I Preti contro il Genocidio scrivono alla Cei, “sulla tragedia di Gaza chiamare le cose con il loro nome”

Preghiera e testimonianza pubblica in favore della giustizia e della pace in Palestina, il 22 settembre a Roma Preghiera e testimonianza pubblica in favore della giustizia e della pace in Palestina, il 22 settembre a Roma Foto: Jaime C. Patias
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“Come presbiteri, legati da affetto filiale al Successore di Pietro e in sincera comunione con i Pastori delle Chiese che sono in Italia, sentiamo l’urgenza di condividere la nostra profonda preoccupazione per la tragedia che sta vivendo il popolo palestinese, che la nostra coscienza, alla luce del Vangelo e del Magistero sociale della Chiesa, riconosce sempre più chiaramente come un vero genocidio in atto”.

È quanto scrive la Rete “Preti contro il Genocidio” in una lettera aperta, il 19 novembre, indirizzata al cardinale presidente Matteo Zuppi e a tutti i vescovi della Conferenza episcopale italiana (Cei) riuniti ad Assisi in occasione della loro assemblea generale e della preghiera per la pace pronunciata ieri nella Basilica inferiore di San Francesco.

“Chiamare le cose con il loro nome, condannare inequivocabilmente le violenze contro i civili, invocare unitariamente che il cessate il fuoco sia davvero mantenuto, che gli aiuti umanitari possano accedere senza restrizioni e che il diritto internazionale sia finalmente rispettato”. Nella lettera aperta chiedono anche una giornata di preghiera e digiuno in tutte le diocesi d’Italia il 29 novembre, in solidarietà con il popolo palestinese, una mobilitazione di carità concreta e un pronunciamento pubblico contro ogni corsa agli armamenti e a favore del diritto dei palestinesi a un proprio Stato.

20251120Gaza3“Siamo convinti che, oggi, usare un linguaggio eccessivamente prudente dinanzi ai crimini contro una popolazione inerme significherebbe, di fatto, tradire quella ‘carità politica’ del Vangelo che ci chiede di prendere posizione a favore degli ultimi. Siamo con Lei convinti che l’imparzialità evangelica non è neutralità morale ma piuttosto è scegliere di stare dalla parte di coloro ai quali viene negata la dignità, la terra, la casa, il futuro”, dicono a Zuppi i ‘Preti contro il genocidio’, una rete internazionale da circa 2.100 sacerdoti di 56 Paesi, tra cui cardinali e vescovi, e che fanno riferimento a un’altra lettera inviata dal “nostri confratelli in Spagna” alla Conferenza episcopale spagnola.

“Il nostro grido non nasce nel vuoto, ma si colloca nel solco di voci e gesti già espressi dalla Chiesa universale e dalle Chiese che sono in Italia”, ricordano: già nel novembre 2024, in una nota intervista, papa Francesco ha invitato la Chiesa intera a studiare con serietà se la categoria di “genocidio” sia applicabile a quanto sta avvenendo in Palestina. “Questo invito ad approfondire, a lasciarsi interrogare dalla realtà e dal grido delle vittime, ci ha raggiunti come un forte appello a non accontentarci di formule generiche”, commentano gli autori della lettera. Nell’intervista dell’11 novembre alla trasmissione Propaganda Live, “Sua Eminenza stessa”, il card. Zuppi ha riconosciuto che “le religioni sono troppo timide” e, citando il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha ricordato che “le religioni spesso sembrano non riuscire ad affrontare i problemi, ma proprio per questo siamo chiamati ancora di più a cercare il dialogo con ogni mezzo possibile”.

Leggi il testo integrale della lettera aperta ai Vescovi Italiani

Ricordano anche l’appello interreligioso del 29 agosto 2025, firmato da UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, UCOII – Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, COREIS – Comunità Religiosa Islamica Italiana, Moschea di Roma e Conferenza Episcopale Italiana, che ha chiesto di favorire qualsiasi iniziativa di incontro per arginare l’odio, salvaguardare la convivenza, purificare il linguaggio e tessere la pace, e in cui riconoscono “un prezioso segno di coraggio profetico e di collaborazione tra fedi sorelle”. Inoltre, all’Angelus del 21 settembre 2025, papa Leone XIV ha espresso il suo apprezzamento per tutte le iniziative di preghiera, di solidarietà e di impegno per la pace, ricordando in modo particolare il popolo palestinese e quanti lavorano instancabilmente per una pace giusta nella regione.

“Questi riferimenti ci confermano che il momento che stiamo vivendo non permette ambiguità”, sollecitando “la Chiesa che è in Italia a una parola più chiara, più evangelica, più vicina alle vittime e capace di tessere ponti di comunione con tutti gli attori politici e religiosi che siano uomini di pace e di buona volontà”. Ecco allora l’auspicio “che, dalla voce dei Pastori e delle Chiese in Italia, possa emergere con chiarezza una parola che chiami per nome ciò che sta avvenendo: il riconoscimento e la denuncia come genocidio dello sterminio sistematico di persone – con decine di migliaia di vittime – e della distruzione brutale di case, infrastrutture, coltivazioni, ospedali e risorse vitali; insieme al blocco dell’ingresso di acqua, alimenti, medicine e altri beni essenziali, agli sfollamenti forzati e a una devastazione ambientale senza precedenti nella Striscia di Gaza e nella regione”.

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Poi “una supplica unitaria perché il cessate il fuoco sia davvero rispettato, per un accesso umanitario libero e senza restrizioni, per il rispetto effettivo del diritto internazionale e per un processo politico credibile che riconosca pienamente i diritti del popolo palestinese e di tutte le popolazioni coinvolte”.

E ancora, “una condanna inequivocabile di ogni violenza contro i civili, in particolare donne, bambini, anziani, da qualunque parte provenga; e il rifiuto di ogni giustificazione religiosa o ideologica della crudeltà, della vendetta e della punizione collettiva”.

I ‘preti contro il genocidio’ auspicano infine “che questo tempo di confronto sinodale diventi occasione per un salto di coraggio, non per rompere il dialogo con la comunità ebraica – che consideriamo fratelli maggiori nella fede e con cui desideriamo custodire rapporti di amicizia e rispetto – ma perché questo dialogo sia ancora più sincero, onesto e trasparente”. La richiesta è “di non lasciare nessuna ambiguità o zona d’ombra e chiarire la differenza tra, da una parte, l’ebraismo e i fratelli ebrei da difendere e custodire e, dall’altra, il sionismo come ideologia politica che può e deve essere criticato come ogni altra forma di fondamentalismo e suprematismo in Terra Santa e in ogni parte del mondo”.

“Parimenti chiediamo – concludono – che i pastori dicano una parola ancora più chiara e coraggiosa sulla differenza tra il cieco antisemitismo, che tutti abborriamo e condanniamo senza esitazione, e la legittima critica alle politiche del governo israeliano che ha superato ogni proporzionalità rispetto all’orrendo massacro del 7 ottobre (che condanniamo e per cui continuiamo a chiedere un’indagine internazionale per cui tutti i responsabili materiali, fiancheggiatori, mandanti e finanziatori siano assicurati alla giustizia), circa il numero delle vittime e circa la compromissione eco-ambientale del territorio della Striscia di Gaza”.

Il comitato direttivo della Rete internazionale “Preti contro il Genocidio” - Italia

Last modified on Thursday, 20 November 2025 23:10

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