Kiev, la capitale dell’Ucraina, la città più grande del Paese, posta nel suo centro geografico, è attraversata dal fiume Dniepr. È qui che – da qualche settimana – sto vivendo, iniziando l’incarico che, il 25 marzo scorso, mi è stato affidato di guidare la direzione nazionale delle Pontificie opere missionarie ucraine.
La città è stata fondata ancor prima dell’anno mille, quando in questa regione nacque la Rus di Kiev, popolazione che darà poi origine alla futura Russia e a tutti gli stati a lei collegati. La data del 988 segna l’inizio delle cristianità con il battesimo di San Vladimiro ricordato da una statua posta in un bellissimo parco nel centro della città da cui si possono ammirare squarci suggestivi (foto di apertura).

Il monastero Lavra a Kiev fondato nel 1051
Fin dall’inizio il patriarcato di riferimento, a differenza della vicina Polonia, fu Costantinopoli. Dopo lo scisma del 1054 tra Chiese ortodosse e Chiesa cattolica, il destino di questa Chiesa si legò sempre più all’oriente. In città sono presenti diverse cattedrali legate a diverse chiese. La più antica, Lavra, appartiene alla Chiesa ortodossa ucraina legata al patriarcato di Mosca, il monastero di San Michele è sede della di questa Chiesa. Qui sulle mura esterne ci sono le fotografie dei soldati caduti (video qui sotto).
Il monastero di S. Andrea è legato al patriarcato di Costantinopoli (foto a sinistra). Tra queste c’è anche il monastero di Santa Sofia molto utilizzato per le cerimonie ufficiali civili.La cattedrale latino cattolica dedicata a san Alessandro è vicina alla centrale piazza di Maidan (vedi video a fine testo), mentre la cattedrale dei cattolici di rito orientale è dedicata alla Risurrezione del Signore ed è posta sulla sponda est del fiume.
È difficile fare un censimento della popolazione in questo momento. A motivo della guerra, molti sono partiti, mentre altri sono arrivati dalle zone occupate. Prima del 2022, gli abitanti si aggiravo sui 3milioni.
La città, difesa dal suo patrono S. Michele Arcangelo, ha resistito all’attacco avvenuto nei primi mesi del conflitto quando i soldati russi arrivarono da Nord fino alla periferia fermandosi a Bucha, Irpin e le zone limitrofe.

Distruzioni vicino al Parco Travriirsyi a Kiev
Nel Paese la guerra ha subito una forte evoluzione. Oggi la tecnologia sta imponendosi sempre più. L’uso massiccio di droni e missili crea danni senza mettere a rischio la vita dei propri soldati. Il numero degli attacchi, come anche per quantità di mezzi usati, è in netta crescita. Gli allarmi suonano soprattutto di notte e possono durare delle ore. La contraerea cerca di limitare i danni, tuttavia alcuni droni e missili riescono a colpire i loro obiettivi. Non trascurabili sono anche i danni che recano le schegge, non controllabili, delle esplosioni. Un esempio lo abbiamo avuto in Nunziatura apostolica, la scorsa settimana quando sul tetto della casa tre pannelli solari sono stati danneggiati.

Padre Luca Bovio in visita in Ucrania
I numerosi canali di Telegram informano sulla situazione live degli attacchi, riuscendo a prevedere (non sempre) i quartieri e le traiettorie delle possibili esplosioni. Quando gli attacchi sono particolarmente intensi le stazioni della metropolitana si riempiono di persone, soprattutto di coloro che abitano nei numerosissimi palazzi della città che hanno altezze medie di 30 piani. Sono sempre più frequenti le notti trascorse a vicino ai binari della metro dove intere famiglie trovano riparo e portano brandine, passeggini e anche animali domestici.
Nonostante questa difficile situazione, che oramai perdura da lungo tempo, sembri solo peggiorare, la città reagisce con una parvenza di normalità quale migliore risposta per resistere e non rassegnarsi. Dopo le notti di esplosioni, il mattino dopo tutto ricomincia. I mezzi pubblici, i negozi e le attività riprendono. Certamente il sonno perso e le paure hanno il loro il peso, soprattutto per alcune categorie di persone. Le zone colpite dalle esplosioni immediatamente vengono messe in sicurezza e in ordine in tempi brevissimi dalle squadre addette (foto sopra e video qui sotto).
Colpisce molto la presenza di giovani, in maggioranza donne e ragazze, che dal tardo pomeriggio iniziano a incontrarsi nei numerosi locali del centro. Anche le spiagge balneabili sul fiume nel centro della città e i laghi vicini sono pieni di bagnanti soprattutto nei fine settimana in questo tempo estivo dove le temperature invitano a fare i bagni. Sono diversi i pianoforti che si trovano nei parchi ad uso pubblico. I giovani li suonano durante le serate in un’atmosfera che contrasta con le sirene e le esplosioni.
Guerra e normalità di vita sono due aspetti che convivono in questo tempo a Kiev. Difficile fare previsioni sull’evoluzione della situazione, nei tempi e nei modi. Credo che la voglia di normalità per chi vive qui e il sostegno materiale e spirituale di chi è lontano, aiutino comunque a non cedere alla tentazione di rassegnarsi alla stanchezza e alla paura. In questo contesto muovono i primi passi della nascita delle Pontificie opere missionarie in Ucraina
* Padre Luca Bovio, IMC, direttore delle Pontificie opere missionarie in Ucraina. Pubblicato originalmente in: www.rivistamissioniconsolata.it










