Nm 21,4-9; Sal 77; Fil 2,6-11; Gv 3,13-17
Le Letture della festa dell'Esaltazione della Santa Croce oltre a parlare della croce, sottolineano dell’importanza del verbo “innalzare”, “alzare”, da una parte, e “guardare”, dall’altra.
Nella pagina del Vangelo, Gesù, facendo allusione all’episodio del Libro dei Numeri, “come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell 'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. Mosè aveva innalzato un serpente di rame; ora è il Figlio dell'uomo, Gesù, che dev'essere innalzato vivo sulla croce. Questo verbo “innalzare” è importante.
Nel Vangelo di Giovanni viene usato alcune volte, e mostra tutto il valore della passione e della croce di Gesù. Proprio con questo verbo l'evangelista attua l'esaltazione della Santa Croce, cioè, glorifica la Santa Croce, mostra che essa non è un abbassamento, ma un innalzamento.
Gesù presenta la sua elevazione sulla croce già come una vera e propria ascensione-risurrezione: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo… Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono [il nome biblico di Dio]… Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Giovanni 3,14; 8,28; 12,32). La croce sembra essere una sconfitta, un supplizio inflitto a un colpevole. Nel caso di Gesù, però, essa non è questo, bensì uno straordinario dono di amore, una straordinaria vittoria di amore. Gesù ha accettato la croce per docilità filiale verso il Padre, che voleva la salvezza del mondo; e l 'ha accettata per amore degli uomini.
La croce ormai è il simbolo dell'amore più grande che ci possa essere. Afferma Gesù nel Vangelo: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).Perciò possiamo esaltare la Croce, perché Gesù l'ha trasformata da supplizio infamante a vittoria dell'amore. Questa è veramente l'esaltazione della Santa Croce, e noi la dobbiamo capire così.
Subito dopo aver parlato dell'innalzamento del Figlio dell'uomo, Gesù afferma: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”. L'innalzamento di Gesù è un dono di Dio, il quale offre il proprio Figlio unigenito; ed è un dono del Figlio, che offre la propria vita in unione perfetta con la volontà salvifica del Padre.
In un altro passo del Vangelo Gesù dice ai farisei: “Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che lo sono” (Gv 8,28). Cioè, sulla croce si manifesterà la dignità divina di Gesù. E in un altro passo ancora, alla folla perplessa egli dice: «lo, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Questo è un altro modo di esaltare la croce: mostrare che essa esercita un'attrazione potente su tutti gli uomini. Quando si comunica a un uomo la fede nella passione vittoriosa di Gesù, allora egli viene attirato alla croce, perché vi riconosce l' immenso amore di Gesù, l'amore che vince il male e la morte.
Nel libro dei Numeri parla del verbo “guardare” affinché la persona morsa possa essere salvata mentre il Vangelo parla del verbo “credere”. Anche se colpiti dal veleno del serpente, siamo invitati ad alzare lo sguardo verso l'alto, affinché possiamo essere guariti e salvati. “Alzare lo sguardo” significa confidare in Dio, accogliere il suo amore, vivere secondo le sue indicazioni, optare per i valori eterni; “alzare lo sguardo” è vivere con gli occhi fissi sulla vita vera ed eterna; “guardare in alto” è scommettere su tutto ciò che dà pieno senso alla nostra vita.
Ascoltiamo Papa Francesco che ci dice: “Guardiamo alla croce, sulla quale il Figlio di Dio è morto per la nostra salvezza. Essa è la risposta di Dio al male e al peccato dell’uomo. È una risposta di amore, di misericordia e di perdono. Mostriamo questa Croce al mondo e glorifichiamola nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità”.
* Mons. Osório Citora Afonso, IMC, è vescovo della Diocesi di Quelimane e segretario della Conferenza Episcopale del Mozambico (CEM).










