RD Congo, la speranza di ricostruire il Paese a partire dalle donne

Donne tornano a recuperare i loro beni durante una pausa dei combattimenti a Kabaya, nel Congo orientale Donne tornano a recuperare i loro beni durante una pausa dei combattimenti a Kabaya, nel Congo orientale Foto: MSF
Published in Notizie

La testimonianza di Ella Mindja, un’attivista avvocato originaria del Sud Kivu: "La sofferenza delle congolesi non deve essere vista come una fatalità, ma come una forza di trasformazione. Queste donne si alzano ogni mattina, nutrono la vita nel cuore del disastro. Sono la vera speranza"

Il Nord e Sud Kivu, l’Ituri, Masisi o Goma: queste località e province sono diventate il teatro di una tragedia silenziosa. Gruppi armati si scontrano in nome di ideali politici, ma dietro i loro discorsi, spesso, sono l’oro, il coltan o la cassiterite a decidere il destino dei vivi. Le armi circolano, le frontiere si aprono e si chiudono a seconda degli interessi del momento. Potenze straniere sfruttano le falle dello Stato congolese, mentre multinazionali approfittano delle risorse estratte nella sofferenza. I bambini crescono in un esilio interiore, imparando troppo presto il linguaggio della paura. Le donne pagano il prezzo più alto. Vengono stuprate, sfollate, ridotte al silenzio. Ma, in questo caos, non sono solo vittime. Sono, soprattutto e spesso, attrici essenziali della sopravvivenza. Sono loro che nutrono, insegnano, curano le ferite invisibili.

Il prezzo umano della guerra

Ella Mindja è un avvocato e un’attivista originaria del Sud Kivu. È cresciuta nel cuore di un Paese in guerra, dove l’infanzia si impara tra le rovine e la paura diventa una compagna silenziosa. Dai villaggi di Bukavu alle tribune dell’Onu, Mindja ha portato la voce delle donne congolesi. Ha sostenuto cause davanti alla Commissione Africana per i Diritti dell’Uomo, all’Unione europea e persino al Consiglio di Sicurezza. Ovunque, lo stesso messaggio: "Le donne congolesi rifiutano la rassegnazione". Oggi, da Nairobi, dove sta seguendo un master in studi sulla pace e relazioni internazionali all’Hekima University College, continua a fare ciò che ha sempre saputo fare: dare voce a chi viene ridotto al silenzio.

20251023Congo3

Partecipanti al forum nella provincia di Mai-Ndombe. Foto: WPHF/Cordaid

Dolore e resilienza al cuore di una vocazione per la pace

"La guerra non è un ricordo lontano — dice — è una realtà che mi accompagna fin dall’infanzia". Le immagini che rievoca sono quelle che nessuno dovrebbe conservare: le urla, i cadaveri, la polvere da sparo, il kalashnikov sulla nuca. Ma tra questi frammenti di orrore, Mindja conserva anche altri ricordi: la solidarietà, i gesti d’amore, quell’ostinazione a vivere quando tutto sembra perduto. Questo doppio lascito — dolore e resistenza — ha forgiato la sua vocazione: fare del diritto un’arma pacifica. Il suo impegno non è nato da uno slogan, ma da una ferita. Di fronte all’ingiustizia, ha scelto la via del diritto. "Troppe perdite, troppi abusi impuniti… Il diritto mi è apparso come lo strumento più concreto per cambiare le cose". Negli sportelli di assistenza legale ha ascoltato le storie di donne spezzate dalla guerra, madri e figlie segnate a vita dalla violenza. "Dietro ogni dossier, ho capito che c’è una vita da riabilitare", confida. Da questa vicinanza con le vittime è nata la sua convinzione che la giustizia non può essere fredda. Deve avere un volto, un ascolto, una compassione.

Donne per la pace

Per Mindja, la pace non si decreta; si costruisce con chi è sopravvissuto. "Le donne devono occupare un ruolo centrale nei processi di pace, non solo perché sono vittime, ma perché sanno cosa significa ricostruire la vita". Denuncia quei negoziati condotti “tra uomini e per gli uomini”, dove le donne sono solo un contorno. "Molti accordi di pace falliscono perché dimenticano metà dell’umanità", sostiene con fermezza. La vera pace non può essere decretata dai palazzi del potere; nasce dalla vita quotidiana, dalla sopravvivenza, dalla solidarietà. In questo senso, la donna congolese è la prima diplomatica della pace, non delle parole, ma  dei gesti. Per questo, Mindja si batte per meccanismi concreti: sportelli legali, centri di supporto psicologico, e soprattutto la partecipazione diretta delle donne alle decisioni. "La pace non verrà dai discorsi, ma dalla dignità restituita a chi porta la vita in un Paese che distrugge".

