Il Papa: Acutis e Frassati invitano a non sciupare la vita ma a orientarla verso l'alto

Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, canonizzati il 7 settembre, durante la Santa Messane presieduta dal Pontefice sul sagrato della Basilica di San Pietro. Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, canonizzati il 7 settembre, durante la Santa Messane presieduta dal Pontefice sul sagrato della Basilica di San Pietro. Foto: Jaime C. Patias

Leone XIV presiede il rito che rende santi i due giovani laici. Nell’omelia richiama il loro “essere innamorati di Gesù” e la loro incessante volontà di “donare tutto per Lui”. Un amore coltivato attraverso “mezzi semplici, alla portata di tutti”, per vivere autenticamente la “santità della porta accanto”

Un “bivio della vita” si apre davanti a ogni giovane: il rischio più grande è lasciarsi sfuggire il tempo. Ma c’è “un’avventura” che chiama, invitando a gettarsi “senza esitazioni”, a spogliarsi di sé, delle “cose”, delle “idee” che ci tengono prigionieri. Basta alzare lo sguardo verso il cielo, assaporare ogni respiro della propria esistenza e camminare “incontro al Signore, nella festa eterna del Cielo".

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Una vista di Piazza San Pietro. Foto: Jaime C. Patias

Così Papa Leone XIV dipinge le figure di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, canonizzati oggi, 7 settembre, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal Pontefice sul sagrato della Basilica di San Pietro. La domenica soleggiata, gli 80mila fedeli festanti, fanno da sfondo alla Messa concelebrata, tra gli altri, dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, città originaria di Frassati, e da monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e Foligno, che ha accompagnato fina dalla prima ora il cammino di Acutis verso il riconoscimento ufficiale della santità. Tra i presenti, anche presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.

LEGGI L'OMELIA COMPLETA DI PAPA LEONE XIV

"Oggi è una festa bellissima"

Mancano pochi minuti all’inizio della celebrazione e la piazza già trabocca di volti, canti e attese. Tra la folla sventolano striscioni che custodiscono le parole ardenti dei due giovani laici: "Vivere, non vivacchiare", "Tutti nasciamo come originali". All’improvviso, lo sguardo della piazza si accende: Papa Leone XIV compare sul sagrato e il suo saluto a braccio si leva come un abbraccio universale. "Oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo!". La liturgia, "molto solenne", non spegne – assicura – la gioia che riempie questa giornata.

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E volevo salutare, soprattutto, tanti giovani, ragazzi, che sono venuti per questa Santa Messa! È veramente una benedizione del Signore trovarci insieme, voi che siete arrivati da diversi Paesi. È un dono di fede che desideriamo condividere

Il Papa chiede "un po’ di pazienza" a quanti non si trovano nelle prime file della piazza, promettendo loro un saluto in papamobile al termine della celebrazione. Rivolge poi un pensiero particolare ai familiari di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, invitando tutti a custodire nel cuore ciò che loro hanno testimoniato: l’amore per Cristo, "soprattutto nell’Eucaristia ma anche nei poveri, nei fratelli e nelle sorelle".

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Il saluto del Papa prima della celebrazione eucaristica. Foto: Jaime C. Patias

Tutti voi, tutti noi, siamo chiamati a essere santi. Dio vi benedica! Buona celebrazione! Grazie per essere qui!

"Cosa devo fare perché nulla vada perduto?"

Nell’omelia, il Papa evoca una domanda della Prima Lettura, tratta dal Libro della Sapienza e proclamata da Michele Acutis, fratello di Carlo. Una domanda attribuita “proprio a un giovane”, come i due nuovi santi: il re Salomone.

Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?

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Alla morte di Davide, suo padre, Salomone possiede apparentemente tutto: potere, ricchezza, salute, giovinezza, bellezza. Un regno da governare. Ma proprio l’abbondanza gli suscita un interrogativo:

Cosa devo fare perché nulla vada perduto? La risposta è la richiesta di un dono più grande: la Sapienza di Dio, per conoscere e aderire ai suoi progetti.

Si era reso conto, infatti, che solo così ogni cosa avrebbe trovato il suo posto nel grande disegno del Signore. Sì, perché il rischio più grande della vita è quello di sprecarla al di fuori del progetto di Dio.

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Chiamati a "buttarci"

Leone XIV si sofferma poi sul Vangelo, dove viene delineato un altro progetto radicale, “a cui aderire fino in fondo”. Quello indicato da Gesù:

Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo

E ancora: Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo

Una chiamata a “buttarci”. A seguire Cristo senza vacillare, con “l’intelligenza e la forza” – doni dello Spirito – da accogliere spogliandosi delle proprie convinzioni, “per metterci in ascolto della sua Parola”.

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Un momento della celebrazione eucaristica

"Signore, che vuoi che io faccia?"

Non solo Salomone, ma anche san Francesco d’Assisi si trova davanti allo stesso bivio. Giovane, ricco e "assetato di gloria", sogna di diventare cavaliere. Ma l’incontro con Cristo lo spinge a domandarsi: Signore, che vuoi che io faccia?

Il resto è una “storia diversa”, quella “meravigliosa” e conosciuta universalmente, di una spogliazione che all’oro e all’argento, oltre che alle stoffe preziose del padre, preferisce “l’amore per i fratelli, specialmente i più deboli e i più piccoli”.

