“Vivere l’Eccomi come segno di Speranza”
La Casa Madre dei missionari della Consolata a Torino ha aperto le sue porte a 18 giovani missionari IMC provenienti da Italia, Spagna, Portogallo, Polonia e Marocco per un intenso incontro comunitario che si concluderà il 13 settembre.
Sono giorni di fraternità, preghiera e formazione che offrono l’occasione di riscoprire la bellezza della vocazione e di rileggere insieme il senso della missione oggi. Guidati dal tema “Vivere l’Eccomi come segno di Speranza” (cfr. Mc 1, 14-20), i partecipanti stanno vivendo momenti di spiritualità, ascolto e condivisione, rafforzando il legame con le proprie radici e rinnovando lo slancio verso il futuro.
Alla tomba del Santo Fondatore
La mattina del 9 settembre, il gruppo di missionari ha celebrato la Santa Messa presso la tomba di San Giuseppe Allamano, fondatore dei missionari e delle missionarie della Consolata. La celebrazione è stata presieduta dal Superiore Regionale, padre George Kibeu, che nell’omelia ha invitato i presenti a “ritornare alle fondamenta”, come fece Gesù tornando alla sua terra e come i discepoli inviati in missione che, al ritorno, condividevano con il Maestro gioie e fatiche.

Padre Kibeu ha ricordato che “la vera gioia del missionario non si misura dai risultati ottenuti, ma dal sapere di essere amati da Dio. Per questo - ha aggiunto - è importante fermarsi, raccontarsi, riascoltare la voce del Signore e riaccendere la luce della propria vocazione, lasciandosi guidare dallo Spirito, dal Fondatore e dalla Vergine Consolata”.

Padre George Kibeu, Superiore Regionale (REU)
Ripartire da Cristo: tornare alla propria Galilea
Dopo la celebrazione, i missionari hanno vissuto un intenso momento di ascolto e riflessione guidato da Paolo Curtaz, scrittore, teologo ed evangelizzatore digitale. Nel suo intervento, Curtaz ha invitato i giovani a riscoprire la centralità della Lectio Divina, come metodo che permette di comprendere il senso del testo biblico e di attualizzarlo nella propria vita.
La meditazione si è concentrata sul Vangelo secondo Marco (1,14-20), che descrive l’inizio della missione di Gesù in Galilea dopo l’arresto di Giovanni Battista. Marco, ha spiegato Curtaz, struttura il suo racconto in due parti: i primi dieci capitoli in Galilea, quasi tre anni di vita pubblica, e gli ultimi cinque dedicati interamente all’ultima settimana di Gesù a Gerusalemme.

Inoltre, Curtaz ha ribadito che “il messaggio cristiano si riassume in una certezza: ‘Tu sei amato’. Dio si avvicina, ama gratuitamente e chiama l’uomo a convertirsi, cioè a cambiare mentalità e direzione. La chiamata dei primi discepoli ne è un esempio concreto: Gesù non aveva bisogno di collaboratori, ma sceglie di coinvolgerli per sottolineare che l’annuncio del Regno è sempre comunitario”.
Condivisione e fraternità
Al termine della presentazione, i giovani missionari hanno condiviso le proprie esperienze vocazionali in un clima di grande apertura e fraternità. Nel pomeriggio, il dialogo si è arricchito con l’incontro insieme al Superiore Regionale e al suo Consiglio, un momento prezioso per riflettere insieme sul cammino comune e sulle sfide della missione in Europa.

L’incontro si è così rivelato non solo come tempo di formazione e di riflessione, ma soprattutto come occasione per rinnovare la gioia della chiamata, vivere la fraternità e riscoprire l’“Eccomi” come segno concreto di speranza per il mondo di oggi.
* Fr. Adolphe Mulengezi, padre Alex Watene e padre Titus Maina.










