La vita religiosa, come afferma la Chiesa, è un segno profetico radicato nel battesimo ed espresso attraverso i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. È un modo concreto di seguire Cristo che unisce le persone consacrate a Dio, mentre le invia in missione.
Con queste parole, padre Pietro Trabucco, IMC, ha introdotto la sua riflessione parlando al gruppo dei missionari della Consolata giubilari riuniti a Roma per il corso di formazione permanente, che si svolge dal 1° al 27 settembre 2025.
Con una profonda conoscenza della vita del Fondatore e della missione dell'Istituto, dove ha ricoperto diversi ruoli, incluso quello di Superiore Generale, padre Trabucco - che attualmente risiede nella casa natale di San Giuseppe Allamano a Castelnuovo Don Bosco (Italia) - ha incentrato la sua riflessione sulla Vita Consacrata in riferimento ai Missionari della Consolata. È un invito a guardare a San Giuseppe Allamano, alla Madonna Consolata e al carisma della Congregazione. Queste sono le nostre ispirazioni per comprendere e vivere la Vita Consacrata.

Pertanto, in questo momento storico, emergono con urgenza due domande: Quali sono le prospettive della vita consacrata nei prossimi anni? e Quali strumenti possiamo utilizzare per discernere il suo futuro nella fedeltà a Dio, alla Chiesa e al nostro Istituto?
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L’invito di padre Trabucco è stato quello di guardare all’Istituto e ai cambiamenti che sta attraversando, che sono benedizioni e grazia di Dio. La nostra presenza nel mondo, fin dai tempi del Fondatore, parla di prospettive future e allo stesso tempo rappresenta un punto importante per il discernimento per il futuro. La presentazione si è articolata in sei punti principali:
1. Primato di Dio. L’immagine evangelica della casa costruita sulla roccia (Mt 7,24-27) offre il punto di partenza: solo ciò che è radicato in Cristo resiste. Il primo e indispensabile elemento è dunque il primato di Dio - espresso nell’Eucaristia, nella Parola, nella preghiera e nella contemplazione. San Giuseppe Allamano insisteva: “prima santi, poi missionari.”

2. Missione, il Cuore della Vocazione. La missione resta centrale ed è espressa nei tre elementi: ad gentes (disponibilità per le nazioni), ad extra (prontezza a lasciare la propria terra e abbracciare nuove culture) e ad vitam (consacrazione per tutta la vita). Per vivere questo mandato è necessario il “fuoco” - lo zelo missionario alimentato costantemente dalla formazione personale e comunitaria. La tiepidezza è il pericolo più grande per la vita consacrata.
3. Discepolato di Cristo. La nostra vita consacrata è inseparabile dal seguire Gesù: rimanere con Lui prima di essere inviati, imitare la sua compassione per i poveri e testimoniare il Vangelo nelle periferie culturali ed esistenziali del mondo di oggi.
4. Formazione Intellettuale. L’aggiornamento e la riflessione sono essenziali per la credibilità missionaria. Come insegnava l’Allamano, “un missionario senza conoscenza è una lampada spenta.” Il continuo aggiornamento sostiene sia la santità sia l’apostolato. Il tenersi aggiornati deve diventare uno strumento di discernimento, uno stile di vita, un atteggiamento fondamentale e anche uno strumento di lavoro.

5. Comunità e Vita Interculturale. Il futuro della nostra vita consacrata dipende dall’autenticità della comunità: costruire comunione, rispettare la diversità e coltivare la fraternità interculturale. Nel mondo globalizzato di oggi, le comunità devono essere ispirate dalla Pentecoste - molte lingue e culture, ma un’unica famiglia - e non a un crogiolo indistinto.
6. Affettività, Solidarietà e Semplicità. La nostra vita consacrata richiede maturità affettiva, solidarietà con i poveri e semplicità ispirata a Nazaret. La vera testimonianza nasce da relazioni piene di affetto, dalla libertà dal consumismo e dalla vicinanza agli ultimi. È quindi importante ritornare all’esperienza di Nazaret: la vita nascosta di Gesù, Maria e Giuseppe. Questa deve diventare la nostra scuola e fonte per vivere la vita consacrata.

7. Infine, guardando al futuro, le prospettive della vita consacrata, e in particolare del nostro Istituto, ci invitano alla speranza, se rimaniamo fedeli a Dio, alimentiamo il fuoco missionario, approfondiamo la formazione e viviamo la comunione nella diversità. Per i giubilari, questo anniversario non è solo una celebrazione degli anni vissuti, ma una rinnovata chiamata a donarsi con gioia a Dio, alla Chiesa e all’Istituto. Come ci ricordava San Giuseppe Allamano: “la vocazione missionaria è la più bella.” La vostra fedeltà sia testimonianza di gioia e coraggio per le generazioni future.
Quindici missionari (14 Padri e 1 Fratello) provenienti da Africa, America Latina ed Europa partecipano al corso presso la Casa Generalizia.
L’evento è organizzato dall’Ufficio Generale per la Formazione, e il lavoro è coordinato dal Consigliere Generale padre Mathews Odhiambo Owuor insieme ai padri Antonio Rovelli ed Ernesto Viscardi.
Padre Anthony Kimanzi, IMC, missionario in Kenya.











