Una famiglia umile e provata, costretta a fuggire a causa della violenza e delle ingiustizie…
Sir 3,3-7.14-17°; Sal 127; Col 3,12-21; Mt 2,13-15.19-23
Dio, che si è rivestito della fragilità di un bambino e si è manifestato agli uomini nella mangiatoia di Betlemme, ha scelto di trovare rifugio in una famiglia umana: quella di Giuseppe e Maria, due giovani sposi di Nazaret, un piccolo villaggio tra le colline della Galilea. In questa domenica, ancora immersi nella luce del Natale, la liturgia ci invita a volgere lo sguardo alla Sacra Famiglia e a contemplarla come modello e ispirazione per le nostre famiglie di oggi.
Il Libro del Siracide, noto anche come “Ecclesiastico” nella versione greca, è un testo di sapienza che intende offrire consigli concreti sull’arte del vivere bene e del trovare la felicità autentica. Il suo autore, Gesù Ben Sirà, fu un saggio israelita vissuto nella prima metà del II secolo a.C., profondamente radicato nella tradizione religiosa e culturale del suo popolo.
Il testo che leggiamo nella prima lettura propone alcune indicazioni concrete che i figli devono osservare nel rapporto con i propri genitori. Al centro di questo insegnamento c’è il verbo “onorare”, ripetuto ben cinque volte nel brano, segno della sua importanza.
Questa parola richiama direttamente il comandamento del Decalogo: “Onora tuo padre e tua madre” (Es 20,12). Il verbo ebraico usato, kabad, significa “dare gloria”, “dare peso”, “attribuire importanza”. Onorare i genitori, dunque, non è solo un gesto esteriore di rispetto, ma implica il riconoscimento profondo del loro valore e della loro dignità. Essi sono strumenti di Dio, fonte della nostra vita, e meritano cura, gratitudine e attenzione, specialmente nella loro vecchiaia.
I nostri genitori sono strumenti di Dio attraverso cui abbiamo ricevuto il dono della vita. La loro generosità nel collaborare con Dio, insieme alla cura e all’amore con cui ci hanno accompagnati nella crescita, richiedono da noi una riconoscenza autentica, espressa con gesti concreti di tenerezza e rispetto.
Nonostante la crescente attenzione verso la dignità umana, la società spesso esclude gli anziani e i malati, considerati “non più utili”. Tuttavia, per Dio ogni vita ha valore e nessuno può essere scartato. Non possiamo accettare, con indifferenza o silenzio, che i più fragili vengano dimenticati. Solo scegliendo consapevolmente la via della cura e della compassione possiamo costruire una società davvero umana.
La vita frenetica di oggi può allontanarci fisicamente dai nostri genitori anziani, ma non può mai giustificare l’abbandono. La responsabilità verso chi ci ha donato la vita resta viva e si manifesta in affetto, rispetto e presenza, anche a distanza. Prendersi cura degli anziani è un segno di vera umanità: la loro saggezza è una ricchezza, non un peso. Accoglierli con amore è vivere il Vangelo e costruire una società fondata sulla cura.
In un tempo in cui i valori sono in crisi, quelli ricevuti dalla famiglia sono radici solide che orientano alla verità e alla coerenza. Non sono tradizioni vuote, ma luci maturate nell’esperienza che guidano le scelte quotidiane. Custodirli è segno di maturità e libertà autentica, perché ciò che è vero e umano non passa mai di moda.
Nella seconda lettura (Col 3,12-21), Paolo ci invita a incarnare, nella vita di ogni giorno, la scelta di Cristo attraverso gesti concreti che riflettano la novità dell’Uomo rinnovato per mezzo di Lui. Vivere secondo il Vangelo significa rivestirsi di misericordia, bontà, umiltà, mansuetudine e pazienza, accogliendo l’altro con amore e perdono. Solo così diventiamo, nel cuore del mondo, segni credibili di fraternità e strumenti di comunione.
La vita quotidiana ci espone a tensioni e conflitti che rischiano di compromettere le relazioni e la pace interiore. Un confronto quotidiano con lo stile di Gesù aiuta a ritrovare equilibrio e autenticità. Questo cammino inizia nella famiglia, dove l’amore si manifesta in attenzione, rispetto e servizio reciproco. Così, il Vangelo diventa concreto nella vita di ogni giorno.
Nel Vangelo (Mt 2,13-15.19-23), Matteo ci presenta la famiglia di Gesù come una famiglia che si fonda su Dio, vivendo nella fiducia e nell’ascolto delle sue indicazioni. È una famiglia unita e solidale, dove ogni persona è voluta, accudita e protetta, capace di affrontare insieme le prove della vita. Nel racconto della fuga in Egitto, Matteo stabilisce un legame tra Gesù e Mosè: così come Mosè fu inviato da Dio per liberare gli ebrei dalla schiavitù, Gesù, il Messia, è mandato a liberare l’umanità dalla violenza, dall’ingiustizia e dalla sofferenza. Come gli ebrei si affidarono a Mosè per il cammino verso la libertà, anche noi siamo chiamati ad accogliere Gesù come nostro liberatore, seguirlo con fiducia e camminare con lui verso la vita e la salvezza.
La festa della Sacra Famiglia ci invita a riflettere su una famiglia umile e provata, costretta a fuggire a causa della violenza e delle ingiustizie. Come molte famiglie vulnerabili, essa affronta persecuzione, rifiuto e difficoltà, ma non è mai lasciata sola: Dio la protegge, guida e sostiene con amore.
La famiglia di Nazareth, modello di unità e solidarietà, cammina unita attraverso le prove, prendendosi cura dei più fragili e vivendo un amore che supera ogni egoismo. Radicata nella fiducia in Dio, ascolta la Sua Parola e segue i Suoi insegnamenti, dimostrando che solo un legame forte con Dio può rendere una famiglia capace di resistere alle difficoltà più grandi della vita.
Viviamo in un tempo difficile, che non favorisce la costruzione di un progetto familiare coerente con i valori di Dio. Molti genitori, sommersi da mille difficoltà e superati da una società egoista, orientata al benessere, all’indifferenza e all’incredulità, non sanno come agire per offrire ai figli un’educazione responsabile, sana, solidale e coerente con la fede cristiana. Questi genitori devono ricevere, nell’esercizio della loro missione educativa, un aiuto concreto ed efficace da parte delle comunità cristiane. La comunità cristiana ha il compito di sostenere i genitori credenti che incontrano difficoltà nel progetto di educare responsabilmente i propri figli, offrendo supporto, guida e vicinanza.
Fratelli e sorelle in Cristo, come famiglia unita in lui, siamo chiamati a vivere quell’amore autentico, quella fedeltà sincera e quella solidarietà profonda che la Sacra Famiglia ci ha donato come esempio. Nel cammino della vita, tra sfide e difficoltà, troviamo forza e speranza nel legame intimo che ci unisce a Dio e a chi ci sta accanto. Gesù, Maria e Giuseppe ci insegnano che la vera famiglia è quella che cresce nel rispetto, nella cura reciproca e nella fiducia nella provvidenza divina. Custodiamo questo prezioso modello e lasciamoci trasformare dall’amore di Dio, diventando così testimoni vivi di speranza, unità e pace nelle nostre case e comunità.
Possa il Signore benedire tutte le famiglie, infondendo pace nei cuori, forza nelle prove, amore che unisce e fede che sostiene ogni passo. Che siano rifugio di comprensione, accoglienza e speranza, e che nel cammino condiviso trovino sempre la gioia di essere segno vivo della Sua presenza. Amen.
* Padre Geoffrey Boriga, IMC, licenziato in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma.