20251023Congo1

"La mamma è importante quanto il papà". Foto: MONUSCO /Abel Kavanagh

La speranza declinata al femminile

Nonostante tutto, anche in Congo, la vita continua. Nei campi per sfollati, nei mercati improvvisati, le donne continuano a credere nella possibilità di un domani. Sono vedove, madri, orfane, ma restano in piedi. Mindja vede in loro le vere diplomatiche della pace, quelle che, senza titoli né tribune, tessono i legami invisibili che tengono insieme la società. Oggi, Ella Mindja riflette su cosa significhi “riparare un Paese”. Incarnando una generazione che vuole pensare la pace non come assenza di guerra, ma come presenza di giustizia. Il suo percorso, segnato dalla guerra e dalla resilienza, dimostra che la pace non è un sogno astratto, ma un lavoro quotidiano, una conversione dello sguardo e delle strutture.

"Ogni pietra conta per ricostruire il Congo"

Alle giovani congolesi che crescono nella paura, Mindja rivolge un messaggio: "La volontà di Dio non ci conduce mai dove la sua grazia non può sostenerci. Avete già dimostrato una forza straordinaria. Ora tocca a voi costruire, pietra dopo pietra, il Congo che vogliamo". E quando le si chiede cosa le dia ancora speranza, risponde: "La sofferenza delle donne congolesi non deve essere vista come una fatalità, ma come una forza di trasformazione. Queste donne si alzano ogni mattina, nutrono la vita nel cuore del disastro. Sono la vera speranza del Congo". Sotto la toga nera dell’avvocato, si intravede la luce di una persona che resiste. Ella Mindja non parla solo del Congo. Parla del mondo, di quella parte di umanità che sceglie la vita nonostante la guerra.

* Camille Mukoso - Nairobi. Originariamente pubblicato in www.vaticannews.va

 

Last modified on Thursday, 23 October 2025 18:55

Gli ultimi articoli

III Domenica di Avvento / A - “Gaudete …”

13-12-2025 I missionari dicono

III Domenica di Avvento / A - “Gaudete …”

“Noi dobbiamo prepararci, eccitare il nostro cuore ad amare con gioia” (San Giuseppe Allamano, Conf. IMC, II,123) Is 35,1-6a.8a.10; Sal 145;...

XI Incontro dei Giovani della Missione Catrimani

12-12-2025 I missionari dicono

XI Incontro dei Giovani della Missione Catrimani

"Percorsi di guarigione e futuro: i giovani Yanomami tra saggezza ancestrale, tecnologia e protezione della vita" Dal 30 novembre e il...

Mozambico senza pace, peggiorano le condizioni degli sfollati nel nord

11-12-2025 Notizie

Mozambico senza pace, peggiorano le condizioni degli sfollati nel nord

Nuova escalation delle violenze nelle province di Cabo Delgado e Nampula, dove da otto anni si consuma un conflitto irrisolto...

Dottrina Liturgica e la Riforma Luterana

09-12-2025 I missionari dicono

Dottrina Liturgica e la Riforma Luterana

"La dottrina romana sulla transustanziazione occupa una posizione centrale nella teologia cattolica, come stabilito ufficialmente dal Concilio Lateranense IV (1215)...

Mongolia: Newsletter dei missionari e delle missionarie della Consolata

09-12-2025 Missione Oggi

Mongolia: Newsletter dei missionari e delle missionarie della Consolata

In occasione del Natale 2025 pubblichiamo la Newsletter dei missionari e delle missionarie della Consolata (IMC – MC) in Mongolia...

Il Mondo dell'Apparenza

08-12-2025 I missionari dicono

Il Mondo dell'Apparenza

Qualche giorno fa abbiamo letto il passo del Vangelo in cui Gesù diceva: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore entrerà...

Roma: Professione perpetua e Ordinazione diaconale

08-12-2025 Notizie

Roma: Professione perpetua e Ordinazione diaconale

Il 5 dicembre, nella comunità di via Nomentana a Porta Pia - Roma, si è svolta la celebrazione della professione...

Giubileo nel mondo: Fr. Gerardo Secondino, “Fedeltà incondizionata a Dio”

04-12-2025 I missionari dicono

Giubileo nel mondo: Fr. Gerardo Secondino, “Fedeltà incondizionata a Dio”

Nato a Pietraperzia, Enna (talia) il 17 luglio 1959, figlio di Vincenzo e Scaramozza Felicetta, Fratel Gerardo Secondino, è uno...

Asia: Congresso missionario. Il Grande Pellegrinaggio della Speranza

04-12-2025 Missione Oggi

Asia: Congresso missionario. Il Grande Pellegrinaggio della Speranza

Con uno spirito di profonda gratitudine e rinnovata intenzione, più di 900 delegati provenienti da 32 paesi si sono riuniti...

Articoli correlati

onlus

onlus

consolata news 2

 

Contatto

  • Viale Mura Aurelie, 11-13, Roma, Italia
  • +39 06 393 821