Brasile. «Siamo sempre stati qui!»

A Brasilia, nella capitale federale, gli indigeni marciano con la statua della Giustizia e chiedono il rispetto dei loro diritti A Brasilia, nella capitale federale, gli indigeni marciano con la statua della Giustizia e chiedono il rispetto dei loro diritti Foto: @sallynhanadewa/ Apib e Aty Guasu

Gli indigeni a raccolta attaccati dalla polizia

Una folta rappresentanza dei popoli indigeni del Brasile si è data appuntamento a Brasilia – dal 7 all’11 aprile – per dare vita alla ventunesima edizione dell’«Acampamento terra livre» (Atl). Il raduno – organizzato dall’«Articolazione dei popoli indigeni del Brasile» (Apib), associazione che comprende sette rappresentanze regionali – è avvenuto in un periodo storico particolarmente grave per i popoli autoctoni a causa dei ripetuti attacchi ai loro diritti, formalmente sanciti dalla Costituzione del 1988 e dai trattati internazionali.

Se da una parte c’è un presidente aperto alle istanze indigene come Lula, dall’altra c’è un Congresso dominato dai «ruralisti» (latifondisti, proprietari terrieri, imprenditori dell’agrobusiness, imprenditori del settore minerario) che vedono nei popoli indigeni un ostacolo ai loro interessi particolari. L’obiettivo di questo gruppo è uno solo: impossessarsi a qualsiasi costo delle terre occupate dalle popolazioni indigene per sfruttarle a piacimento.

20250416ATL

La ministra dell'ambiente Marina Silva tra Sônia Guajajara, ministra dei popoli indigeni (a sinistra), e Joênia Wapichana, presidente della Funai (a destra), durante un incontro all'«Acampamento terra livre» (Atl). Foto: Fabio Rodrigues-Pozzebom - Agência Brasil.

Negli ultimi anni, gli attacchi ai diritti costituzionali dei popoli indigeni hanno trovato la massima espressione nell’emanazione della legge 14.701/2023, nota come Lei do marco temporal Legge del limite temporale»), concernente il riconoscimento, la demarcazione, l’uso e la gestione delle terre indigene. Una norma – si noti bene – emanata dal Congresso che prima ha ignorato il giudizio di incostituzionalità del Supremo tribunale federale (Stf) e poi ha respinto i veti posti dal presidente Lula.

La legge è, dunque, vigente trovando su fronti opposti i popoli indigeni e il Congresso a maggioranza ruralista. Per cercare di trovare una soluzione consensuale, il ministro Gilmar Mendes del Supremo tribunale federale ha formato una Commissione speciale di conciliazione. Tuttavia, il Consiglio indigenista missionario (Cimi), organo meritorio legato alla Conferenza episcopale brasiliana (Conferência nacional dos bispos do Brasil, Cnbb), da oltre cinquant’anni a fianco dei popoli indigeni, ha commentato che la conciliazione proposta «potrebbe comportare conseguenze ancora più gravi per i popoli rispetto alla stessa Legge 14.701».

20250416ATL2

"Acampamento terra livre 2025". Foto: @edinigfekanhgag

È in questo clima di incertezza e di opposizione frontale che circa ottomila indigeni (questa è stata la stima) si sono ritrovati nella capitale brasiliana. Le giornate sono state però segnate da un brutto evento. Il 10 aprile, durante una marcia programmata («A resposta somos nós», la risposta siamo noi), la polizia (sia quella nota come legislativa sia quella militare) ha attaccato un gruppo di indigeni, colpiti con gas lacrimogeni e spray al peperoncino. Le autorità hanno accusato i manifestanti di aver tentato di occupare spazi non autorizzati. Gli organizzatori hanno respinto l’accusa, replicando che si è trattato di un atto deliberato della polizia. Il fatto è riuscito a sviare l’attenzione pubblica dalle questioni poste dai popoli indigeni, evidenziando nel contempo il pesante clima anti indigeno vigente nel paese.

Tutto questo è stato raccontato anche nel comunicato finale dell’Apib, testo che si apre con un’affermazione e un’accusa incontestabili: «Noi indigeni siamo sempre stati qui! Abbiamo resistito all’invasione dei nostri territori e al genocidio perpetrato contro i nostri antenati e contro di noi per 525 anni». La conclusione è – invece – un grido, forse un po’ enfatico, ma sicuramente pieno di orgoglio e di speranza: «La nostra lotta è per la vita, per la Madre terra, per la Costituzione e per il futuro dell’intera umanità».

* Paolo Moiola è giornalista, rivista Missioni Consolata. Originalmente pubblicato in: www.rivistamissioniconsolata.it

Last modified on Wednesday, 16 April 2025 23:21

Gli ultimi articoli

Colombia: Verso una pastorale urbana incarnata e trasformatrice

Colombia: Verso una pastorale urbana inc…

Lorenzo Gómez * 10-05-2026

Dal 13 al 16 aprile 2026 si è tenuto l’Incontro di Pastorale Urbana della Regione Colombia, uno spazio di comunione, ...

In occasione della Festa della Mamma ricordiamo le madri dei missionari

In occasione della Festa della Mamma ric…

Lawrence Ssimbwa * 10-05-2026

Ogni anno si celebra la Festa della Mamma e nel 2026 questa ricorrenza cade il 10 maggio. È una giornata celebrata in t...

I libri di padre Julio Caldeira ripercorrono il cammino sinodale della Chiesa in Amazzonia

I libri di padre Julio Caldeira ripercor…

Redazione * 09-05-2026

La presentazione dei libri “Avanzate verso acque più profonde” e “Chiesa dal volto amazzonico”, pubblicati dall...

VI Domenica di Pasqua /A - “Una speranza che non ci abbandona mai”

VI Domenica di Pasqua /A - “Una speran…

Geoffrey Boriga * 09-05-2026

At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv,15-21 La liturgia della VI Domenica di Pasqua ci invita a riconoscere e accogli...

Padre Ferney de Jesús Nicán: “Vivere insieme in pace, giustizia e fraternità”

Padre Ferney de Jesús Nicán: “Vivere…

Jaime C. Patias * 08-05-2026

Nato nel 1966 a Manizales (Caldas), Colombia, il missionario della Consolata, padre Ferney de Jesús Nicán Londoño, 59...

Articoli correlati

onlus

onlus

consolata news 2

 

Contatto

  • Viale Mura Aurelie, 11-13, Roma, Italia
  • +39 06 393 821