“La vita umana è un cammino dinamico con diverse tappe. Ogni tappa porta con sé sfide, crisi e trasformazioni”, ha spiegato padre Romuald Uzabumwana, della Congregazione Pallottina e professore di Psicologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, parlando di come “affrontare la crisi di mezza età come religioso”.
La riflessione è stata proposta l’11 settembre 2025, nell’ambito dei temi trattati durante un corso di formazione permanente per il gruppo di Missionari della Consolata che celebrano il loro giubileo (25 anni di ordinazione sacerdotale e/o professione religiosa).
Il professore ha sottolineato che la crisi di mezza età inizia intorno ai 40-60 anni. In questa fase ci rendiamo conto che non siamo più gli stessi. Il corpo stesso comincia a mostrare segni come stanchezza, malattie, declino psicologico e una certa immobilità. Non siamo più in grado di fare le cose a cui eravamo abituati. Pertanto, la crisi di mezza età è un tempo di risveglio, di riscoperta e di presa di coscienza di sé.

La nostra vita può essere suddivisa in tre momenti: il primo periodo, il secondo periodo e la vecchiaia. La prima fase della vita è definita la salita (primo periodo). È la fase in cui una persona è piena di energia, sicurezza di sé, impegno e desiderio di successo o realizzazione. In questo stadio ciò che conta è ciò che posso fare. Il sacerdote o il religioso è molto giovane, pieno di vita, sente di poter fare tutto e di sapere tutto.
La seconda fase è definita la discesa (secondo periodo). Inizia intorno ai 40-60 anni. Questa fase porta con sé l’invecchiamento e il confronto con la morte. La persona che l’attraversa comincia a sentirsi vulnerabile. In questa fase, un sacerdote o un religioso non è più in grado di svolgere i servizi che faceva un tempo, non è più forte come prima, arriva la sofferenza e muoiono anche membri della propria famiglia, come il padre o la madre. È un periodo in cui bisogna prestare attenzione a ciò che accade.
Un religioso o un sacerdote può affrontare durante la crisi di mezza età varie sfide, come la perdita di orientamento, un senso di insoddisfazione, il desiderio di fare nuove esperienze o di lasciare la vita religiosa o il sacerdozio, il rischio di una doppia vita (problemi di infedeltà), oppure un percorso di auto-esplorazione e di riscoperta di sé.
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Padre Romuald ha sottolineato che, dalla sua esperienza di accompagnamento di persone in crisi di mezza età, ha riscontrato in molti un forte senso di fallimento personale, un’esperienza di esilio, affetti frustrati e situazioni di sofferenza. Ha insistito sul fatto che i religiosi che vivono la crisi di mezza età dovrebbero affrontarla in modo positivo, sapendo che, se la crisi viene accolta con positività può condurre a una trasformazione personale e a uno sviluppo interiore.
Il professore ha presentato due modi di affrontare la crisi di mezza età: uno positivo e uno negativo. Le strategie negative (disadattive) comprendono la negazione, la proiezione, l’isolamento, l’attivismo, le dipendenze, la compensazione, il ritiro e il vivere una doppia vita. Chi si rifugia in strategie negative soffre molto e può arrivare ad abbandonare la vita religiosa o il sacerdozio. Si nega la crisi e si cerca di coprirla con dipendenze come l’alcol, la negazione o la proiezione, ecc.

Le strategie positive, illustrate da padre Romuald Uzabumwana, sono le seguenti:
1. Accettazione di sé o consapevolezza di sé: riconoscere i cambiamenti che il corpo manifesta con l’età e accettare di non essere più la stessa persona.
2. Condivisione con persone di fiducia: nei momenti di crisi si può provare disorientamento; è consigliabile condividere la propria situazione con una persona di fiducia piuttosto che tenerla per sé.
3. Supporto professionale: rivolgersi a persone competenti, come uno psicologo o a un direttore spirituale che possano offrire un aiuto.
4. Riscoperta dei veri valori: tornare alla propria vocazione e riscoprire i valori che hanno spinto ad abbracciare la vita religiosa, come la croce di Cristo.
5. Trovare il senso della crisi: identificare le cause profonde della crisi. Maturità significa imparare ad allontanarsi da persone e situazioni che minacciano la pace interiore, il rispetto di sé, i valori, la moralità e la propria dignità.
6. Discernimento prima di grandi cambiamenti: riflettere attentamente prima di compiere scelte drastiche, ricordando che una vita senza riflessione non è degna di essere vissuta.
7. Vita di preghiera: la preghiera, la meditazione, la lettura della Parola di Dio, il consiglio e il sostegno dei superiori religiosi aiutano ad affrontare meglio la crisi e le altre difficoltà della vita.

Infine, padre Romuald ha concluso sottolineando che la crisi di mezza età esiste e tocca in un modo o nell’altro ogni persona. Alcuni ne sono colpiti duramente, soprattutto chi non riesce ad affrontarla, mentre altri la attraversano più facilmente, specialmente chi la vive in modo positivo.
Il corso in lingua inglese, dal 1° al 27 settembre 2025, è organizzato dall’Ufficio Generale per la Formazione e coordinato dal Consigliere Generale, p. Mathews Odhiambo Owuor, insieme ai padri Antonio Rovelli e Ernesto Viscardi. Quindici missionari (14 sacerdoti e 1 fratello) provenienti da Africa, America Latina ed Europa stanno partecipando al corso presso la Casa Generalizia di Roma.
* Padre Deogratias Makei Mlay, IMC, missionario in Tanzania.










