Tienilo segreto

Che Dio ci aiuti a parlare coscienziosamente e a vegliare sulle nostre parole Che Dio ci aiuti a parlare coscienziosamente e a vegliare sulle nostre parole Foto: Jaime C. Patias
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Dio ci dice di essere gentili, di perdonare, di amare, ma ci sono cinque cose che non vuole mai che condividiamo. Sono sacre e quindi non dovrebbero essere condivise, nemmeno con amici, familiari o le persone di cui ci fidiamo di più. Perché? Perché alcune verità sono talmente sacra che se dovessimo condividerle, solleveremmo una “guerra” spirituale. Parliamo di ciò che Dio ha detto che non dovremmo mai dirlo a nessuno.

Innanzitutto, Dio ci dice: "non dire mai a nessuno la tua prossima mossa." Quando Dio ci offre una visione, non è per un dibattito pubblico, ma per la meditazione personale e privata. Credimi, Giuseppe l'ha imparato a sue spese. Nel momento in cui condivise il suo sogno, i suoi stessi fratelli si rivoltarono contro di lui (Gn 37, 5). Non perché avesse fatto qualcosa di sbagliato, ma perché la sua vocazione metteva in luce il loro sconforto. Alcune persone ci elogiano fino a quando le strade si incrociano e noi denunciamo la loro stagnazione e apatia.

È proprio per questo che Dio trattiene i suoi piani su di noi, non tanto per farci soffrire, ma per proteggerci. Quando riveliamo i nostri piani troppo presto, attiriamo opinioni, dubbi e interferenze spirituali. Ogni parola porta con sé un messaggio al tal punto che chi ascolta, se in malafede e vuole farci del male, può travisare il significato di quello che Dio ha sussurrato. Il nemico è in agguato raccoglie indizi e li ricostruisce falsati e le nostre parole potrebbero diventare gli indizi ricercati. Ecco perché la Bibbia dice in Proverbi 29,11: "lo sciocco sfoga tutti i suoi sentimenti, ma il saggio li trattiene". Alcune visioni crescono meglio nel silenzio. Alcune benedizioni sono più al sicuro nel segreto. Non abbiamo bisogno di conferma per ciò che Dio ha già confermato. Quando sarà il momento giusto, i frutti del nostro lavorano saranno sufficientemente eloquenti. Quindi non dovremmo proclamare, ma prepararci, non dovremmo spiegare, invece obbedire. Dovremmo muoverci in silenzio, pregare profondamente e lasciare che i nostri risultati parlino più forte delle nostre parole.

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In secondo luogo, Dio ci dice: "non dire mai a nessuno tutto ciò che ti ho detto di nascosto". Alcune cose che Dio dice sono destinate alla rivelazione, non alla conversazione. Quando Dio sussurra qualcosa al nostro spirito, che sia un avvertimento, un sogno, una condanna, ecc., non è sempre nostro compito spiegarlo. Perché? Perché alcune persone deridono ciò che non capiscono, altre distorcono o lo mettono in discussione, e altre seminano dubbi su dove Dio ha piantato la fede. Pensa a Maria quando l'Angelo le disse che avrebbe portato in grembo il Figlio di Dio, non corse a annunciarlo a tutti. Conservò e tutte queste cose e le meditò nel suo cuore (Lc 2,19). Perché? Perché la rivelazione perde purezza quando viene esposta all'atmosfera sbagliata. Ci sono momenti in cui Dio parla per proteggere, istruire o preparare. E se rendiamo tutto pubblico troppo presto, ci arriveranno delle voci e dei consigli che non avrebbero mai dovuto influenzare la nostra obbedienza. Alcune istruzioni divine sono come semi. Se le dissotterriamo troppo presto, non cresceranno mai. Quindi dobbiamo conservare gelosamente ciò che Dio sussurra al nostro cuore. Non tutte le parole sono da rendere pubbliche. Alcuni sono destinate all’altare della nostra vita privata e non per la gente. Ricorda, la rivelazione è come una moneta sacra che dovremmo spenderlo solo dove c'è discernimento e saggezza.

Terzo, Dio ci dice: "non dire mai a nessuno le tue buone azioni o sacrifici". In un mondo ossessionato dal culto dell’immagine e dall’apparire, Dio valorizza ancora ciò che viene fatto in segreto. Ecco perché Matteo 6,3 dice: “Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”. Sai perché è importante? Te lo dirò io. Quando cerchiamo attenzione su ciò che dovrebbe onorare Dio, la ricompensa passa dall'approvazione del cielo agli applausi umani. Alcune persone fanno la cosa giusta, ma perdono la benedizione perché volevano essere viste, applaudite ed elogiate. Lo rendono pubblico, quando parlano ne fanno menzione nella speranza che la gente se ne accorga. Purtroppo, Dio non ha bisogno che dimostriamo la nostra bontà. La vede di per sé. Quando ci vantiamo della nostra obbedienza, facciamo sì che il sacrificio che abbiamo fatto diventi una nostra questione, senza coinvolgere Dio. E in questo modo confondiamo sincerità con riconoscimento e scambiamo ricompensa per reputazione. Ecco perché Gesù disse: "Tuo Padre che vede ciò che è fatto in segreto, ti ricompenserà apertamente" (Mt 6,4). Alcuni dei traguardi che abbiamo raggiunti nella nostra vita non dovrebbero mai essere resi pubblici. Le nostre lacrime, il nostro digiuno, la nostra elemosina possono passare inosservati o sembrare insignificanti agli altri, ma risuonano forte nella prospettiva del paradiso. Quindi, dovremmo donare in silenzio, pregare in privato e amare umilmente. Perché quando teniamo nascosti i nostri sacrifici, Dio ci assicura che i nostri risultati non possano essere ignorati.

