Lunedì 15 dicembre nella sala comunale di Castelnuovo vi è stata la presentazione della nuova biografia di San Giuseppe Allamano dal titolo “Oltre”. Era presente l’autore, il giornalista Alberto Chiara in dialogo con Mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e la giornalista Daniela Peira.
Presentare una biografia ed alcuni tratti caratteristici della vita dell’Allamano nella sua terra e tra la sua gente ha già in sè un qualche cosa di straordinario e bello e nello stesso tempo aiuta a comprendere cosa c’è alla radice della vita dei santi castelnovesi come S. Giuseppe Cafasso, San Giovanni Bosco, San Domenico Savio e San Giuseppe Allamano.

La serata è stata introdotta con il benvenuto del sindaco Umberto Musso e di padre Piero Trabucco superiore della comunità IMC di Castelnuovo.
La giornalista Daniela Peira in dialogo con l’autore e con il vescovo di Asti, che per vari anni ha lavorato nel Nord del Kenya come missionario Fidei donum, ho suscitato una bella riflessione su vari aspetti e caratteristiche della vita dell’Allamano che nella biografia sono esposti con un genere narrativo semplice, giornalistico e di piacevole lettura.
Le origini contadine che danno concretezza anche alla vita spirituale, l’interesse per i problemi sociali del tempo che fanno del Santuario della Consolata un luogo non solo di preghiera, ma anche di ascolto e di innumerevoli iniziative a favore dei poveri, delle giovani lavoratrici come le sartine e i tramvieri che continuiamo a vedere presenti ancora oggi alla processione della Consolata, sono stati alcuni dei temi approfonditi.
Ma soprattutto l’opera per eccellenza intrapresa e realizzata dall’Allamano con la fondazione dei due Istituti dei missionari e delle missionarie della Consolata. E stato proprio questo l’apice del guardare “oltre” dell’Allamano che, ispirato dalla Consolata che lui ha sempre ritenuta fondatrice, realizza la sua vocazione missionaria nella chiesa e a partire dalla chiesa di Torino. Lo fa durante lunghi anni di discernimento con i vescovi, con Roma, con il suo fedele collaboratore e vice rettore il canonico Giacomo Camisassa e con tanta preghiera e desiderio di fare il bene portando Gesù ed il Vangelo dove non era ancora conosciuto. Attratto anche dalla vita e testimonianza del Cardinal Massaia che aveva conosciuto ed ascoltato negli anni giovanili in cui era Valdocco insieme con don Bosco .
Nella serata sono ancora stati messi in evidenza altri aspetti che hanno segnato la vita e l’opera dell’Allamano come il suo impulso per la stampa cattolica, la fotografia, la redazione dei diari dei missionari ed il contatto costante con i benefattori che proprio attraverso questi mezzi venivano informati sulla vita nascente dell’Istituto, delle missioni e dei missionari. Diciamo che, “senza fare rumore”, ci sapeva fare e, con molto lavoro e dedicazione, raggiungeva quegli obiettivi che si prefiggeva. Sapeva incontrare, ascoltare ed aiutare il povero come pure sollecitare dal ricco o dal nobile quegli aiuti di cui aveva bisogno per la ristrutturazione ed i marmi del Santuario che possiamo ancora ammirare e per il nascente Istituto.
Nella biografia, mentre si legge quella che è stata la vita e missione dell’Allamano, viene anche presentato il contesto storico, politico e sociale del suo tempo. Tempo anche quello di grandi trasformazioni sociali, del passaggio dall’ottocento al novecento, di una grande crisi economica, della prima guerra mondiale e della nascita del fascismo. L’Allamano non rimane estraneo, è attento e anche dal Santuario accompagna queste realtà dando delle risposte e messaggi concreti.
Mons. Prastaro ha sintetizzato molto bene questi vari aspetti della vita dell’Allamano in quella espressione a lui tanto cara: “prima santi e poi missionari”. Programma che lui vive, trasmette ed esige dai missionari e dalle missionarie. Un prima ed un dopo che si fondono insieme quando diventano espressione di una vita configurata in quella di Gesù che si fa carne, che si fa prossimo, che si fa Vangelo.
Nella prefazione del libro scritta dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa leggiamo: “Non sarò forse, che l’Allamano possa anche offrirci qualche ispirazione per diventare veramente una ‘Chiesa in uscita’, aiutandoci a dare contenuto a questa frase che correrebbe altrimenti il rischio di rimanere uno slogan privo di reale significato? Alberto Chiara ha definito il fondatore dei Missionari e della Missionarie un santo “glocal” perché capace di uno sguardo a trecentosessanta gradi sulla gente e sul mondo, pur nel suo permanere tutta la vita nel Santuario della Consolata “.
Hanno partecipato alla serata un buon gruppo di persone della parrocchia e della parrocchie vicine, alcuni sacerdoti della zona ed i missionarie e le missionarie della Consolata delle comunità di Castelnuovo.
La biografia è anche stata preparata per l’occasione della celebrazione del centenario della morte di S. Giuseppe Allamano avvenuta il 16 febbraio 2026. Per questa occasione la parrocchia, insieme con il comune e le nostre comunità, si stanno preparando per celebrare questo evento grazia.
* Padre Michelangelo Piovano, IMC, Vice Superiore Generale.










