“Dunque desiderare di riceverlo il Bambino, con tutte le sue grazie. Egli viene con le mani piene e le dà secondo la nostra preparazione” (San Giuseppe Allamano, Conf. MC, II, 441).
Is 7,10-14;Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24
Nell’ultima Domenica di Avvento, la liturgia ci introduce ormai alle soglie del Natale, presentandoci il cuore della festa: la nascita del Bambino Gesù, l’“Emmanuele”, il Dio con noi. Non si tratta solo di un ricordo del passato, ma di una presenza viva che viene ancora oggi ad abitare la nostra storia, le nostre case, le nostre ferite. Egli è il Dio vicino, amico e fratello, che scende nella nostra vita per liberarci da ciò che ci chiude alla gioia vera. La sua venuta è una Buona Notizia che dà senso e speranza alla nostra esistenza. Apriamo il cuore, accogliamo questo Dio che non si stanca mai di cercarci.
Per chi sa leggere la storia con gli occhi della fede, emerge con chiarezza una verità profonda: Dio non è lontano, ma si fa sempre vicino. Egli accompagna il cammino dell’umanità, interviene nei momenti di crisi, guida con discrezione, cura con tenerezza. La sua presenza attraversa i secoli e continua a manifestarsi con amore fedele.
La prima lettura (Is 7,10-14) di questa quarta Domenica di Avvento ne è una testimonianza viva. In un tempo di smarrimento e incertezza, quando il re Acaz preferisce affidarsi a soluzioni umane e senza futuro, Dio non si allontana. Anzi, gli si fa vicino, gli offre un segno, gli apre un cammino di speranza. È il Dio che non si stanca di cercare l’uomo, anche quando l’uomo sembra chiudere le porte.
Accogliere questo Dio fatto Bambino significa lasciarsi toccare da lui con cuore aperto e umile. Significa mettere da parte le sicurezze che ci chiudono, i pregiudizi che ci limitano, gli interessi che ci rendono sordi alla Sua voce. Il Signore viene con proposte nuove, con strade di luce e di pace. Aprire il cuore a queste indicazioni è il modo più bello per vivere un Natale vero, pieno di senso e di speranza.
Nella seconda lettura (Rm 1,1-7), l’apostolo Paolo si presenta con semplicità e profondità ai cristiani di Roma. Si definisce «servo di Gesù Cristo», sottolineando che tutta la sua esistenza è posta al servizio del Vangelo. È un apostolo per vocazione, non per scelta personale, ma perché chiamato da Dio stesso. Egli è stato scelto per annunciare il Vangelo, quella Buona Notizia che Dio aveva già promesso attraverso i profeti nelle Sacre Scritture, e che riguarda suo Figlio, Gesù Cristo.
Dopo essere stato profondamente toccato e trasformato dall’incontro con il Risorto, Paolo ha cambiato radicalmente la direzione della sua vita. Da persecutore dei cristiani è diventato ardente testimone della fede, e ha dedicato ogni energia a far conoscere Cristo, fino ai confini della terra. La sua vita è diventata missione, la sua voce eco della Parola, il suo cuore totalmente consegnato al Signore.
L’esperienza di Paolo ci ricorda che l’incontro autentico con Cristo cambia tutto: illumina, rinnova, invia. Anche oggi, come Paolo, siamo chiamati a lasciarci “visitare” dal Signore e a vivere come testimoni della sua presenza viva nel mondo. L’annuncio del Vangelo diventa, dunque, non solo un dovere spirituale, ma una missione profondamente abbracciata, necessaria e irrinunciabile. Per questo Paolo esclama con forza: “Guai a me se non evangelizzo” (1Cor 9,16).
In questi giorni in cui celebriamo la nascita di Gesù, siamo invitati ad accogliere non solo il Bambino di Betlemme, ma anche la Buona Notizia che egli incarna: Dio è con noi, ci ama, ci salva. Dopo aver ascoltato e contemplato Gesù, giunge per ciascuno di noi il tempo della testimonianza concreta. Accogliamo con gioia l’invito a essere annunciatori del Vangelo, portatori di luce e speranza in un mondo spesso smarrito e assetato di senso. Lasciamoci coinvolgere dalla missione di Dio, diventando voce della Sua proposta di salvezza per tutti gli uomini.
Matteo (Mt 1,18-24) ci mostra tutto il suo stupore e la sua meraviglia di fronte a un fatto straordinario: Dio si fa vicino, entra nella storia, sceglie di abitare tra noi. Per raccontarlo, richiama persino l’antica profezia di Isaia, che annuncia la nascita dell’“Emmanuele”, il “Dio-con-noi”.
C’è davvero qualcosa di meraviglioso in questa storia di un Dio che abbandona ogni privilegio divino per assumere la nostra fragile condizione umana; un Dio che si fa carne, che entra nel mondo dalla porta dell’umiltà, che si presenta con la tenerezza di un bambino, che condivide le fatiche e le gioie del nostro cammino, fino ad affrontare la morte per donarci la vita.
E tutto questo per una sola ragione: perché ci ama. Perché desidera camminare accanto a noi, sollevare il nostro cuore, aprire davanti a noi sentieri di speranza.
Nei prossimi giorni celebreremo la nascita di questo Bambino, del Dio-con-noi. Che i nostri cuori siano pronti ad accoglierlo con stupore, gratitudine e una fede rinnovata. È tempo di lasciargli spazio non solo il giorno di Natale, ma in ogni giorno dell’anno. Accogliamo la salvezza che egli ci offre, con disponibilità e fiducia.
Giuseppe e Maria sono le figure centrali dell’Avvento, esempi luminosi di umiltà e fiducia nel progetto di Dio. Giuseppe, uomo giusto e silenzioso, accoglie con fede l’annuncio divino, collaborando umilmente senza cercare gloria, permettendo così a Dio di entrare nella storia e offrirci la salvezza. Maria, con il suo «sì» incondizionato, apre la strada alla venuta di Dio tra noi, diventando modello di accoglienza e coraggio. Anche noi siamo chiamati a seguire il loro esempio, dicendo ogni giorno il nostro «sì» con cuore generoso, per lasciare che Dio nasca e agisca nella nostra vita e in quella degli altri.
In questo quarto e ultimo Domenica di Avvento, ci troviamo di fronte al mistero più grande: Dio che sceglie di farsi vicino, di farsi carne, di abitare tra noi. È un invito a non vivere un Natale come tutti gli altri, ma a lasciarci trasformare dalla presenza viva di Emmanuele, il “Dio con noi”.
Con l’esempio di Giuseppe e Maria, siamo chiamati a rispondere con un cuore aperto, con fede sincera e con un «sì» generoso che apre le porte alla salvezza. Non è solo una storia di passato, ma una realtà che tocca la nostra vita oggi, ogni giorno. Che questo tempo di attesa diventi per noi un cammino di conversione e rinnovamento, affinché il Bambino che nasce possa illuminare le nostre strade, portare speranza nei nostri cuori e rinnovare il mondo con la sua pace e il suo amore infinito.
Accogliamo dunque con gioia e stupore il dono di Dio, pronti a vivere un Natale autentico, che cambia la storia e trasforma la vita di ciascuno di noi.
* Padre Geoffrey Boriga, IMC, licenziato in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma.