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Fedeli in preghiera in Piazza San Pietro a Roma. Foto: Jaime C. Patias

Quarto, Dio dice: "non dire mai a nessuno le tue debolezze mentre stai ancora guarendo". C'è differenza tra una testimonianza e una ferita. Una testimonianza avviene dopo che Dio ci ha guarito. Una ferita è ciò che ci accompagna mentre Dio sta ancora lavorando per guarirla. Troppe persone si aprono il loro cuore a orecchie sbagliate, sperando in una comprensione e conforto, ma finiscono per creare occasioni alle malelingue e alla diffamazione. Non tutti quelli che ascoltano sono interessati a quello che diciamo. Alcuni si limitano a raccogliere pezzi di informazioni. Ecco perché Proverbi 4,23 dice: "proteggi il tuo cuore sopra ogni cosa, perché è questo che determina il corso della tua vita". La nostra vulnerabilità è un terreno sacro che non tutti possono calpestare. Anche Gesù non rivelò tutto a tutti, ma con gradualità alle folle, poi discepoli e poi in profondità agli apostoli fino al circolo ristretto di Pietro, Giovanni e Giacomo. Alcune cose rimasero custodite nell’intimità del dialogo tra Lui e il Padre. Va bene essere trasparenti, ma, in questo, dovremmo essere guidati dallo spirito, e non dalle emozioni. Dovremmo condividere il nostro travaglio con chi è stato unto per affrontarle, e non solo con chi è disponibile ad ascoltarle. Perché quando esponiamo il dolore troppo presto, rischiamo di riaprire “le ferite” ciò che Dio sta cercando di curare. Quindi, finché le nostre ferite non saranno oggetto della nostra testimonianza, dovremmo restare in silenzio e pregare per permettere a Dio di completare la sua opera di guarigione segreto della nostra vita.

Infine, Dio ci dice: "Non rivelare mai completamente le tue benedizioni". In generale, non tutti quelli che festeggiano con noi sono felici per noi. Alcune persone ci lodano in pubblico, ma ci invidiano e sono gelosi in privato. E se il nemico non può rubarci la fede, cercherà di rubarci l'attenzione trasformando le tue benedizioni in un bersaglio per gli invidiosi. Ecco perché a volte, dopo che Dio ci benedice, le cose diventano improvvisamente più difficili perché abbiamo rivelato ciò che doveva restare nascosto. Pensa ai magi che visitarono Gesù dopo averlo trovato. Un angelo li avvertì di non dire a Erode dove fosse il bambino. Alcune benedizioni sono fragili, anzi troppo nuove per sopravvivere all'esposizione pubblica. Il favore di Dio è come olio nuovo, deve essere coperto finché non è pronto da versare. Quando diciamo alle persone sbagliate ciò che Dio ci ha dato, possiamo suscitare gelosia, dubbi e persino delle maledizioni. Questa non è una semplice supposizione, ma è saggezza spirituale. Dovremmo festeggiare con gratitudine e in modo riservato, non in pubblico.

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Dovremmo ringraziare Dio in silenzio per le sue benedizioni, prima di “proclamarlo sui tetti” e diffonderlo nei social. Dovremmo lasciare che la nostra pace sia la prova che siamo benedetti, non i nostri post o i nostri resoconti di lode. Perché? Perché il vero favore non ha bisogno di essere esposto al pubblico. Col tempo si rivela di per sè. Ogni segreto che Dio ci chiede di custodire non è solo questione di silenzio, ma si tratta di tutela. I nostri sogni, le nostre rivelazioni, i nostri sacrifici, la nostra guarigione, le nostre benedizioni, ecc., sono tutti compiti sacri. Quando impariamo a proteggere ciò che è sacro, creiamo spazio affinché Dio possa moltiplicarlo, perché il nemico non può attaccare ciò che non conosce, e le persone non possono maledire ciò che non vedono. Quindi dobbiamo proteggere le nostre parole, come proteggiamo il nostro cuore. Dovremmo muoverci in silenzio, amare profondamente e parlare con la nostra vita più che con le nostre labbra. La verità è che ancora oggi Dio non cerca di insegnarci come nascondere le cose, ma come proteggere ciò che è nostro, perché quando impariamo a muoverci in silenzio, Dio inizia a parlare più forte nel nostro spirito. Quindi, prima di condividere il nostro prossimo sogno, oppure benedizione o una svolta nella vita, dovremmo chiederci: "È più per far piacere alle orecchie delle persone o per rendere gloria di Dio?" Che Dio onnipotente ci aiuti a parlare coscienziosamente e a vegliare sulle nostre parole.

* Padre Jonah Makau, IMC, Direttore della Postulazione e Ufficio Storico.

Ultima modifica il Venerdì, 28 Novembre 2025 21:11

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