Mappe, poteri, missione oggi: Come orientarsi nel caos globale

Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense a Roma Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense a Roma Foto: Antonio Rovelli
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Presentiamo sintesi della prima lezione che ha aperto il Corso di formazione missionaria per il 2026 nell'aula della Conciliazione di palazzo Lateranense, promosso dal Centro Missionario Diocesano di Roma. Il corso, dal titolo “La Rivoluzione mondiale. Mappe, poteri, missione oggi: Come orientarsi nel caos globale”, nasce dalla preziosa collaborazione tra il Centro per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e LIMES, autorevole rivista italiana di geopolitica. Si svolgerà da gennaio a maggio, ogni primo lunedì del mese.

Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è di particolare rilevanza e attualità, soprattutto per la sua capacità di offrirci strumenti utili a comprendere e discernere quanto sta accadendo oggi sul complesso palcoscenico internazionale.

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Padre Giulio Albanese, il Cardinale Vicario Baldassare Reina, Lucio Caracciolo relatore e fratel Alberto Parise, moderatore

Leggi qui la sintesi dell’intervento di Lucio Caracciolo

 Un percorso di formazione che nasce dal desiderio di leggere questa attualità non solo come sequenza di eventi politici, ma davvero come un passaggio storico che interpella la coscienza di tutti, e in modo particolare la responsabilità dei credenti, non dimentichiamo che la spiritualità cristiana è vita secondo lo spirito, quindi da una parte c’è la Parola di Dio, lo Spirito i Sacramenti, ma dall’altra c’è la piazza, c’è il mondo. La rivoluzione di cui si parla non è solamente quella legata agli equilibri di potere, ma quella più profonda che riguarda il senso della convivenza umana, della giustizia e della pace.

20260111Cam5Sotto i nostri occhi vi + una sorta di “caoslandia” per cui sembra affermarsi sempre di più, la logica del più forte, che “fa quello che gli pare” per i propri interessi economi. In questa prospettiva si colloca il discorso di Papa Leone XIV pronunciato venerdì 9 gennaio al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Il Pontefice ha richiamato con forza la comunità internazionale per riflettere sul primato della persona umana, denunciando “la normalizzazione della guerra, come strumento di risoluzione dei conflitti e ribadendo che la pace non è il risultato della forza, ma di un impegno paziente, fondato sul dialogo, sul diritto e sulla tutela dei più deboli. Di fronte ai conflitti in corso il Papa ha invitato a non perdere di vista le vittime, le popolazioni civili, i poveri e gli sfollati, tutta gente che paga a caro prezzo quelle che sono le decisioni politiche e militari dei potenti del nostro tempo. Riportiamo un passaggio del suo intervento che riteniamo molto significativo:

“Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile. (…) Vorrei richiamare particolarmente l’importanza del diritto umanitario internazionale, il cui rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici. Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione”.

La deposizione manu militari del presidente venezuelano da parte degli Stati Uniti d’America, le minacce di invasione alla Groenlandia, l’assassinio impunito di una persona innocente, cittadina statunitense, da parte di una milizia che risponde direttamente ed esclusivamente al Presidente, dischiude un’epoca nella quale il potere non si limita a invocare ipocritamente e strumentalmente i diritti umani e il diritto internazionale ma li ignora, disconosce e oltraggia apertamente. Lo ha dichiarato lo stesso Trump: «Il mio potere non ha nessun limite salvo la mia morale». Il che significa nessuna morale, dunque nessun limite.

* Padre Antonio Rovelli, IMC, membro dell’Ufficio Generale per la Formazione, Roma.

Locandina Corso di Formazione Missionaria 2026

 

Ultima modifica il Lunedì, 12 Gennaio 2026 20:20

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