Il VI Forum Yanomami e Ye'kwana
Più di 550 rappresentanti dei popoli Yanomamipopoli Yanomami e Ye’kwana, giunti da varie regioni e anche dal Venezuela, si sono incontrati a fine ottobre a Surucucu, nel cuore della Terra indigena yanomami (Tiy). Motivo dell’incontro è stato il VI Forum dei leader dei due popoli amazzonici (ovvero il più alto organo di governo della Tiy), da cui è scaturita la Carta de Surucucu (Dichiarazione di Surucucu).
In essa vengono affrontate tre problematiche: la lotta al «garimpo» (le miniere illegali), la questione della salute e quella dell’educazione.
Con riferimento al garimpo, i leader riconoscono i meriti dell’attuale governo brasiliano che è riuscito a far ritirare dalla foresta la maggior parte dei garimpeiros. Tuttavia, affinché gli invasori non tornino a operare, vengono ribadite alcune richieste urgenti.
In primis, si chiede alla Funai (Fundação nacional dos povos indígenas, Fondazione nazionale dei popoli indigeni) di appoggiare il Piano di vigilanza indigeno («Urihi noamatima thëpë»), una vigilanza ritenuta indispensabile accanto a quella dello Stato. Agli organi federali di giustizia si domanda di agire contro chi finanzia la distruzione della foresta e promuove il genocidio dei popoli indigeni; alla presidenza della Repubblica di mantenere coordinamento e vigilanza e, infine, al Senato di approvare il progetto di legge che aumenta le pene minime per i reati collegati alle attività minerarie illecite. «Il garimpo illegale – scrivono i leader indigeni nella Dichiarazione – contamina i nostri fiumi e le nostre foreste con il mercurio, diffonde malattie e aumenta la violenza contro di noi. La punizione per questi crimini deve essere commisurata all’enorme distruzione che causano».

Casa dell’associazione Urihi che ha hospitato il VI Fórum di leader Yanomami e Ye´kwana a Surucucú, regione centrale della Tiy
In terra indigena, la malaria continua a colpire. I dati raccontano che, tra gennaio e agosto 2025, sono stati riscontrati 14.615 contagi su una popolazione di 30mila persone. I leader chiedono alla Sesai (Secretaria especial de saúde indígena, Segretariato speciale della salute indigena) che utilizzi in maniera più proficua i fondi governativi. «Quando ci colpisce la malaria – si legge nella dichiarazione -, non possiamo cacciare, pescare o lavorare nei campi. Senza le nostre forze, non abbiamo cibo sano che ci mantenga in vita. La malaria non è solo una malattia, è carestia».
Infine, l’educazione che viene descritta – in termini coloriti ma molto efficaci – «la freccia più potente». Si chiedono scuole che rispettino le conoscenze ancestrali dei popoli indigeni, ma – allo stesso tempo – forniscano gli strumenti per relazionarsi con altre culture e società.

Padre Corrado Dalmonego, missionario e antropologo, in un momento del suo intervento durante l’assemblea dei leader Yanomami e Ye’kwana i cui risultati sono stati sintetizzati nella «Carta do Surucucu».
La «Carta de Surucucu», firmata dai rappresentanti di sette associazioni (Hutukara, la più importante, e poi Urihi, Wanasseduume Ye’kuana, Kurikama, Parawami, Rio Cauaburis e afluentes, Yanonami Kumirayoma), rappresenta un successo.
Con giustificato orgoglio, a chiusura della stessa, i leader indigeni scrivono che essa dimostra la capacità di Yanomami e Ye’kwana di organizzarsi per la difesa dei propri diritti e della propria terra, quella che i non indigeni («il popolo delle città») conoscono come foresta amazzonica.
* Paolo Moiola è giornalista, rivista Missioni Consolata. Originariamente pubblicato in: www.rivistamissioniconsolata.it











