Donne alla guida delle comunità cristiane in Amazzonia

Visita pastorale di Mons. Evaristo Spengler, vescovo di Roraima, giugno 2025. Visita pastorale di Mons. Evaristo Spengler, vescovo di Roraima, giugno 2025. Foto: Archivio personale

Deforestazione, sfruttamento delle risorse naturali, conflitti con le popolazioni indigene e incendi. Questi sono alcuni dei problemi che affliggono l'Amazzonia, dove molte comunità cristiane sono guidate da donne. I missionari e le missionarie della Consolata accompagnano la vita di queste popolazioni da decenni, condividendo con loro percorsi di dolore e speranza.

Il missionario Mozambicano, padre Eugénio Bento, IMC, arrivò sei anni fa a Boa Vista, capitale dello stato di Roraima, nell'estremo nord dell'Amazzonia Brasiliana, e rimase inizialmente stupito da ciò che vide: la capacità di leadership delle donne nelle comunità cristiane in Amazzonia. In queste comunità, sono le catechiste che accompagnano le famiglie, celebrano i funerali e molto altro. "Le donne guidano la Liturgia della Parola, visitano i malati e portano loro la Comunione", ha dichiarato il missionario alla rivista Fátima Missionária a Cova da Iria in Portogallo.

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Padre Eugénio, 36 anni, è originario da Mecanhelas (provincia di Niassa, nel nord del Mozambico). Il paragone con il suo Paese natale è inevitabile: "In Mozambico ci sono donne, ma il coordinamento e la guida sono per lo più svolti da uomini. In Amazzonia, è il contrario", afferma. "Sono rimasto molto sorpreso da questa partecipazione all'evangelizzazione. Le donne in Amazzonia svolgono un lavoro molto bello, meraviglioso".

Ogni comunità cristiana ha una coordinatrice. "Nella periferia di Boa Vista, abbiamo 14 comunità. 14 chiese e 2 sacerdoti. In una decina di esse, le donne sono le responsabili. Questa presenza femminile nella Chiesa è molto importante. Se togliessimo le donne, la chiesa diventerebbe vuota", condivide il missionario, aggiungendo che le donne sono presenti in molti corsi di formazione. "Alcune di queste donne guidano le comunità da cinque o dieci anni e lo fanno molto bene".

20260102Bento3Questa leadership femminile è dovuta alla mancanza di sacerdoti. "La diocesi di Roraima ha cinque o sei sacerdoti diocesani. È un numero insufficiente per quella regione". Questa situazione è ancora più pronunciata nelle comunità che vivono lungo il fiume e che sopravvivono pescando e coltivando alberi da frutto come l'açaí e il cacao. "In queste comunità, al massimo, i sacerdoti ci vanno due o tre volte all'anno", a causa della scarsità di sacerdoti.

"Quando sono arrivato in queste comunità fluviali, sono rimasto sorpreso perché sono comunità che, per quanto riguarda la fede, hanno fatto grandi progressi. Anche in assenza di sacerdoti, sono soprattutto le donne a portare avanti la vita della comunità. Donne che non sono religiose consacrate, ma laiche". Padre Eugénio Bento afferma che ci troviamo di fronte a "una Chiesa che cammina con i laici", che "si sentono partecipi della missione evangelizzatrice". "Sono pieno di meraviglia del lavoro di  queste donne. Sono delle leader."

Sfruttamento illegale delle ricchezze della regione amazzonica

Parte della regione amazzonica brasiliana è ricca di risorse di interesse globale, come lattice, oro, argento, cacao, legname, petrolio e gas naturale, tra gli altri. La ricchezza mineraria di questa regione era già ambita fin dal periodo coloniale. L'estrazione di queste risorse ha causato danni al suolo e alla vita di coloro che vi abitano, come il mercurio, utilizzato nell'estrazione illegale dell'oro, che contamina le acque.

20260102Bento2Secondo un recente rapporto di Human Rights Watch, l'allevamento illegale di bestiame ha creato deforestazione e usurpazione delle terre dei piccoli agricoltori e delle popolazioni indigene. Le aree con i più alti tassi di deforestazione e incendi si trovano vicino alle città con la più alta concentrazione di bovini, secondo l'Istituto di Ricerca Ambientale Amazzonica. La ricerca di petrolio al largo della costa amazzonica ha suscitato proteste da parte delle organizzazioni ambientaliste.

Quest'anno, un rapporto dell'organizzazione britannica Earthsight ha dimostrato che le filiere che forniscono la pelle per le borse di lusso sono collegate all'allevamento illegale di bovini nella foresta pluviale amazzonica. Il documento di questa organizzazione non governativa rivela come l'allevamento di bestiame nello stato brasiliano del Pará sia associato alla deforestazione e all'occupazione dei territori indigeni.

Demarcazione del territorio

L'Amazzonia ospita centinaia di gruppi etnici. I missionari della Consolata prestano servizio in diverse parti di questo territorio, tra cui la diocesi di Roraima, dove sono presenti dal 1948, e quella di Catrimani, presenti da 60 anni. "A Roraima, quasi l'80-90% dei sacerdoti si dedica alla causa indigena", ricorda padre Eugénio.

