Il 5 dicembre, nella comunità di via Nomentana a Porta Pia - Roma, si è svolta la celebrazione della professione perpetua di cinque studenti professi che stanno facendo il corso di licenza: Dawit Shifera Abdisa (Ethiopia), Martin Somba Kioko (Kenya), Deogratius Edward Lyatuu (Tanzania), Samson Steven Mfugale (Tanzania) e Xavier Agostinho Nhabanga (Mozambico).
Ha presieduto la celebrazione e ricevuto la loro professione padre Michelangelo Piovano, Vice Superiore Generale. Vari altri confratelli, amici e colleghi di studio hanno partecipato e condiviso questo momento di grazia della nostra famiglia missionaria.
Nella sua omelia, che qui condividiamo, padre Michelangelo ha messo in evidenza come le letture scelte portavano nella profondità e senso più vero di quanto si celebrava con la professione dei voti perpetui.

“Samuele alla chiamata del Signore risponde: ‘Eccomi…Parla Signore perché il tuo servo ti ascolta’. È sogno o realtà? La nostra vocazione può iniziare come un sogno, un desiderio del cuore, ci pensiamo, parliamo con qualcuno, si fa discernimento e poi si arriva ad una decisone e risposta che è solo nostra. Ognuno di noi porta nel cuore quel momento, quella data decisiva della nostra vita, quella partenza definitiva dalla nostra casa, quel distacco dalla nostra famiglia…
Per ognuno c’è stata la grazia di questa chiamata ed il momento in cui ha detto “Eccomi”.
Così l’apostolo Paolo: “Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo”.
Paolo riconosce che non è ancora arrivato alla perfezione, ma si sforza, è in corsa per conquistare il premio. Con la Professione Perpetua non si conquista un premio, non si conquistano dei privilegi nell’Istituto e nella Chiesa. Si continua a correre per il premio finale della comunione con Dio. C’è uno sforzo, c’è un allenamento continuo, ci saranno delle cadute, delle sconfitte, delle infedeltà. Il “per sempre” si regge non sulle nostre forze, ma sulla fedeltà di Dio, sull’essere già stati conquistati da Lui. Lui sì, sarà sempre fedele con noi, Lui sì, ci ha già conquistato.
Nel Canto al Vangelo è stato proclamato: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”.
Se Cristo vive in me, se lascio che Cristo viva in me e nella mia vita allora imparerò ad essere povero come Lui e beato/felice con un vero spirito di povertà che deve informare la mia vita.
Imparerò ad amare con il cuore di Gesù che tutti ama e nessuno trattiene per sé, a mettere energie, affetti, sentimenti e corpo a servizio di tutti coloro che il Signore metterà sul mio cammino, senza distinzione, esclusione o discriminazione.
Imparerò ad essere obbediente come Lui alla volontà del Padre, e quando questo amore alla volontà di Dio, espressa in tanti modi, è presente nella nostra vita, ogni altra obbedienza diventa più facile, più bella, perché è quella che realizza in pieno la mia vita secondo il sogno e piano di Dio su di me. Cosa non facciamo per fare in modo che si avveri un grande sogno nella nostra vita. Cosa non dovremmo fare e con quale gioia e disponibilità perché si avveri il sogno di Dio su di me e che Lui ha pensato per la mia felicità e di tanti altri.

Essere povero, casto e obbediente è essere crocifisso con Cristo, ma se lo sono con Lui e, con Lui in me, tutto è possibile.
Per cui va coltivato questo rapporto con Lui, anche qui è un cammino verso la perfezione, di tutta la vita, un cammino di santità, faticoso, ma bello. Un cammino di preghiera personale e comunitaria, con la chiesa e con le persone con cui vivo e lavoro. La preghiera fa crescere nella fede, rende forte l’amore e ci dà la coscienza che senza di Lui non possiamo fare nulla per cui ne abbiamo bisogno in ogni momento.
Così nel Vangelo: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.
C’è un “morire” per dare la vita, come farà Gesù sulla croce. Questo morire per dare la vita concretamente avviene nei rapporti con gli altri, nella chiesa, nella società, nella comunità, nell’Istituto nel quale sono stato chiamato e di cui oggi ne faccio parte in modo definitivo, per sempre. Sequela e servizio vanno insieme, dice Gesù. Se uno mi vuol servire, mi segua.
Come diaconi, domani, e poi come sacerdoti votate la vostra vita al servizio. Come Gesù e seguendo Gesù.
Un servizio che si concretizza nella Chiesa attraverso l’appartenenza all’’Istituto Missioni Consolata. Questa appartenenza sapete che non è accidentale, ma costitutiva, non è qualche cosa che mi si impone, ma carismatica e con quello stile e modo di vivere trasmessoci da San Giuseppe Allamano. Oggi rinnovo il mio amore per questo Istituto, questa mia famiglia che tanto mi ha dato fino ad ora e a cui tanto devo dare con le capacità e doni che possiedo.

È quello che noi chiamiamo “identificazione”, mi identifico, ne faccio parte, è il dono più bello che il Signore poteva farmi e non lo abbondano e scambio con altro per la prima difficoltà che trovo o perché non mi soddisfa. Guardando ancora al Vangelo possiamo chiederci: “Fino a che punto io sono pronto a morire per dare frutto in questa famiglia? A perdermi negli altri, nella comunità, nel servizio umile e semplice di ogni giorno per ritrovarmi?”.
Questa famiglia oggi ti dice: “Non sei da solo, ci sono dei fratelli con te, che camminano con te, che pregano e lavorano con te, che possono sostenerti nei momenti difficili.”.
C’è una grande schiera di fratelli che ha fatto la vita e la storia di questa famiglia e che fa il tifo per te, che prega per te, che ti illumina con il suo esempio, con la sua disponibilità, con la sua donazione e anche con il suo sacrificio”.

Sono i nostri “santi”, tanti già in cielo e altri ancora tra di noi. Hanno fatto il nostro cammino, hanno provato le nostre difficoltà, ma sono rimasti fedeli in quel “bene fatto bene senza rumore” insegnato dal Fondatore, in quel “adesso ricomincio” e in quell’affidamento continuo alla Consolata, Patrona e Madre di questo Istituto che ci caratterizza come missionari e missionari della Consolata.
“Coraggio e avanti nel Signore” vi dice oggi il nostro Santo Fondatore. “Coraggio e avanti nel Signore e nella Consolata”. Nella Consolata come madre e “nella Consolata” come Istituto.
Ordinazione Diaconale
La loro ordinazione diaconale è stata celebrata il sabato 6 dicembre 2025, nella parrocchia della Natività di Maria in Via Bravetta, Roma, per l'imposizione delle mani di mons. Fortunatus Nwachukwu, Segretario della sezione per la prima Evangelizzazione e le nuove Chiese particolari del Dicastero per l'Evangelizzazione.
* Padre Michelangelo Piovano, Vice Superiore Generale. Ufficio per la Comunicazione.
Album foto Professione perpetua ed Ordinazione Diaconale

I nuovi diaconi con mons. Fortunatus nella parrocchia della Natività di Maria in Via Bravetta, Roma










