letteratura (maggio) alle arti (novembre). Mentre in ottobre è previsto un evento sul cinema e la fotografia missionaria, a partire dai materiali dell’Archivio Fotografico e Audiovisivo dei Missionari della Consolata restaurati dall’Archivio Nazionale del Cinema di Impresa di Ivrea.
È previsto anche un evento dedicato ai bambini e alle bambine dai 3 ai 9 anni: un “Family CAM” con la lettura animata delle fiabe kikuyu e un laboratorio musicale “Nel grembo di Kirinyaga” che si svolgerà sabato 31 gennaio dalle 10 alle 11.30 (evento gratuito con prenotazione obbligatoria).
Saranno anche organizzati laboratori per le scuole e visite speciali guidate dalla curatrice in orario serale.
L’ingresso è gratuito. Prenotazione obbligatoria al numero 353 479 7232 o scrivendo a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..
Ufficio stamp: Daniela Giuffrida This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. - 338 7064585
* CAM - Cultures And Mission e Mediacor