La demarcazione delle terre indigene in Brasile è sempre stata irta di conflitti, e ha acquisito slancio con la Costituzione del 1988, che ha riconosciuto il diritto originario dei popoli indigeni alle terre che tradizionalmente occupano. Le tensioni sono sorte principalmente con il settore agroalimentare e minerario, e hanno coinvolto anche gli accaparratori di terre. Questi conflitti hanno portato a tensioni politiche, cause legali e, in molti casi, violenze contro i popoli indigeni, rendendo la demarcazione non solo un atto legale, ma una battaglia costante per il riconoscimento e la protezione territoriale.

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Incontro mensile con i leader comunitari dell'Area Missionaria San Giovanni Battista a Boa Vista, Roraima

"Durante il periodo della demarcazione delle terre indigene Raposa Serra do Sol e Terra Indigena Yanomami, i missionari della Consolata sono rimasti accanto ai popoli indigeni. Chi non voleva la demarcazione non vedeva di buon occhio la loro presenza. Ci fu persino un periodo in cui i sacerdoti furono perseguitati. La missione cattolica di Surumu fu incendiata a causa di questo odio", afferma il missionario mozambicano.

Fratel Carlo Zacquini, 88 anni, missionario della Consolata che lavora a Roraima da 60 anni, racconta i drammi che il popolo Yanomami deve affrontare. "Stanno distruggendo le foreste, avvelenando i fiumi con il mercurio, distruggendo l'ambiente e lo stile di vita tradizionale del popolo Yanomami. [Ci sono] violazioni, corruzione, introduzione di malattie e distruzione delle risorse alimentari e della cultura di questo popolo", ha affermato il missionario, come riportato da Vatican News, lo scorso anno.

In occasione del 60° anniversario della Missione Catrimani, celebrato lo scorso agosto, si è tenuto un incontro per commemorare la ricorrenza. Questo incontro ha presentato una breve storia della missione, che ha comportato "lotte" contro "epidemie e invasori" e grandi sforzi per migliorare l'accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione e "la demarcazione della terra indigena Yanomami". Conseguentemente sono stati allontanati migliaia di minatori illegali che avevano invaso e sfruttato il territorio, ciò ha rappresentato una vittoria per la causa indigena e per la tutela dell'ambiente.

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Celebrazione eucaristica con prima comunione nella comunità di São Benedito

COP30 e la tutela delle foreste

L'Amazzonia è il luogo con la maggiore biodiversità del pianeta e la sua salvaguardia è sempre stata una battaglia costante. Questo è stato, infatti, uno dei numerosi temi analizzati al Summit sul Clima (COP30), che si è svolto nella città amazzonica di Belém, dal 10 al 21 Novembre. Lo scopo del vertice era definire misure per combattere l'emergenza climatica. Il primo giorno della COP è stata discussa la "Dichiarazione di Belém sulla fame, la povertà e l'azione per il clima incentrata sulle persone". Questo documento, pubblicato il 7 Novembre, indica che il cambiamento climatico "sta già esacerbando la fame, la povertà e l'insicurezza alimentare". La dichiarazione ha avuto 44 paesi firmatari, tra cui il Portogallo. Uno degli impegni assunti riguarda proprio la lotta contro le "attività illegali nelle foreste" e la "gestione responsabile delle foreste e della biodiversità".

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Messa con la comunità di Nostra Signora di Nazareth

Il dramma del suicidio

Nel suo lavoro, padre Eugénio si dedica principalmente alla "pastorale periferica", che privilegia la "formazione dei leader" all'interno della Chiesa – ed è in questo contesto che si imbatte nel dramma del suicidio. "Una delle sfide è la questione del suicidio, che colpisce persone di tutte le età. Questo mi preoccupa. Cosa succede in queste famiglie?", si chiede il missionario, che è stato coinvolto nella creazione di un progetto sociale volto a sostenere le famiglie delle vittime di suicidio e che, a questo scopo, si avvale di uno psicologo.

Accoglienza dei venezuelani

L'accoglienza dei migranti Venezuelani è un altro ambito a cui si dedicano alcuni missionari della Consolata, come il padre Juan Carlos Greco. Analogamente a quanto accade in molte altre regioni del mondo, anche i brasiliani vedono arrivare nel loro Paese un gran numero di migranti. "La maggior parte sono Venezuelani", afferma padre Bento. Tutti cercano migliori condizioni di vita in Brasile e i missionari cercano di rispondere ai loro bisogni più urgenti. "Nel nostro ufficio parrocchiale, a volte arrivano persone che chiedono cibo, e a cui dobbiamo rispondere. Accoglierli non è stato facile. Ogni volta che c'è un'attività, una messa, chiediamo ai partecipanti di offrire beni di prima necessità per poter dare a coloro che chiedono aiuto."

* Juliana Batista è giornalista della rivista Fatima Missionaria in Portogallo.

 

Last modified on Friday, 02 January 2026 15:18

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