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"Una nuova logica"

L’elenco potrebbe proseguire. D’altro canto, nota il Papa, spesso la santità nasce da un “sì” pronunciato in gioventù. “Voglio te”, era la voce che sant’Agostino ascoltava “nel nodo tortuoso e aggrovigliato" della sua vita.

E così Dio gli ha dato una nuova direzione, una nuova strada, una nuova logica, in cui nulla della sua esistenza è andato perduto

"Frassati Impresa Trasporti"

In questa cornice, Leone XIV ripercorre le vite di Frassati e Acutis. Del primo sottolinea l’impegno nella scuola, nei gruppi ecclesiali – Azione Cattolica, Conferenze di San Vincenzo, FUCI (Federazione universitaria cattolica italiana) e Terz’Ordine domenicano. La sua fede si esprime nella preghiera, nell’amicizia e nella carità. “Frassati Impresa Trasporti” è il soprannome affettuoso con cui gli amici lo chiamano, vedendolo portare aiuti ai poveri per le strade di Torino. La sua testimonianza è “una luce per la spiritualità laicale”.

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San Pier Giorgio Frassati. Foto: Jaime C. Patias 

Per lui la fede non è stata una devozione privata: spinto dalla forza del Vangelo e dall’appartenenza alle associazioni ecclesiali, si è impegnato generosamente nella società, ha dato il suo contributo alla vita politica, si è speso con ardore al servizio dei poveri

Preghiera, sport, studio e carità

Di Carlo, il Papa ricorda l’incontro con Gesù attraverso la famiglia – menziona Michele, Francesca, la sorella, e i genitori, Andrea e Antonia, tutti presenti in basilica – e la scuola, ma “soprattutto nei Sacramenti celebrati nella comunità parrocchiale.

È cresciuto, così, integrando naturalmente nelle sue giornate di bambino e di ragazzo preghiera, sport, studio e carità. 

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San Carlo Acutis

"Basta un semplice movimento degli occhi"

Ciò che unisce Carlo e Pier Giorgio è la scelta di vivere l’amore di Dio e dei fratelli con "mezzi semplici, accessibili a tutti": la Messa quotidiana, la preghiera, in particolare l’adorazione eucaristica. “Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi”, diceva Carlo. E ancora:

La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi

"Una luce che noi non abbiamo"

Entrambi sono attenti al Sacramento della Riconciliazione. Carlo ammoniva: “L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato”, meravigliandosi di come “gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima”. Altro tratto comune, la devozione per i santi e la Vergine Maria, oltre alla pratica della carità. Pier Giorgio, ricorda ancora Leone XIV, scriveva: “Intorno ai poveri e agli ammalati io vedo una luce che noi non abbiamo”.

Come Carlo, la esercitava soprattutto attraverso piccoli gesti concreti, spesso nascosti, vivendo quella che Papa Francesco ha chiamato la santità della porta accanto.

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Un gruppo di giovani ucraini in Piazza San Pietro

"Il Cielo ci aspetta da sempre"

Un amore, un’offerta a Dio, che neppure la malattia sa scalfire. “Il giorno della morte sarà il più bel giorno della mia vita”, un’altra frase di Frassati ricordata dal Papa, che menziona anche la sua ultima foto, che lo ritrae intento a scalare una montagna. “Col volto rivolto alla meta, aveva scritto: ‘Verso l’alto’”.

Del resto, ancora più giovane, Carlo amava dire che il Cielo ci aspetta da sempre, e che amare il domani è dare oggi il meglio del nostro frutto.

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Grande partecipazione dei sacerdoti alla Messa di canonizzazione

"Non sciupare la vita"

I nuovi santi diventano così un “invito”, rivolto specialmente ai giovani, “a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro”. Diceva Carlo: Non io, ma Dio

E Pier Giorgio: Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine

Formula tanto semplice, quanto “vincente”, della santità. Ma anche testimonianza da seguire, per “gustare la vita fino in fondo e andare incontro al Signore nella festa del Cielo”.

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I riti di canonizzazione

La celebrazione con il rito della canonizzazione vive momenti particolari, come quello iniziale della Petitio, in cui il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, accompagnato dai postulatori – Nicola Gori per Acutis e Silvia Correale per Frassati – pone al Papa la domanda per procedere alla canonizzazione.

Nicola Gori parla alla vigilia della canonizzaione del giovane: tutti vedono in lui un amico a cui affidarsi, la sua fama di santità attraversa culture e strati sociali.

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A seguito di una breve presentazione delle biografie dei due giovani vengono recitate le Litanie dei santi per poi arrivare alla formula di canonizzazione: “Dopo avere lungamente riflettuto”, le parole di Leone XIV in latino, qui tradotte in italiano, “invocato più volte l’aiuto divino e ascoltato il parere di molti nostri fratelli dell’episcopato, dichiariamo e definiamo santi i beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis”.

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Il rito di canonizzazione si conclude con l’offerta dell’incenso per la venerazione delle reliquie, il canto dell’Alleluia e il ringraziamento del cardinale Semeraro e dei postulatori al Papa: “A nome della santa Chiesa”, le parole, anche in questo caso tradotte dal latino, “rendo fervide grazie per la dichiarazione fatta da Vostra Santità, e chiedo umilmente di voler disporre che vengano redatte le Lettere Apostoliche circa la canonizzazione avvenuta”.

* Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano. Originariamente pubblicato in www.vaticannews.va

 

Ultima modifica il Lunedì, 08 Settembre 2025 09:40

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